lunedì, 23 settembre, 2019
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BISBETICA DOMATA (LA) - coreografia Jean-Christophe Maillot

"La Bisbetica Domata", coreografia Jean-Christophe Maillot. Foto Alice Blangero "La Bisbetica Domata", coreografia Jean-Christophe Maillot. Foto Alice Blangero

Balletto in due atti.
Musica di Dimitrij Šostakovič.
Coreografia di Jean-Christophe Maillot. Assistente del coreografo: Bernice Coppieters.
Scene di Ernest Pignon-Ernest. Luci di Dominique Drillot.
Video di Dominique Drillot e Matthieu Stefani. Costumi di Augustin Maillot.
Assistente costumista: Jean-Michel Laîné. Drammaturgo: Jean Rouaud.
Con: Ekaterina Petina, Francesco Mariottini, Katrin Schrader,
Jaeyong An, April Ball, Daniele Delvecchio, Candela Ebbesen,
Simone Tribuna, Koen Havenith, Asier Edesco
e Les Ballets de Monte-Carlo diretti da Jean-Christophe Maillot.
PRINCIPATO DI MONACO, Grimaldi Forum, dal 26 al 28 luglio 2019

www.Sipario.it, 31 luglio 2019

La monegasca Mégère apprivoisée di Jean-Christophe Maillot

Da quando Jean-Christophe Maillot ha assunto l'incarico di coreografo e direttore della compagnia "Les Ballets de Monte-Carlo" le sue creazioni sono sempre state concepite e partorite nell'alveo della fertile compagnia monegasca. Una fedeltà interrotta cinque anni fa in occasione della creazione del balletto La bisbetica domata per la compagnia del Bolshoi di Mosca: un'occasione inedita, questa, tratteggiata da una ricca e reciproca scoperta rinvigorita dal proficuo incrocio di visioni e patrimoni attinti dalla cultura francese, russa, inglese ed italiana. Maillot, inizialmente restio ad una ripresa monegasca del titolo cesellato su brani musicali firmati da Dmítrij Šostakóvič, tre anni dopo la Première moscovita ha rispolverato la creazione a Monaco conferendole un ampliamento dello sviluppo coreografico.
Modulazioni e rielaborazioni che recentemente abbiamo preso in esame al Grimaldi Forum dopo il nostro primo sguardo critico sull'opera avvenuto in occasione dell'ultima tournée del Bolshoi al Teatro alla Scala (i lettori di Sipario e i ballettomani meneghini ricorderanno che la troupe moscovita a Milano ha presentato la creazione del coreografo francese con il medesimo cast pensato per la Première a Mosca, cfr. www.sipario.it).
Sul reiterato virtuosismo che impregna il balletto la compagnia di Maillot ha avuto l'occasione di squadernare la proverbiale, convincente e irrinunciabile tempra del "gesto" che sovente è richiesta dalla vena creativa del direttore. Sotto questo profilo nella Bisbetica monegasca segnaliamo, in primis, il brillante abbandono di Francesco Mariottini nell'arduo personaggio di Petruccio: egli porta in scena, fin dall'entrata, il peculiare vigore di una gestualità inscritta nel discorso coreografico e che consente all'uomo "apparentemente grossolano" di palesare la piena metamorfosi "della sua persona". Un mutamento preceduto nelle prime battute da una danza quasi ancestrale e pienamente vissuto in intima correlazione con la spaventosa Caterina affidata alla russa Ekaterina Petina. Recentemente entrata in compagnia la sua Caterina ripercorre la violenta indole che le è propria per donare spazio, nella seconda parte, a quell'ineludibile tessitura drammaturgica capace di proiettare il personaggio in uno scandaglio emotivo di prim'ordine. Analisi e manifestazioni di metamorfosi concluse con il picco affidato al segmento del teatrino dell'assurdo: il fuoco immaginario e la cerimonia del tè.
Ampio il garbo concesso da Katrin Schrader al personaggio di Bianca affiancata dal gaio Lucenzio di Jaeyong An: efficace il loro pas de deux nel primo segmento del balletto nel corso del quale sono lambite le manifestazioni di un afflato d'amore che, com'è noto, nella poetica di Maillot non è mai scevro dalla prospettiva della giocondità. Avvalorate le peculiarità di entrambi i ruoli anche nel secondo pas de deux collocato nella seconda parte dell'opera.
Fra i segmenti di pregnanza scenica è degna di nota l'entrata di Gremio, Ortensio e Lucenzio. I tre spasimanti godono della distintiva vena creativa di Maillot dal momento che ad essi è concessa ampia libertà di azione nel quadro della reiterata, gradevole ed incisiva disinvoltura del tratto espressivo: fascinoso il Lucenzio di Simone Tribuna. Coreograficamente eloquente il valzer espunto dalla composizione per il film Sofia Perovskaya - op. 132 collocato nella prima parte dell'opera, significativo il finale affidato al Tahiti Trot - op. 16 che qui assume un valido riferimento drammaturgico nel generale e condiviso buonumore conquistato con il noto gioco di simulazione che chiude lo spettacolo.
La bisbetica domata è certamente annoverabile fra le opere emblematiche del direttore monegasco dal momento che condensa in meno di due ore un intreccio fluidamente legato, non ripudia le nuances del grottesco in condivisione armonica con l'irrinunciabile sviluppo interpretativo richiesto ai danzatori e coniuga le rifrazioni di una solida struttura coreografica con l'iconico estro creativo di Maillot: uno spettacolo da rivedere, anche nel nostro Paese ... Pourquoi pas?

Vito Lentini

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2019 15:50

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