venerdì, 13 dicembre, 2019
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(CINEMA) - "L’Uomo senza Gravità" di Marco Bonfanti. Il valore della diversità, una leggerezza preziosa

"L'Uomo senza Gravità" di Marco Bonfanti "L'Uomo senza Gravità" di Marco Bonfanti

L'Uomo senza Gravità
di Marco Bonfanti
con Elio Germano, Michela Cescon, Elena Cotta
Italia 2019

Il valore della diversità, una leggerezza preziosa.

In una notte tempestosa viene alla luce Oscar, un bambino speciale che non ubbidisce alle leggi di gravità. Dall'attimo stesso in cui fuoriesce dal grembo materno fluttua in aria leggero come un astronauta nello spazio: "È un angelo? Mamma ho fatto un angelo!" esclama la madre (Michela Cescon). La sua miracolosa diversità però si rivela immediatamente una condanna: il mondo non è pronto per accettarlo e così Oscar dovrà trascorrere le sue giornate isolato tra le mura domestiche, accudito dall'amorevole madre e dalla nonna (Elena Cotta), cattolica e conservatrice, intenta a salvare la propria famiglia dallo scandalo e il bambino da un'attenzione sgradita e pericolosa. Tuttavia il desiderio di emanciparsi e conoscere il mondo esterno porterà Oscar a stringere un'inaspettata amicizia e mettere a rischio il proprio anonimato.
L'Uomo senza Gravità si sviluppa come una potente metafora sulla discriminazione della diversità in un mondo dove ogni tratto distintivo fuori dal comune sembra essere percepito negativamente. Oscar, interpretato da adulto dal bravissimo Elio Germano, incarna il concetto di "leggerezza", così come la intendeva Calvino (" Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca"): la bellezza della purezza e dell'ingenuità viene soffocata da una società cupa e devota alla pesantezza della violenza e sopraffazione, del pregiudizio e bigottismo. Un malessere sociale radicato in profondità, non sempre visibile ma costante e pronto a esplodere. Difficile trattenersi dal chiamare in causa le analogie contenutistiche con Joker, dove al posto del volo vi è la folle risata del protagonista e la sua fragilità mentale: escludendo un attimo ogni valutazione stilistica, che porta ovviamente Joker su un livello artistico ben distante, i due film partono da premesse etiche simili per poi distanziarsi enormemente negli esiti psicologici e morali. Sicuramente L'uomo senza Gravità rischia meno e si connota come un film rassicurante e adatto alle famiglie, una toccante fiaba moderna in equilibrio tra fantasia e realtà. L'armonia tra questi due opposti è stata ricercata anche sul piano tecnico degli effetti speciali, che pur sfruttando una tecnologia avanzata mirano ad integrarsi nella narrazione con delicatezza e discrezione, senza intaccare l'estetica della verosimiglianza adottata dal regista Marco Bonfanti.
Parlando di DC Comics effettivamente il film omaggia Batman e sfruttandone la simbologia lo include nella narrazione. Oscar, solo con se stesso e conscio della propria diversità, si identifica con Batman, il supereroe della notte, l'uomo speciale che agisce nell'ombra. È il suo ideale, il modello in cui trova speranza; frammenti del cartone animato ricorrono frequentemente, nonché la stessa sigla.
In questa società delle apparenza uno dei rischi principali è che Oscar ne diventi il fenomeno da baraccone, il numero da circo, come quel pony rosa di cui incrocia lo sguardo. La macchina da presa evidenzia con enfasi le catene che in determinate occasioni lo tengono a terra, simbolo degli abusi che inconsapevolmente sta subendo e che presto peseranno come un macigno sul cuore.
Elio Germano tocca ancora una volta il cuore interpretando questo personaggio di poetica delicatezza e sensibilità, affiancato da un cast per lo più femminile che include l'attrice Elena Cotta, veterana del teatro, che con uno sguardo di grande intensità chiude la prima metà del film.
Un film che trova la sua potenza forse più nella sceneggiatura e negli effetti visivi che nella regia, comunque discreta, e che attraverso la poetica della leggerezza e la forza evocativa del surreale elogia gli ultimi, i diversi, i sognatori.

Corinne Vosa

Ultima modifica il Sabato, 19 Ottobre 2019 09:09

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