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A LOUER - ideazione e direzione Gabriela Carrizo, Franck Chartier

A louer A louer Ideazione e direzione Gabriela Carrizo, Franck Chartier

Ideazione e direzione: Gabriela Carrizo, Franck Chartier
Danza e creazione: Jos Baker, Eurudike De Beul, Leo De Beul, Marie Gyselbrecht, Hun-Mok Jung, SeolJin Kim, Simon Versnel
Auditorium Parco della Musica di Roma all'interno di Equilibrio Festival della nuova danza, 26-27 febbraio 2013

www.Sipario.it, 1 marzo 2013

A louer e il tempo fermo che scorre

Dopo l'iper-acclamato 32 rue Vandenbranden, torna all'Auditorium Parco della Musica di Roma la compagnia belga Peeping Tom che con il suo ultimo lavoro chiude nel migliore dei modi il Festival Equilibrio e il mese romano di danza contemporanea.
Una cosa è certa, su Peeping Tom il teatro povero non esercita alcun fascino. Imponente e curata nel dettaglio la scenografia, ricchi gli oggetti di scena e i costumi. Il tono è sferzante come sempre, leggero anche nel momento della tragedia. L'ambientazione noir e lo sguardo naïf, un po' sperduto che i personaggi gettano sulle loro stesse vicende caricano il dramma di una tenerezza che, compensando l'ironia, restituisce alla tragedia la meritata ampiezza. La sensibilità maschile di Franck Chartier e quella femminile di Gabriela Carrizo, che firmano direzione e ideazione dello spettacolo, si fondono in un punto di vista complesso, trasversale, estremamente interessante. Questo sguardo armonico insieme ai temperamenti degli interpreti, ognuno così diverso dall'altro per qualità fisiche e di movimento ma dalla comune eccezionale presenza scenica, definiscono la cifra stilistica originalissima di questa compagnia.
Nel contesto ampolloso di un palazzo nobiliare dalle innumerevoli stanze, scale, entrate e uscite A louer mette in scena due storie che si intrecciano e sovrappongono: quella tragica ma tutto sommato a lieto fine della famiglia di Euridike, cantante lirica di successo. E quella tragica e senza speranza, d'amore, tra la signora, proprietaria del palazzo, e un uomo che va e viene. Entrambe le storie hanno qualcosa da nascondere, quindi da raccontare: un incesto omosessuale padre-figlio, il rapporto morboso ma irrealizzato con un fedele maggiordomo. A louer (da affittare) è il palazzo, o forse il teatro, con tutti i suoi posti e spettatori in platea. Una schiera di aspiranti affittuari, coro muto di figuranti, visita ed esamina questa fastosa residenza signorile dal pavimento a scacchiera, i divani le poltrone, le scale che non conducono da nessuna parte ed evocano quelle dei dipinti di Escher, i tendaggi porpora in velluto che nascondono porte che nascondono stanze. Tutto in A louer è nascosto, in attesa di essere svelato: drammaturgia, scenografia e azione scenica si fanno eco. Quando non seguono la proprietaria nel suo tour i visitatori sono i fan di Euridike, in visibilio: uno strascico umano in attesa di autografi. O sono presenze spettrali: sgattaiolano a quattro zampe dalle porte fin dietro i divani per non farsi vedere. O ancora testimoni insolenti e derisori del dramma interiore di qualcuno dei protagonisti. Le linee della narrazione sono volutamente confuse: presente passato, realtà oggettiva e percepita, sono compresenti sulla scena e la sprofondano in un tempo indeterminato, infinito, assoluto. Le parole reiterate del maggiordomo "We must continue", ci indicano un cammino in corso, in cui l'arrivo non è nel futuro ma nel passato. E ci suggerisce che tutto ciò che è avvenuto continua ad avvenire, sempre, in forma di pensiero, di ricordo, di ossessione.
Oltre che sulla forza dell'impianto scenico-narrativo A louer è ricco di movimenti mozzafiato quasi più circensi che di danza. Quelli di Seoljin Kim, Hun-Mok Jun e Jos Baker sono assoli disarticolati: i loro corpi non seguono semplicemente gli impulsi, ne sono soggiogati. Brevi e rapide scosse di corrente percorrono quei fasci di muscoli, integralmente. Poi di scatto in un punto indugiano, bloccano una frazione di secondo il movimento e ripartono. Una folgorante danza impazzita e sincopata. Ma neppure mancano i momenti poetici in cui i gesti si fanno fluidi e sensuali. È il caso del duetto al suolo fra i due amanti (Hun-Mok Jun e Marie Gyselbrecht) che rotolando simulano un unico amplesso lungo che li racchiude tutti. Quando lei abbandona la danza sottraendosi delicatamente alla presa di lui, lui continua a muoversi. Lei si allontana, lo guarda lo aspetta e quando le è di nuovo vicino, con la stessa grazia con cui si era sottratta, si accosta a lui e di nuovo formano un unico corpo in movimento.
Una chiusura grandiosa per questa nona edizione del Festival Equilibrio che in questi anni non ha mai deluso il pubblico di amanti della danza contemporanea.

Bruna Monaco

Ultima modifica il Sabato, 02 Marzo 2013 08:57
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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