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Biennale Teatro Venezia 2013: MI GRAN OBRA (un projecto ambicioso) di David Espinosa

Mi Gran Obra Mi Gran Obra Regia David Espinosa

prima italiana
ideazione e regia David Espinosa
con David Espinosa, Cía. Hekinah Degul
assistente alla regia África Navarro
musica e suono Santos Martínez, David Espinosa
scene David Espinosa, Air maquetas y proyectos de arquitectura
produzione El Local EC., CAET
in collaborazione con il Dipartimento di Cultura della Generalitat de Catalunya
con il supporto di Bilbaoeszena
Biennale Teatro, Venezia 2013 - dal 4 al 10 agosto

Rendere un mondo, ritrarlo con innumerevoli sfumature, nel più impensabile dettaglio, avendo come spazio un tavolo bianco, 15 sedie e altrettanti binocoli, è effettivamente un progetto ambizioso. Ma David Espinosa, con spiazzante semplicità, riesce nell'impresa e ci offre un piccolo gioiello.
All'entrata insieme ad un'altra decina di "anime erranti" veniamo accolti dallo stesso Espinosa che ci fa ascoltare dal suo cellulare un'introduzione in italiano e in inglese alla sua 'grande opera'. La sua voce registrata ci spiega come sia sempre stato affascinato dalle grandi scenografie ma che allo stesso tempo non riuscisse mai a godersi uno spettacolo senza pensare costantemente a quanto quella magnificenza potesse costare. Fino al giorno dell'incontro con un amico architetto che gli promise una scena spettacolare, pratica e soprattutto economica, uno spazio immenso al di là di qualsiasi confine spazio-temporale . E qui capiamo che il suo amico "costruttore di imperi" si presentò da Espinosa con una grande valigia nera in cui racchiudeva un universo strepitoso. Universo che avremmo scoperto da lì a poco, non prima però di essere stati divisi in base all'altezza e disposti sulle sedie dallo stesso regista attento che tutti potessero vedere e lasciarsi trasportare in questo stra-ordinario viaggio. Armati di binocolo iniziamo a perderci nelle infinite possibilità di miniature dettagliatissime. Espinosa, il dio di questo mondo, crea, dà vita alle sue miniature, dalla nascita alla vecchiaia, deponendole sul tavolo bianco e creando le situazioni più disparate. Situazioni che poi vengono totalmente stravolte nello stato che suggeriscono dall'introduzione magari di pochi elementi che però ne ribaltano il senso. Per intenderci: viene a definirsi un contesto di serenità al parco: statuine giocano a calcio, altre leggono il giornale sulla panchina, bambini in cerchio seduti sull'erba, una figura che sdraiata sembra godersi il calore della giornata. Ma con l'introduzione della morte, miniatura di scheletro incappucciato con tanto di falce tra le dita ossute, tutto cambia e la serenità lascia spazio ad una sottile angoscia: tra i ragazzi in cerchio intenti a giocare a pallone appare una figurina straziata dai colpi, a fianco della coppia immersa nella lettura si giustappone la miniatura di un uomo che muore in agonia tra l'indifferenza generale, il corpo sdraiato al sole diventa quello di un uomo scaraventato da un'auto in corsa, tra i bambini in cerchio compare il cadavere di Babbo Natale.
Espinosa con grande originalità riesce cosi a far librare corde emotive di ogni spessore, regalandoci momenti esilaranti e sublimi, in cui la complessità della vita viene resa con semplicità disarmante. Un ritratto mai banale di quello che siamo: piccole creature inermi in balia della trasformazione degli eventi.

D.G.

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Agosto 2013 08:19

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