venerdì, 25 settembre, 2020
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PERGINE FESTIVAL 2020 SUMMER EDITION - TRICKSTER-P (CH) "A book is a book is a book". -di Federica Fanizza

TRICKSTER-P (CH) ’A book is a book is a book’. Foto Giulia Lenzi TRICKSTER-P (CH) ’A book is a book is a book’. Foto Giulia Lenzi

PERGINE FESTIVAL 2020 SUMMER EDITION > 19 luglio/2 agosto
WALKABOUTS _ a passo lento nella natura
Pergine Valsugana Sala Maier domenica 26 luglio
TRICKSTER-P (CH) ’A book is a book is a book’
Da giovedì 23 a domenica 26 luglio 2020

In aggiornamento continuo il festival Pergine Spettacolo Aperto (Trentino), dedicata quest’anno all’imatto dell’uomo nella natura tra percorsi ambientali e narrazioni visuali.
45 anni di attività per uno dei festival di piazza più longevi del Trentino, nato infatti nel 1976, diventando la prima realtà culturale a inventare un palcoscenico estivo in provincia. Il progetto nacque su base volontaristica, mantenendo un legame diretto con la propria comunità di riferimento, per valorizzare siti e aspetti della storia sociale di questa comunità, prossima al capoluogo di Trento. Consolidandosi con il proseguo dell'esperienza, Pergine Spettacolo Aperto /PSA cambia la sua formula organizzativa e dalla sede in piazza del municipio si dota di un teatro all'aperto all'interno di un giardino di un'Hotel in centro storico. Questo permise di proporre una programmazione più ricca e la possibilità di ricorrere all’autofinanziamento in aggiunta ai contributi pubblici. Con il corso del tempo la programmazione si fa specchio delle esigenze di un pubblico che la manifestazione ha saputo raccogliere e formare, con la volontà di farsi vetrina delle nuove realtà teatrali tra tradizione e ricerca individuando personalità di direttori artistici, e collaborazioni con enti teatrali territoriale , per rendere sempre più attrattiva la manifestazione sia con nomi della ribalta teatrale nazionale che con eventi di Danza, Jazz, Musica Classica in un cartellone a carattere generalista. Un cambiamento di impostazioni si ebbe dalla fine anni '90 e fino al 2005 con trasforma in laboratorio, come incontro tra giovani che si trovano nel momento di passaggio fra il percorso accademico e il mestiere artistico, dall’altra professionisti del mondo dello spettacolo in veste di insegnanti, per una formazione che va oltre l’aspetto puramente tecnico e interessa la consapevolezza della costruzione di uno spettacolo secondo una linea orientata inizialmente all’attività musicale (concertistica, lirica) e successivamente all’interazione possibile fra musica, teatro e danza. Nel 2006 ne assume la direzione Cristina Pietrantonio del Centro di produzione teatrale Santa Chiara di Trento con un riposizionamento di innovazione con il progetto La Città dei matti. L’arte di essere fuori. Vengono utilizzati gli spazi dell'ex Ospedale psichiatrico appena liberato come riconquista del territorio e di uno spazio “scomodo” nella storia della città, tramite spettacoli multidisciplinari connessi ai temi della devianza, del disagio, della marginalità e più ampiamente caratterizzati da una creatività dai confini indefinibili e con la riappropriazione e rilettura degli spazi dell’ex Ospedale Psichiatrico. Altro cambio di direzione nel 2018 con Carla Esperanza Tommasini alla quale è stato affidato il mandato di direzione per 3 anni, giovane esperta formatasi all'interno dello staff del festiva di creatività contemporanea regionale e nazionale, che dal 2011 segue per il medesimo Festival la progettazione artistica con le relazioni internazionali ed i progetti dell'Unione Europea di formazione teatrale. Questa edizione 2020 per necessità si è reinventa con in una doppia formula “stagionale” che approfondisce il rapporto con la natura proseguendo la riflessione sul senso di appartenenza. Dal 19 luglio al 2 agosto, la rassegna propone attività all’aria aperta: passeggiate, performance, installazioni, musica e proiezioni esplorando gli orizzonti della natura, per ricostruire il dialogo fra uomo e ambiente dopo gli stravolgimenti provocati dalla pandemia, spostando però lo sguardo sul rapporto con la natura e con l’ambiente, sulle catastrofi e sull'inospitalità progressiva del pianeta; Dal 26 al 31 ottobre, torneranno invece gli spettacoli teatrali, per riprendere il cammino di sperimentazione e ricerca avviato nel 2018 sul senso di appartenenza con alcuni progetti originali site-specific di performance per pochi spettatori alla volta. In un tempo che appare inquieto, la direttrice artistica Carla Esperanza Tommasini sceglie le parole della filosofa Donna Haraway per raccontare questo periodo e tradurre il ruolo che il Festival sente di avere nella ripresa della vita sociale e culturale dei cittadini: «Il nostro compito è quello di scatenare una risposta potente dinanzi a eventi devastanti, ma anche placare le acque tormentate e ricostruire luoghi di quiete. Ripartiamo da questo desiderio di ricostruire e riappropriarci dei nostri luoghi e del nostro territorio per tornare a con-vivere e a con-dividere insieme». In un programma ricco di performance pomeridiane e serali spiccano due prime nazionali. Forastica di Martina Balduzzi vincitrice della terza edizione della Biennale College Teatro – Registi Under 30: protagonista, interpretata da Federica Rosellini, è una donna metropolitana che riprende possesso del suo corpo e finisce per definirsi in esso, scoprendo la sua intima natura selvaggia. Assieme, il progetto A Book is a book is a book del gruppo TRICKSTER-P (Svizzera) di Galbiati e Ilija Luginbühl che si muove in un territorio di confine e contaminazione tra diversi linguaggi. La sua poetica infatti si incentra ad guidare lo spettatore ad aprire i propri spazi percettivi e a creare la propria realtà in un territorio di frontiera tra la visione interiore e la visione esteriore. Ci si è soffermati sull’originalità della proposta del gruppo svizzero che si presenta come una esperienza multimediale e multisensoriale. Il tutto gravita attorno all’oggetto libro BOOK, che viene sottoposto al pubblico che in piccoli gruppi viene fatto accomodare ciascuno ad un tavolino con lampada da scrivania a braccio snodabile, il sacchetto nero, in seguito se ne scoprirà utilizzo, davanti ad un libro, uguali per tutti. Gli si chiede di indossare cuffie auricolari: qui comincia il viaggio nella performance. Oggetto affascinante e misterioso, il libro ha in sé una natura quasi magica: un apparentemente semplice insieme di fogli cuciti in forma di volume ha la proprietà di aprire finestre su altri mondi trasformandosi in una capsula che consente di viaggiare nel tempo e nello spazio. Una voce narrativa ci introduce tra le pagine di questo libro, libro illustrato o trattato enciclopedico sulla fisiologia umana? Dapprima ci invita a seguire una frase e percorrerla con gli occhi: è la stessa fisiologia del camminare umano fatto di tracce e percorsi che si possono in un continuo andare e venire. E' la percezione del cammino il fatto che possiamo ripercorrerlo, di ritornare all'indietro da dove possiamo, unica possibilità che ci è lasciata di risalire indietro nel tempo. Questa considerazione, nel contempo lineare e complessa, è stata il punto di partenza per l’elaborazione del dispositivo di A Book is a Book is a Book, inteso come un viaggio tra le pagine in un percorso che lo conduce in un vero e proprio racconto di esperienze fatte di immagini, parole, suoni e rumori. Un mondo in cui l'uomo lascia le sue tracce visibili fatte di strade e di spazi urbani, mondi vuoti, dove non percepisci figure umane nelle foto, tracce per individuare la presenza dell'uomo, in stanze vuote, giardini, strade periferiche. Allo spettatore rimane la libertà di andare oltre le indicazione della guida, sfogliare le pagine del libro stesso cercare altre interconnessioni oltre dette, cercando di prevedere immagini e parole sfogliate a caso che troveranno poi modo di essere citate, attivando un gioco sulla memoria visiva. Le suggestioni del sonore del temporale e del buio (ecco l'uso della lampada tascabile nel sacchetto nero) che diventa esperienza di un mondo a termine. Mondo a termine con una narrazione fatta di richiami a luoghi casuali esemplificati da scatti fotografici. Il libro diventa un così un luogo dove si viaggia nella mente e con la mente, un oggetto che crea connessioni tra tempo, spazio, sogno e memoria, un’esperienza che consente di proiettarsi altrove e di dilatare la sfera percettiva: in sintesi il montaggio della performance è nella testa dello spettatore a cui si chiede al termine dell'esperienza di lasciare il segno su una pagine qualunque del testo quale traccia del proprio passaggio.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Luglio 2020 09:47

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