venerdì, 25 settembre, 2020
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. -di Pierluigi Pietricola

TEATRO DELL'OPERA DI ROMA-CIRCO MASSIMO 2020: "Il barbiere di Siviglia", direttore e clavicembalo Stefano Montanari

. -di Pierluigi Pietricola

Stefano Montanari Stefano Montanari

Il barbiere di Siviglia
Musica Gioachino Rossini
Opera buffa in due atti

Libretto di Cesare Sterbini

dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
OPERA IN FORMA DI CONCERTO
direttore e clavicembalo Stefano Montanari
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
PROGETTO VISIVO Gianluigi Toccafondo
PERSONAGGI E INTERPRETI
CONTE D’ALMAVIVA  Giorgio Misseri

DON BARTOLO Marco Filippo Romano

ROSINA Chiara Amarù / Miriam Albano 8, 11, 13 agosto

FIGARO Davide Luciano

DON BASILIO Nicola Ulivieri


FIORELLO Alessandro Della Morte*

BERTA Francesca Benitez

UN UFFICIALE Alessandro Fabbri 22, 29 luglio, 1, 4 agosto / Daniele Massimi 8, 11 agosto / Antonio Taschini 13 agosto
*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con sovratitoli in italiano e inglese
Stagione 2019/2020
Teatro dell’Opera di Roma – Circo Massimo dal 22 luglio al 13 agosto 2020

Pensando a Rossini, s’immaginano storie e musiche divertenti, colorate, ricche d’inventiva. Di questo genio universale d’autentica fattura stendhaliana, è la leggerezza la particolarità precipua. Mettere in scena una sua opera, vuol dire fare i conti con tutto ciò. Compito arduo, difficile: non si può venir meno ad una profondità mai disgiunta da un senso del comico. Caratteristiche che si ritrovano, tutte al completo, nel Barbiere di Siviglia, che nella versione di Stefano Montanari al Circo Massimo di Roma sono distanti, assenti addirittura.
La comicità che scaturisce dalle vicende del “factotum della città” vola via appena il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, nel dare il benvenuto al pubblico in occasione della prima dello spettacolo, rammenta la tragedia del virus che ha piagato il mondo della cultura e del teatro in particolare, ricordando a tutti che l’emergenza non è finita, e perciò dedicando la serata alle vittime della pandemia. Quale il nesso?
Altra particolarità di questo Barbiere: non messinscena, rappresentazione vera e propria. Bensì un concerto con gli interpreti principali, attentamente distanti gli uni dagli altri, ad eseguire cavatine, duetti ed arie con qualche movenza per ricordarci che, come che sia, si è sempre in teatro e lo spettacolo dovrebbe essere il vero protagonista. Ma come dar vita, in tal modo, alle fantasie, alle metafore di Rossini? Servirebbe un’esecuzione impeccabile, geniale nell’interpretare l’intera partitura in ogni dettaglio.
Ciò che, purtroppo, non è accaduto. Per quanto scanzonato, Stefano Montanari non ha impresso al Barbiere quella sorniona furbizia, quell’innocente scaltrezza, quella bonaria ironia che l’opera avrebbe meritato. Dove lo spirito stendhaliano tipico di Rossini che anche l’autore della Chartreuse aveva ravvisato nella celebre monografia dedicata al nostro musicista? Dove quel dilettantismo di saviniana memoria che tanto ci avrebbe deliziato? Dove quel senso di inventiva tipico del nostro teatro d’opera?
Caratteristiche la cui assenza si è riscontrata anche nell’esecuzione dei vari interpreti. Davide Luciano (Figaro), benché dotato d’una bella timbrica e una voce limpida nei bassi e negli acuti, ha sciupato la celeberrima cavatina: invece d’un piroettante crescendo rossiniano che in visibilio avrebbe dovuto mandare il pubblico, ne ha fatto un numero d’accademia di discreta fattura. Chiara Amarù (Rosina), potente nella voce e qui e lì vezzosa, per quanti sforzi abbia tentato non è riuscita a conferire al personaggio quell’ironia di cui Rossini l’aveva provvisto. Lo stesso vale per Marco Filippo Romano (Don Bartolo), grassoccio e impacciato ma non al punto da divertire. E Giorgio Misseri (il Conte D’Almaviva) non ha conferito alla sua vocalità i giusti armonici per farla risuonare rotonda e potente.
Un Barbiere svilito che avrebbe meritato un vero allestimento, invece d’un concerto che poco ha saputo restituire della genialità e unicità di Gioacchino Rossini: lo Stendhal del teatro d’opera.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Venerdì, 24 Luglio 2020 08:57

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