mercoledì, 23 settembre, 2020
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TOSCANA ESTATE 2014: 48esima edizione del Teatro Povero di Monticchiello. - di Mauro Martinelli

"Tempi veleniferi" "Tempi veleniferi"

La 48esima edizione del Teatro Povero di Monticchiello ha portato in scena anche quest'anno, nel piccolo borgo della Valdorcia a pochi chilometri dal Comune di Pienza, la rappresentazione di un paese che guarda alle proprie radici e ai futuri possibili con la lingua dell'autodramma, neologismo con cui Strehler definì per primo questo spettacolo ideato, scritto e rappresentato dai circa trecento abitanti del borgo. L'edizione di quest'anno, che già dal titolo - "Tempi veleniferi" - lascia intuire il racconto di un disagio profondo e diffuso, è stata portata in scena dal 25 luglio al 14 agosto nella Piazza della commenda. Mantiene molti degli stilemi storici della tradizione del Teatro Povero (l'utilizzo della lingua vernacolare, il ritmo della commedia farsesca, le scene di gruppo, le dinamiche intrafamiliari e intergenerazionali) ma al contempo proietta nuova luce sul futuro di questa esperienza teatrale vicina al mezzo secolo di vita, attraverso la presenza di una ragazza in bianco che, come una fata, veste il numero 50 portandolo in scena durante lo svilupparsi della storia.

La vicenda prende avvio con un prologo ambientato in tempo di guerra, quando il 7 aprile del 1944 le truppe naziste tennero sotto tiro dei propri mitragliatori gli abitanti del borgo per punirli del loro aiuto ai partigiani; e si sviluppa attraverso una storia di feste da ballo, figlie da maritare, furbizie contadine, pretendenti imbranati e abbuffate attorno a un tavolo; fino alla comparsa ed al prestito a un vicino della famiglia protagonista di un veleno per topi, che dà il titolo alla storia ed evidenzia la difficoltà di vivere il mondo d'oggi anche dalla posizione defilata di un borgo di campagna. Lo sviluppo narrativo segue strade non sempre lineari, procedendo talora con scarti temporali e derive trascendenti e conducendo al proscenio, verso la fine, i peggiori epigoni di chi dalla crisi è uscito più forte: imbonitori pronti a promettere futuri migliori, rappresentanti della finanza e speculatori, modellatori di sogni da raggiungere su alberi della cuccagna. Coloro che del veleno si servono per aumentare i profitti calpestando la dignità di chi rimane ancorato ai valori tradizionali e stenta ad accettare un mondo così diverso e lontano, eppure così presente.

La cifra che prevale nello spettacolo è quella dell'ironia: non il sarcasmo amaro di chi ricorda con nostalgia tempi ormai andati, ma la fantasia gioiosa e densa di fatica di chi sa ancora ridere di sé, ed in tal modo alleggerire il carico di pensieri che la quotidianità offre ad ogni famiglia. Tale scelta narrativa, portata sul palco giocando positivamente sulla brillantezza e sulla verve del gruppo di interpreti, rende facilmente fruibili i meccanismi di scena, consentendo più volte alla platea di ridere pur mantenendo ferma l'attenzione sulla gravità dei temi trattati. Ma non sfugge, insieme allo sguardo sul futuro proiettato alla cinquantesima edizione, prevista per il 2016, anche il fatto che i giovani se ne stanno andando via dal borgo, ed il ricambio generazionale appare ogni anno più difficile.

Oliata dall'esperienza e vitale, come di consueto, la prestazione degli attori, che hanno saputo andare oltre se stessi nella scrittura del plot, evolvendo il tradizionale assetto narrativo per adeguarlo ad una rinnovata voglia di leggerezza da parte del pubblico, ormai abituato alle cattive notizie ed alla loro rappresentazione. L'atto unico, della durata di poco superiore a un'ora, ha portato a riflessioni e sorrisi, in un connubio felice che ci auguriamo possa rinnovarsi anche negli anni a venire.

Ultima modifica il Lunedì, 15 Settembre 2014 09:29

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