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Bucarest: National Theatre Festival 2013 - THE SEAGULL di Mario Mattia Giorgetti

The Seagull, regia Yuri Kordonsky The Seagull, regia Yuri Kordonsky Foto Zsolt Fehérvári.

Il Gabbiano di Anton Cecov
non "ha volato" come si sperava

C'è un genere di teatro che non si presta ad operazioni innovative di scrittura scenica, di smembramento della sua struttura drammaturgica, pena il maltrattamento del testo, tradimento all'autore, inganno per lo spettatore. E il genere a cui alludiamo è il dramma psicologico, il dramma di personaggi che vivono e nascono da un contesto scenico e sociale (ambiente) credibile, perfetto nei minimi particolari. Ci sono dei generi di teatro, come il teatro epico (es.Brecht), grottesco (es. Ionesco), patafisico (es.Jarry), e altri, meno il dramma psicologico, che sono resistenti a tutti i capricci creativi dei registi in vena di esibire la loro creatività, la loro voglia di essere diversi, originali. In teatro, si sa, ormai è una moda, che in nome della cosiddetta innovazione, se ne combinano di ogni colore, e lo spettatore, supino, accoglie, ingoia, non protesta, per il timore di passare come un conservatore. Come colui che non capisce, ma che si deve adattare. Speriamo che si svegli, queste benedetto pubblico e che torni anche a fischiare quando ci vuole, perché di questo passo assisteremo sempre di più a certe bizzarrie, a certa apatia.
Eppure noi siamo della convinzione che occorre fare teatro ovunque è in qualunque modo, purché ci siano le condizioni oggettive che lo determinano, come mancanza di mezzi economici, mancanza di spazi, generi di drammaturgia elastica, cammuffabile.
Abbiamo fatto tutto questo preambolo per dire che un testo come Il Gabbiano di Anton Chekhov, messo in scena dal German State Theater, Timişoara, regia di Yuri Kordonsky, non ci ha convinto, non ci ha coinvolto, perché, pur avendo una compagnia ottima, pur avvertendo una buona disponibilità di mezzi produttivi, ha trasportato l'opera in uno spazio, una sala grande, attorniato di sedie per il pubblico, elementi scenografici che erano incorporati in mezzo alla gente, dove l'attrezzeria tecnica entrava a far parte della scenografia, dove gli attori, abbandonando la dimensione del personaggio, facevano i tecnici di scena, dove il pubblico veniva chiamato ad interagire con gli eventi in svolgimento, dove i luoghi deputati per recitare erano dislocati un po' qua è un po' là, facendo così perdere al pubblico la tensione della partecipazione, attori che recitano sopra alti capitelli, chi sposta i riflettori per adattare la scena, chi solleva lampadari, chi distribuisce fette di limone, chi cioccolatini; tutto questo non c'entra niente col genere di teatro scelto, come quello di Cekhov, ma il regista Yuri Kordonsky, che noi rispettiamo per il suo lavoro, per le sue elucubrazioni cervellotiche, c'è l'ha fatto entrare e così non ci ha preso, anzi ci ha infastidito, pur avendo una totale e sperimentata corazza e disponibilità ad accogliere tutto. Ma per dovere e rispetto all'opera di un autore, quale è Cekhov, che ha bisogno di atmosfere, suggestioni, dove il pubblico deve essere uno che osserva dal buco della serratura, dove tutto in scena deve essere vero, Stanislavsky insegna, allora ci sentiamo in dovere di reagire e di dirlo pubblicamente per un nostro rispetto al lettore. Questo Gabbiano, tanto conosciuto, che lo si studia anche nella più scalcagnata delle scuole di recitazione, "non ha volato", pur avendo riscontrato un cast di attori di alta qualità, pur riconoscendo al regista tante idee, tanto sforzo creativo, tanto lavoro da parte di tutti. Lo spettacolo è stato messo in scena nel grande palcoscenico del teatro Opera Naţională Bucureşti, dove il pubblico, numeroso, guidato uno per uno, attraverso la porticina di sevizio, attraversando attrezzature di palcoscenico e cose varie è stato fatto accomodare come ospiti di salotto sulle sedie raccolte dal trovarobato teatrale tanto erano spaiate tra loro. E come era naturale, gli attori hanno avuto gli applausi che meritavano.
Ps. È vero, come ci è stato detto, che lo spettacolo è stato creato in Germania, in una sala, e, pertanto, trasferendolo a Bucarest, era necessario riprodurlo in uno spazio analogo, ma ciò non ci esonera dal dire ciò che abbiamo detto sul genere di teatro di Cekhov del rapporto che il regista deve avere con esso per una armonia credibile tra i linguaggi scenici che entrano in gioco tra loro.

The Seagull
by A.P. Chekhov
german version by Ilse Schneyder
dramaturgy by Valerie Seufert
Stage director: Yuri Kordonsky
Set design: Dragoş Buhagiar
Stage speech: Mareike Tiede
Sound design: Octavian Horváth
Light design: Botond Nosz
Production of the German State Theater, Timişoara
CAST:
Irina Nikolayevna Arkadina, married to Treplyov, actress - Ioana Iacob
Konstantin Gavrilovich Treplyov, her son - Horia Săvescu
Pyotr Nikolayevich Sorin, her brother - Franz Kattesch
Nina Mikhailovna Zarechnaya, daughter of a rich landowner - Olga Török
Ilya Afanasyevich Shamrayev, a retired lieutenant, manager of Sorin's estate - Rareş Hontzu
Polina Andryevna, his wife - Enikő Blénessy
Masha, his daughter - Anne-Marie Waldeck
Boris Alexeyevich Trigorin, writer - Radu Vulpe
Yevgeny Sergeyevich Dorn, doctor – Georg Peetz
Semyon Semyonovich Medvedenko, teacher - Konstantin Keidel
Yakov, workman - Aljoscha Cobeţ
Other workers on the estate - Isa Berger, Paul Cebzan, Dana Borteanu

Ultima modifica il Venerdì, 01 Novembre 2013 11:10

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