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TODI FESTIVAL, Stagione 2021 - "E.T._L’incredibile storia di Elio Trenta", regia Francesco Frangipane. -di Pierluigi Pietricola

Luigi Diberti in "E.T._L’incredibile storia di Elio Trenta", regia Francesco Frangipane Luigi Diberti in "E.T._L’incredibile storia di Elio Trenta", regia Francesco Frangipane

E.T._L’incredibile storia di Elio Trenta
Debutto nazionale
di Luigi Diberti e Gianmario Pagani
con Luigi Diberti
Musiche dal vivo Raffaele Toninelli
Regia di Francesco Frangipane
Produzione Argot Produzioni
Con il Patrocinio del Comune di Città della Pieve
Todi Festival 2021, Teatro Comunale 2 Settembre 2021

Per raccontare la storia di Elio Trenta, giovane e geniale sognatore italiano di inizi Novecento, inventore del cambio automatico e – come di prassi di un certo deleterio costume italiano da aborrire – non compreso e del tutto ignorato: per raccontare la sua storia, non si sarebbe potuto desiderare di meglio e di più dell’interpretazione di Luigi Diberti e della sua penna, unita a quella di Gianmario Pagano.
In una situazione che richiama alla memoria I dialoghi con Leucò di Cesare Pavese o Le operette morali di Leopardi, l’anima di Trenta dal paradiso ridiscende in terra e si manifesta agli spettatori. Vuole loro raccontare la sua storia. L’oblio al quale è stata ingiustamente forzata non le piace e vuole rendere giustizia a se stessa e al suo lavoro.
E.T._L’incredibile storia di Elio Trenta ha un ritmo drammaturgico straordinariamente serrato, ironico, dinamico, lieve (nel senso migliore con cui Calvino intendeva questa parola ormai abusata e quasi sempre a sproposito). Lo stile ricorda quello di Daniele Del Giudice (scomparso da poche ore mentre sto scrivendo questa recensione). Lo spettacolo di Diberti riporta in auge una prassi oggi tralasciata e poco percorsa. Mentre, invece, andrebbe rinverdita e sempre più diventare familiare fra gli autori e i registi contemporanei: il teatro come conoscenza.
Lo diceva Brecht: non si va a vedere uno spettacolo per stordirsi o abbandonarsi al puro estetismo, ma per conoscere, apprendere qualcosa di più della società in cui viviamo, senza per questo rinunciare al divertimento.
Luigi Diberti, da attore di lunga esperienza, raffinato e consapevole dei propri mezzi espressivi, nel suo spettacolo ha attuato in pieno il principio brechtiano. Drammatica, difatti, è la storia di Elio Trenta. Venire a sapere che un giovane di così grande talento viene ricevuto da Agnelli e da questi deriso perché, a suo dire, le macchine con il cambio automatico sono femminili; mentre, invece, il cambio manuale è evidentemente maschile: venire a sapere questo vuol dire fare i conti con un dramma del quale non ci siamo ancora liberati. Ciononostante, Diberti sceglie di non accentuare gli aspetti tragici della vicenda di Trenta. Li attraversa con umorismo. E quindi si sorride, ma al contempo si riflette. Perché l’ironia è lo strumento principe da cui sono nate le migliori intuizioni e riflessioni.
Puntuale, precisa, fluida, essenziale la recitazione di Luigi Diberti. Il palcoscenico è la sua dimora abituale. La ritmica che infonde alle battute è esultante, zampilla di continuo in modo vigoroso e non conosce esitazioni. Così come il gesticolare delle sue mani e l’espressività del suo volto: tutto dotato di grande misura, equilibrio fra le parti. Nell’interpretazione di Diberti, l’entusiasmo del giovane Elio Trenta passa al vaglio di una grande razionalità, donando al pubblico un personaggio che diviene caro nonché archetipo di un certo modo di operare che si potrebbe riassumere con le parole di Cervantes: nessun limite eccetto il cielo.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Domenica, 12 Settembre 2021 11:34

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