lunedì, 10 agosto, 2020
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BOTHANICA - coreografia Moses Pendleton

Bothanica Bothanica Coreografia Moses Pendleton. Foto Max Pucciariello

creato e diretto da Moses Pendleton
co-direttore Cynthia Quinn
costumi di Phoebe Katzin
disegno pupazzi Michael Curry
luci Joshua Starbuck e Moses Pendleton
Momix
Bologna, Palazzo dei Congressi, dal 10 al 15 febbraio 2009 (prima mondiale)
Trieste, il Rossetti, 15 marzo 2009
Milano, Teatro Nuovo, dal 2 al 28 marzo 2010

Corriere della Sera, 4 marzo 2010
www.Sipario.it, 20 maggio 2009
Corriere della Sera, 14 febbraio 2009
«Bothanica» entusiasma con fantasia e bravura

I Momix di Moses Pendleton, finalmente a Milano con «Bothanica», hanno fatto tornare al Teatro Nuovo, dove saranno fino al 28 marzo, il clima dei grandi entusiasmi, della partecipazione del pubblico, che era di norma una ventina di anni fa. Come a New York, come a Roma, tutti i posti sono esauriti in anticipo anche al Nuovo: con i Momix trionfano la fantasia e la bravura, l' invenzione e la poesia. «Bothanica» è un atto d' amore verso il pianeta, minacciato oggi come in passato di morte e distruzione; ma è anche una dichiarazione di fiducia nel futuro, salvato, reso fertile dalle acque e dai raggi del sole agitati dai ballerini a significare rinascita, felicità, amore. Lo spettacolo è complesso, ogni quadro ha una sua ragione d' immagine: i grandi fiori, i simboli perpetui della rosa, la conquista dell' amore, il non essere diversi, il dionisiaco fondersi di uomini e animali, la vittoria sul primitivo, i giardini mobili racchiusi nell' idea di costumi rossi a fiore, sono elementi portanti del viaggio che Pendleton fa nelle quattro stagioni (con utile citazione di Vivaldi) in cui il Globo ritrova i ritmi del suo cuore. Ancora più inventato il balletto dei centauri e dei girasoli che si trasformano nelle piume dei capi indiani e aprono la via a un bel numero di danza precolombiana. Proiezioni, filmati, luci perfino psichedeliche percorrono l' arco dello spettacolo, dove tante idee stanno dietro i molteplici suoni e gli effetti da ombre cinesi. Successo entusiastico per Moses e i suoi dieci ballerini-atleti, instancabili e alla fine felici.

Mario Pasi

È un omaggio alle forme e alle suggestioni cifrate del creato quello che i Momix compongono in “Bothanica”, ultima applauditissima prova dell’ensemble portavoce della poetica di Moses Pendleton. Il geniale regista e coreografo americano crea per l’occasione una silloge alquanto articolata di immagini e illusioni, tese a celebrare un percorso di incredibili metamorfosi. Il danzatore espande panicamente il proprio sé fino a rinascere e ad identificarsi in una nuova, a volte strana, a volte armonica, ma sempre stupefacente forma di vita. E a tale processo di cambiamento di stato, per altro molto plastico e carnale, prende parte anche tutta la natura che assume metaforicamente sentimenti e comportamenti umani.
I quadri allora si susseguono, concentrandosi soprattutto sul mondo vegetale slanciato sempre verso l’alto “per sfuggire alla calamità sotterranea… eludere e trasgredire una legge misteriosa ed opprimente, liberarsi, strapparsi dalla morsa soffocante, immaginare o invocare ali per scappare il più lontano possibile” (Maeterlinck). Petali, corolle, steli, alberi sinuosi incontrano così il vento, le gocce di pioggia, gli insetti laboriosi, il volo degli uccelli, creature arcane e primitive sullo sfondo di cieli che trascolorano dall’alba rosa, al tramonto incandescente fino alle tenebre notturne e di stagioni che trapassano l’una nell’altra. E l’incontro diventa ancora più vitalistico e incline ad una certa narratività in quanto immerso in un tappeto sonoro che, ammiccando in primis ai rumori della natura stessa, fluisce tra musica ambient, monodie contemporanee, tributi a Vivaldi e a Peter Gabriel.

Il linguaggio del corpo umano, inteso dai ballerini in un’accezione molto atletica, va oltre i suoi abituali limiti espressivi. Servendosi di costumi, drappi, attrezzi, art work, abbinati con magistrale sapienza ad un sofisticatissimo disegno luci, riproduce virtuosisticamente la dimensione di un sottomondo animato, mosso da un segreto afflato divino, parte negletta di un pianeta tutto da salvaguardare.

Elena Pousché

Il trionfo dei Momix «verdi» con fantasia

BOLOGNA - I Momix , la favolosa compagnia fondata e diretta da Moses Pendleton 29 anni fa, hanno presentato in prima mondiale al Palazzo dei Congressi di Bologna il loro nuovo spettacolo (fortemente ecologico), Bothanica. Poiché con i Momix i teatri fanno sempre l' esaurito, impresari di tutta Italia si sono assicurati le date per i prossimi tre anni: in termini numerici, incassi importantissimi, decine di migliaia di spettatori in ogni città, successo immancabile. Ma perché questo gruppo americano piace tanto, e in particolare ai giovani ? La prima risposta: è il trionfo della fantasia e della fisicità. I danzatori sono anche dei veri atleti, con straordinarie capacità mimiche e una tecnica di danza perfetta; il coreografo punta molto sulla bellezza delle immagini, su effetti a sorpresa, su imprevisti accostamenti, per condurci nel mondo dei fiori e piante, dove uomini e animali dovranno trovare la chiave di una convivenza naturale. Bothanica è un atto d' amore verso la Madre Terra, attualizzato da fatti gravissimi come la moria delle api, che Pendleton presenta come guerrieri travolti da un nemico invisibile. Diviso in due parti - InvernoPrimavera e EstateAutunno - il balletto gioca sulle atmosfere delle Quattro Stagioni (non manca una citazione di Vivaldi), grazie al gioco di fluorescenze su fondali neri, di un incantevole mondo animale, e per condurci all' interno dei fiori, visti come creature simili a noi. Ciò che succede fra le acque e le foreste, dalla preistoria ad oggi, è un conflitto perenne fra creatori e distruttori. Uno scheletro di Dinosauro rende Persefone alla vita, dopo una lotta che vede separati uomini e bestie; ma poi l' apparizione bellissima dei Centauri ci fa capire che la pace è stata raggiunta, e che unendosi in un corpo solo gli umani e gli animali hanno superato i confini della «diversità». Stami e pistilli, uccelli e serpenti, rose e girasoli, alberi agitati come armi vittoriose, bandiere che puliscono il cielo. Tornerà l' inverno: ma Pendleton lo esorcizza con un ultimo numero ispirato ai raggi del sole, mossi vorticosamente dai dieci artisti in un fuoco d' artificio di passi e di gesti. Il pubblico si entusiasma, vorrebbe bis a non finire. La colonna sonora è molto articolata, un pop intellettuale che risente dello Zen; sempre seducenti le proiezioni, le moltiplicazioni dei gruppi, le luci che creano illusioni. Prossima tappa all' Alfieri di Torino.

Mario Pasi

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:07
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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