sabato, 23 ottobre, 2021
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Oriente Occidente, Rovereto 2021, "Figli di un dio Ubriaco", regia e coreografia Michela Lucenti. -di Federica Fanizza

"Figli di un Dio ubriaco", Incursioni  fisiche sui madrigali di Claudio Monteverdi. Michela Lucenti, Balletto  Civile. Foto Simone Cargnoni "Figli di un Dio ubriaco", Incursioni fisiche sui madrigali di Claudio Monteverdi. Michela Lucenti, Balletto Civile. Foto Simone Cargnoni

Figli di un dio Ubriaco. Incursione fisiche sui Madrigali di Claudio Monteverdi
Balletti Civile- Italia
Regia e coreografia Michela Lucenti
Direzione musicale Antonio Greco
Drammaturgia Maurizio Camilli, Emanuela Serra
Danzato e creato con Maurizio Camilli, Loris De Luna, Michela Lucenti, Maurizio Lucenti, Alessandro Pallecchi, Matteo Principi, Paolo Rosini, Emanuela Serra,Giulia Spattini, Elisa Spina, Demian Troiano
e per la prima volta in scena Era Affini
Esecuzione musicale dal vivo Orchestra Cremona Antiqua
Canto Valeria La Grotta, soprano e Anna Bessi, mezzosoprano
Musiche di Claudio Monteverdi, Barbara Strozzi, Salomone Rossi, Isabella Leonarda, Alessandro Piccinini
Spazio sonoro Guido Affini
Disegno luci Stefano Mazzanti
Costumi Chiara Defant
Assistente di produzione Ambra Chiarello
Produzione Balletto Civile, Fondazione TPE, Fondazione Cantieri d’Arte Montepulciano
in collaborazione con Monteverdi Festival/Fondazione Teatro A. PonchielliCremona, Festival Oriente Occidente Rovereto, Dialoghi/Residenze delle ArtiPerformative Villa Manin Codroipo, Teatro Petrella Longiano/Cronopios, Teatrodegli Impavidi Sarzana
e con il sostegno del MIBAC
Rovereto, Auditorium Melotti, 10 settembre 2021
OrienteOccidente 2021

Non solo ballo, ma anche musica dal vivo, con ensemble barocco in buca orchestra, inserimenti di dialoghi recitanti: con il risultato che Figli di un Dio Ubriaco creato per il Balletto Civile da Michela Lucenti è uno spettacolo narrativo composito, forte di una coproduzione tra tanti soggetti teatrali che ne hanno determinato anche la struttura drammaturgica. Vi hanno collaborato Fondazione TPE (Teatri Pienonte Europa), Fondazione Cantieri d’Arte Montepulciano assieme al Monteverdi Festival/Fondazione Teatro A. Ponchielli Cremona, Festival Oriente Occidente Rovereto, Dialoghi/Residenze delle ArtiPerformative Villa Manin Codroipo, Teatro Petrella Longiano/Cronopios, Teatro degli Impavidi Sarzana, e con il sostegno del MIBAC, una trovata unità di intenti tra teatri di innovazione e teatri di tradizione, qual'è il Teatro Ponchielli di Cremona con il suo Festival Monteverdi. Perché la particolarità risiede nella colonna sonora costruita sopra i Madrigali di Monteverdi scritti all’inizi del ‘600, assieme ad altre composizione del Rinascimento italiano, un modello antico ma in quell'epoca di forti contrasti efortemente innovativo, oggi visto come punto di confronto sulla quale costruire una possibile fragile riflessione sulla contemporaneità umana. 
Il progetto è stato ispirato dalla commissione fatta alla Compagnia dal Festival Monteverdi di Cremona di un nuovo spettacolo su musica Barocca. Lavorando su un materiale in apparenza lontano e desueto dalla contemporaneità e dagli stilemi della coreografia moderna il progetto di Michela Lucenti ha permesso di ragionare sul rapporto che c’è tra queste composizioni e la società contemporanea. Non da ultimo l’idea di poter lavorare con i cantanti in scena e l’ensemble dal vivo, considerata una provocazione poetica, una anomalia nell'ambito del panorama coreografico attuale. L'idea guida parte dalla cultura del ‘600 e della sua considerazione della condizione del corpo, in maniera moderna, tra sensualità le vite estreme, esemplificato dal complesso mondo scultoreo del Bernini con il suo Apollo e Dafne e del suo complesso intreccio di corpi e anime che sono in fase di trasformazione. Il corpo in movimento è il fulcro del Barocco, un corpo umano insieme titanico, imperfetto, fragile e dinamico ma anche sguardo sulla complessità relazionale del mondo. In questo spettacolo si danza la quotidianità fatta di storie di personaggi alla ricerca di un propria identità. C’è un inserviente che pulisce la fabbrica, un papà che porta la figlia in gita, un supplente comunista che inveisce contro il furto dei mezzi di produzione, un anziano anarchico, un dirigente d’azienda partenopeo che di giorno porta la cravatta e di notte indossa certe tutine aderenti blu satinate per le gare di balli sudamericani. E poi ancora: un nonno, un travestito, una casalinga, molti operai, corrieri, periti chimici, bugiardi, figli, nipoti d’adozione, una sposa, un tifoso dell’Inter. Tutti guardati a vista da un angelo ceruleo, unico personaggio muto, unica ballerina classicamente intendibile: osserva senza giudicare gli umani che litigano e si amano, eternamente divelti fra la cooperazione e l’egoismo. I temi pastorali, amorosi e guerrieri, tipici dei Madrigali, si piegano all’urgenza di questi personaggi, tutti immersi nel silenzio, poi nel frastuono di una discoteca che si dissolve nelle arie barocche di Claudio Monteverdi con il canto affidato a due esperte quali a Valeria La Grotta, soprano e Anna Bessi, mezzosoprano, attive anche nell'azione scenica assieme alle musiche del complesso barocco Orchestra Cremona Antiqua diretto Antonio Greco artefice del progetto musicale. Un cast eterogeneo, dodici interpreti d’età compresa fra i nove e i settantasei anni, si muove sul palco senza rispettare alcun tempo scenico: le storie, le vicende, le biografie si accavallano una situazione fluida assolutamente imprevedibile. Non esiste una trama nella coreografia, in quanto la narrazione spetta alle singole storie rappresentate e narrate a voce e col corpo senza alcuna scenografia o effetti se non un fondale nero. I gesti coreografici sono speculari al tipo di musica che accompagna l'azione siano essi fatti di costruzione plastiche d'assieme che assecondano le armonie barocche, come di gesti convulsi e pose disarmoniche e sgraziate nei momenti d'assieme nella fase musicale contemporanea che si inserisce di prepotenza per poi dissolversi nel canto barocco che funge da catarsi. Come dichiara l'ideatrice e coreografa Michela Lucenti “si tratta di un progetto estetico e politico... La danza deve avere il coraggio di proporre un narrare che possa fare comunità costruire, lo spazio e il tempo con l’incontro dei nostri corpi, corpi differenti per età e storie, corpi che non si limitano a raccontare la vita, ma vivono in scena". Il progetto del Balletto Civile era introdotto nei pomeriggi precedenti allo spettacolo da una performance-mostra 20 DI/VERSI. Madrigali Contemporanei, attivato dal 2020 fino al 2022, un idea che si sviluppa dall'incontro con gente comune, con venti persone dal background differente disposte a raccontarsi e a mettersi in gioco. Un’indagine tra società civile rimandando sia ai versi della composizione lirica/musicale antica sia all’unicità delle persone, “diverse” per genere, età, occupazione, esperienze, testimoni di un’esistenza ma anche di un vissuto strettamente legato al territorio. Se il tema sottinteso di questa edizione di OrienteOccidente era il tema del Viaggio, in questo caso il tema viene declinato in una esplorazione della quotidianità e delle vita vissuta alla ricerca di un senso della propria storia personale. Entusiasmo del pubblico presente all'Auditorium Melotti di Rovereto, esauriti i posti disponibili, intervallati dalle sagome dei maestri coreografi che hanno creato la danza moderna (era stato utilizzato anche l'anno scorso) con il pubblico del festival preparato e consapevole nell'accettare e partecipare in forma attiva e con fiducia le proposte della rassegna.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Sabato, 18 Settembre 2021 09:43

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