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Bucarest: National Theatre Festival 2013 - ADAM AND EVE di Mario Mattia Giorgetti

Adam and Eve, regia Alexander Hausvater Adam and Eve, regia Alexander Hausvater Foto Adrian Pîclişan.

Adamo e Eva, simboli d'amore
Rivivono In un viaggio onirico

Pensate: nei lontani anni '20, lo scrittore Liviu Rebreanu scrisse il romanzo Adamo e Eva, immaginando che un uomo venisse sparato dal rivale, innamorato follemente della di lui donna. L'uomo, ricoverato d'urgenza in un nosocomio, in stato di coma, e grazie ad uno stato di metanpsicosi che l'autore gli attribuisce, ci fa rivivere la storia d'amore, quello dell'anima dell'uomo e della donna, in un viaggio geografico e temporale che spazia da Babilonia a India, Egitto, Roma antica, il Medio Evo Tedesco, la sanguinosa Rivoluzione Francese del 1789, immergendovi in modo metaforico l'amore che, spinto dal fato, sopravvive in qualunque società diversa per cultura e costumi.
L'idea a tesi, suggestiva per un romanzo, non era male, poiché, attraverso il sentimento d'amore "puro" dell'uomo e della donna (appunto Adamo e Eva), sopravvive ad ogni epoca e a qualsiasi latitudine. E sempre sopravviverà. Bene: questa cavalcata allegorica dell'anime innamorate, è stato ripresa da Alexander Hausvater. Per farne una trasposizione teatrale, scelta intrigante, audace, ma pericolosa sia per la sua realizzazione scenica, sia per una sincera e credibile resa interpretativa. Ma il regista Hausvater, forte della sua convinzione di creatore, e forte di un apparato produttivo che ha creduto in lui, che fa? Fa allestire una scenografia multifunzionale, che si sviluppa a semicerchio di fronte al pubblico, su uno spazio che lo accomuna con l'azione scenica; anche stavolta il pubblico, uno per uno, è stato fatto entrare sul palcoscenico del teatro Odeon, trasformato in spazio ideale per far scorrere le innumerevoli sequenze del fantasioso viaggio dell'amore. Immaginate una scenografia con pareti popolate di tanti loculi apribili, tante porte, tanti enormi cassetti, pareti elastiche, pannelli trasparenti girevoli che si aprono e si chiudono per far entrare e uscire i personaggi che di lì a poco dovranno scorrazzare e rendere credibile la trasposizione del romanzo in opera teatrale.
Poi, il regista, folgorato dall'idea fantasiosa che il soggetto della storia poteva scatenare, ha preso un bel gruppo di attori, una quindicina circa tra uomini e donne, disponibili a veloci e numerosi cambiamenti di costume dettati dai luoghi e periodi storici scelti, costringendoli a numerose pantomime, balletti, ululati, caratterizzazioni di personaggi, ad agire su strani lettini d'ospedale stilizzati, con tanto di illuminazione al loro interno, mobili su sante rotelle, trasformabili secondo l'uopo, il bisogno del momento, in barricate, piccoli palcoscenici, immaginabili cavalli da prendere a frustate. Poi, fa recitare frammenti di dialoghi; poi due personaggi chiave, una sorte di morte danzante di nero velo vestita e una sorte di filosofo claudicante, dialogante col pubblico; poi fumo che entra ed esce da una valigia di viaggio, da grandi porte foderate di bianca pelle trapuntata, come si usa fare all'interno delle bare; poi il tutto accompagnato da proiezioni d'immagini psichedeliche, colonna musicale sonora permanente e mutevole, secondo le sequenze proposte dalla storia (speriamo che non s'interrompa mai, perché questo è uno spettacolo fonico dipendente). In questo poliedrico e immaginifico mondo di difficile realizzazione, il regista ce la messa tutta; gli attori, convinti del progetto ambizioso, hanno fatto di tutto: recitato, ballato, gridato, trasformazioni alla maniera di Fregoli, azioni dinamiche; il personale tecnico, numeroso, posto dietro la scenografia: sarte, tecnici, fonici, nel rispetto dei tempi veloci e sincronizzati che le scene imponevano, ce l'hanno messa anche loro tutta per consentire i cambiamenti scenici; la fatica e il sudore sui volti degli attori non sono mancati, ma il risultato ai nostri occhi non è stato credibile, a volte ci siamo sorpresi a domandarci che genere di teatro stavamo assistendo; poi, abbiamo cercato rifugio nella mente, immaginando di essere anche noi parte di in un viaggio onirico, sognante, ma le cose che si snodavano davanti agli occhi erano troppo tangibili, a volte ludiche, per rapirci.
Il pubblico, sempre numeroso e giovane, ha occupato i duecento posti organizzati su pedane frontali alla scena, non ha disdegnato la proposta (innovativa, polivalente, fantasiosa per costumi e invenzioni) che afferma: la coppia Adamo ed Eva, primitivi innamorati, resiste e attraversa tempo e luoghi.
E questo ci consola e ci dà forza.

Adam and Eve
after Liviu Rebreanu
scenario by Alexander Hausvater
Stage director: Alexander Hausvater
Set design: Adrian Damian
Costumes: Alina Lăţan
Choreography: Andreea Gavriliu
Original music: Adrian Enescu
Light design: Lucian Moga
Video: Lucian Matei
A production of Timişoara National Theater
CAST:
Toma – Ionuţ Caras
Ileana – Ramona Dumitrescu
Tudor Aleman – Ion Rizea
Nurse – Ana Maria Cojocaru
Woman in black – Mara Opriş
Inspector Petrescu – Colin Buzoianu
Dr. Filostrat – Claudiu Dogaru
Mrs. Brebenaru – Laura Avarvari
Poplinski - Victor Manovici
Neferura - Alina Ilea
Journalist Dragomir - Matei Chioariu
Brebenaru - Bogdan Spiridon
Patients - Andreea Breabănu, Isa Berger, Flavius Retea, Ionuţ Iova

Ultima modifica il Domenica, 03 Novembre 2013 11:30

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