venerdì, 22 novembre, 2019
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Creed - Nato per combattere di Ryan Coogler. Un Golden Globe per un’icona

"Creed - Nato per combattere" di Ryan Coogler "Creed - Nato per combattere" di Ryan Coogler

Creed - Nato per combattere
di Ryan Coogler.
Con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, 
Tessa Thompson, Phylicia Rashad, Tony Bellew  
USA 2015

Un Golden Globe per un’icona

Los Angeles, Adonis "Donnie" Johnson (Alex Henderson) è un ragazzino difficile: passa dall'orfanotrofio a famiglie affidatarie e al riformatorio, dove viene spesso isolato perché fa a botte con gli altri ragazzi. Lui non lo sa ma è il figlio naturale di Apollo Creed (Carl Weathers) e la sua vedova, Mary Anne (Rashad) decide di adottarlo. Qualche anno dopo Donnie Creed (Jordan) è un brillante manager di una società finanziaria ma, appena può, scappa a Tijuana a cimentarsi in incontri di boxe non ufficiali, vincendone 16 per k.o. e, proprio quando riceve una prestigiosa promozione, si dimette dal lavoro per seguire la sua vocazione al pugilato. Marie Anne tenta di dissuaderlo, minacciando di non vederlo più, ma lui parte per Filadelfia e va al ristorante Adrian's di Rocky (Stallone), per chiedergli, in nome della vecchia amicizia con il padre, di allenarlo ma l'ex-campione rifiuta: orma è fuori dal mondo del pugilato. Lui comincia così ad allenarsi da solo nella palestra di Mickey – l'ex-allenatore (Burgess Meredith) di Rocky - gestita ora da Pete Sporino (Ritchie Coster), che allena personalmente il figlio Leo "The Lion" (Gabe Rosado), sul quale fonda molte speranze. Adonis va a vivere in un appartamento in cui, al piano di sotto, vive Bianca (Thompson) una cantante affetta da perdita progressiva dell'udito, con la quale di lì a poco si fidanzerà. Alle mille insistenze del ragazzo, Rocky torna alla palestra di Mickey e, dopo aver rifiutato la proposta di Pete di allenare Leo, dice ad Adonis che, se mostrerà il giusto impegno, si occuperà di lui. Rocky, però, sa di non essere più nelle condizioni fisiche per seguire attivamente Donnie negli allenamenti, e così lo porta in un'altra palestra dove avrà un secondo allenatore, Padman (Ricardo McGill) e suo figlio Amir (Malik Bazille) come sparring partner. Dopo poche settimane lui, con il nome Adonis Johnson (non vuole che, a parte Rocky, altri sappiano di chi è figlio) affronta il suo primo incontro e lo sfidante è proprio Leo Sporino. Il padre, poco prima del match, viene a sapere delle sue origini e, per rendere l'incontro più redditizio, propone a Rocky di divulgare la notizia. Balboa però sa che il ragazzo vuole realizzarsi senza sfruttare il nome del padre e gli chiede di non dirlo a nessuno. Adonis vince alla seconda ripresa ma subito si diffonde la notizia che lui è un Creed: Pete ha rivelato il segreto alla stampa. Bianca si offende perché Donnie l'ha tenuta all'oscuro ma lo perdona, spingendolo a continuare a combattere anche in nome del grande padre. A Liverpool, intanto, il campione in carica dei pesi massimi Ricky 'Pretty' Conlan (Tony Bellew), che già rischia 7 anni di carcere per detenzione illegale di armi, alla conferenza stampa prima del match con Danny 'Stuntman' Wheeler (Andre Ward) lo aggredisce, spaccandogli la mandibola. La sua carriera è ormai compromessa ma il suo manager, Tommy Holiday (Graham McTravish) decide di organizzargli un ultimo incontro di grande spessore mediatico con Adonis Creed. Adonis e Rocky, dopo molte indecisioni (il match è per il titolo è un po' prematuro nella carriera appena iniziata del ragazzo) accettano. Durante gli allenamenti, Rocky si sente male e all'ospedale, le analisi rivelano che è malato di cancro. Lui, ricordando con dolore l'inutilità della chemioterapia applicata alla moglie Adriana, rifiuta di curarsi. Adonis, da dei depliant che l'ex campione aveva in tasca, scopre tutto e, quando tenta di convincerlo a curarsi, Rocky lo tratta male. Donnie va nel locale dove Bianca partecipa a un importante concerto e, sconvolto dalla recente scenata, viene alle mani con la star della serata, Tony Evers (Wood Harris). Viene fermato per aggressione e, in guardina, lo raggiunge Rocky che si scusa e lo invita a liberarsi del fantasma del padre; lui, lì per lì, lo scaccia ma, il mattino seguente, va da Bianca per scusarsi (lei però gli sbatte la porta in faccia) e poi va da Rocky e gli propone un patto: lui combatterà sul ring per il titolo se l'altro si sottoporrà alle cure... Rocky accetta e l'allenamento riprende, anche in ospedale. Alla conferenza stampa del match Ricky Conlan insulta Donnie, sostendo che la sua fama è frutto solo del suo cognome. Poco prima del match Adonis riceve un regalo da Mary Anne:un paio di calzoncini a stelle strisce con la scritta, identici a quelli che indossava Apollo e arriva a dargli man forte anche Bianca. L'incontro vede Ricky Conlan in evidente superiorità ma Adonis, a sorpresa, riesce ad arrivare all'ultima ripresa, rifiutando la proposta di Rocky di gettare la spugna. Conlan mette k.o. Adonis ma questi si rialza e, con una raffica di colpi, manda, a sua volta, al tappeto l'avversario che però si rialza e vince il match ai punti. Al momento della proclamazione, però, riconosce pubblicamente che Adonis Creed è il futuro campione e degno erede del padre.
Il settimo Rocky, Stallone (che è anche produttore) lo ha affidato al regista e al protagonista dell'impegnatissimo e premiatissimo Prossima fermata: Fruitvale Station, che racconta le ultime ore di un nero che sarà ucciso da un poliziotto. Coogler non è un regista epico come l'Alvisden del primo film ma sa tenere ferma la macchina, puntandola su efficaci e ben confezionati luoghi comuni del cinema nero: la madre dura ed apprensiva, la ragazza tosta e imbronciata, il pugile simbolo di riscatto per i ghetti periferici (la scena della corsa di allenamento tra due ali di bikers è quasi da antologia), la famiglia che dà la forza di andare avanti. Lui, Sly, si muove in parallelo alla storia con sorniona maestria: gli altri si danno un gran da fare – Jordan ha dovuto anche affrontare i match con di fronte pugili veri (Anthony Bellew, Andrè Ward e Gabe Rosado), con tutte le difficoltà fisiche del caso – ma a lui basta una smorfia appena accennata o una lieve torsione del torace per essere Rocky Balboa e stare al centro dello schermo. Ben meritato il recente Golden Globe: lui forse non è un grande attore ma è una grande icona, una star nella grande, irripetibile tradizione di Hollywood.

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Domenica, 17 Gennaio 2016 23:40

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