martedì, 29 settembre, 2020
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Festival Internazionale di Cinema, La Biennale di Venezia 70: LOCKE di D.G.

Locke di Steven Knight Locke di Steven Knight

Venezia 70
GENERE: Drammatico, Thriller

ANNO: 2013
REGIA: Steven Knight
CAST: Tom Hardy, Ruth Wilson, Andrew Scott, Ben Daniels, Olivia Colman

Meno di novanta minuti che cambiano un'intera vita. La scardinano. Ne fanno tremare le fondamenta. Ne fanno presagire il crollo.
Dopo anni interi passati a costruire, a cementificare rapporti, a consolidare certezze, a ripararsi in una solidità fatta di un lavoro di responsabilità condotto per un decennio in modo eccelso, di una famiglia sana cresciuta al riparo dalle sofferenze, di un'integrità personale conquistata nonostante l'assenza di una figura paterna, Ivan Locke, solo, nell'abitacolo della sua auto, deve gestire un viaggio che è una presa di posizione, e che come tale innesca conseguenze irreversibili. Colpevole di aver ceduto ad un rapporto extra-coniugale, episodio unico e con tutte le attenuanti da manuale, ma dagli esiti fatali, Ivan Locke si trova davanti ad un bivio esistenziale: la donna che è entrata nella sua vita in un momento di alcolica euforia è rimasta incinta, e il figlio di quella notte sta per venire al mondo con due mesi di anticipo, a due ore di distanza, in un frangente per cui assistere al parto significa perdere il posto di lavoro, dover ammettere il tradimento alla moglie telefonicamente, non godere di una partita importante con il figlio adolescente. Ma Locke (il titolo appunto cita solo il cognome) decide di non astenersi, di giocare la sua partita affrontando il suo capo inferocito, la moglie distrutta e il figlio deluso palleggiando tra una chiamata e l'atra, in viaggio, determinato a non perdersi quella nascita, quella nuova possibilità di essere padre, perché il vero avversario, quello con cui non ci si può mai smettere di confrontare è suo padre, quel padre assente, quell'uomo di cui porta il cognome senza averne mai visto il volto, un uomo che ha sempre potuto solo immaginare, di cui ha potuto solo intuire i tratti guardandosi allo specchio, quel padre a cui Ivan non vuole assomigliare.
Meno di novanta minuti di corsa, la parentesi di un'esistenza di cui siamo spettatori e passeggeri, anche noi su quel veicolo,testimoni della scelta di un uomo che pur di essere coerente con i suoi principi lascia alle spalle la sua vita per assistere all'arrivo di un'altra e rischiare di non averne più una a cui tornare; udiamo la voce del capo, dell'assistente a cui Locke dà disposizione nonostante l'imminente licenziamento in alcuni dei passaggi più esilaranti del film, partecipiamo al progressivo incrinarsi della voce della moglie e il vacillare delle sue sicurezze familiari, e non possiamo che essere con lui, con questo costruttore di grattacieli che alla colata di calcestruzzo più consistente d'Europa preferisce l'edificare di una responsibilità ben più elevata.
Un'auto. Un solo attore (Tom Hardy in un'interpretazione che dopo 'Bronson' ne mette in luce e valorizza le qualità innegabili). Una serie di Inquadrature esclusavimante in primo piano. Una sceneggiatura (dello stesso Knight, già sceneggiatore di 'Piccoli affari sporchi' e 'La promessa dell'assassino') che racconta con grande originalità una storia semplice senza mai cedere e perdere di tensione. Un film girato in tempo reale per intero per almeno due o tre volte a notte durante l'unica settimana di lavorazione. Definirlo vincente sarebbe riduttivo.
Non possiamo però esimerci dallo stupirci della sorpresa che questo chiaro esempio di 'costruzione cinematografica' con basi solide ha saputo destare. Perché infatti sbalordirsi davanti a quello che dovrebbe essere l'abc del fare cinema e che ci ricorda che non si può ambire al cielo se le basi non sono solide?

Ultima modifica il Venerdì, 06 Settembre 2013 23:55

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