venerdì, 25 settembre, 2020
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PARMA, PARCO DELLA MUSICA - "RIGOLETTO AL BARSÒ", regia Roberto Catalano, dal 29 giugno - 16 luglio 2020. -di Federica Fanizza

"Rigoletto al Barsò", regia Roberto Catalano "Rigoletto al Barsò", regia Roberto Catalano

RIGOLETTO AL BARSÒ
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi Interpreti
Duca di Mantova David Astorga / Raffaele Abete / Carmine Riccio
Gilda Giulia Bolcato / Giada Borrelli 
Rigoletto Federico Longhi / Young Jun Park
Sparafucile Andrea Pellegrini
Maddalena Mariangela Marini*
Monterone Italo Proferisce
GiovannaMariangela Marini*
Matteo Borsa Daniele Lettieri
Conte di Ceprano Gianni Giuga
Un paggio Chiara Notarnicola*
Marullo Claudio Levantino
Un usciere Emil Abdullaiev*
*allievi Accademia Verdiana
Maestro concertatore e direttore Alessandro Palumbo
Regia Roberto Catalano
Luci Fiammetta Baldiserri
Elementi scenici e costumi Teatro Regio di Parma
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
Per le prescrizioni legate alla pandemia, l’opera è realizzata senza il Coro
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, Parco della Musica, 29 giugno 
Dal 29 giugno al 2 luglio, dal 6 al 9 luglio e dal 13 al 16 luglio 2020

A Parma, un Rigoletto essenziale riporta il pubblico all’opera
“È dedicato anzitutto a Parma e al suo territorio il primo progetto del Teatro Regio che, alla sua riapertura subito dopo la quarantena, offre a tutti gli appassionati l’occasione per tornare finalmente a gioire del piacere e della condivisione dello spettacolo dal vivo e della musica di Giuseppe Verdi, dichiara Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma e Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma”. Così questo Rigoletto verdiano, titolo popolare, allestito al barsò (sotto la tettoia) è la nuova produzione del Teatro Regio di Parma che debutta all’aperto al Parco della Musica, presso l’Auditorium Paganini, progetto di recupero architettonico dell’originaria struttura industriale, ex zuccherificio, firmato da Renzo Piano. In questo modo Parma, con il suo teatro Regio, riprende l'attività di spettacolo dal vivo mettendosi in gioco, e scommettendo sulla riorganizzazione degli spazi per la messinscena e per il pubblico: tante recite per un numero di spettatori, limitato a 199. Al pubblico è richiesto di presentarsi con mascherina, seguire le procedure di controllo, assegnati in posti distanziati; in tempi "normali" potrebbe essere una prassi quando, con poco pubblico, per comodità ci si siede distanziati: qui invece la scelta è obbligata. Ma la riorganizzazione del distanziamento degli artisti in scena si sta trasformando, per tante realtà dello spettacolo, in una opportunità creativa indirizzata alla ricerca di nuove modalità di messinscena e di altri modi di fruizione dello spettacolo dal vivo.
A Parma questo Rigoletto allestito in forma tradizionale ottempera a queste due principali esigenze compresa anche quella di sperimentare alla musica altri spazi urbani. E così l'emergenza fa riscoprire la buona pratica della musica estiva in città, all'aperto, in semplicità, a prezzi accessibili, in spazi urbani facilmente attrezzabili. Un Rigoletto essenziale, senza allestimento, se non per l'uso di luci, con costumi di repertorio, senza coro, per poi scoprire che non è così essenziale se i personaggi comprimari, i 3 cortigiani, riescono a coprire benissimo le parti d'assieme della Festa introduttiva dell'atto I, del rapimento di Gilda e dell'invettiva di Rigoletto. L'ampia vetrata del "barsò" fa da fondale, e rifletterà il sapiente gioco di luci curato da Fiammetta Baldisseri, luci che il regista Roberto Catalano ha voluto come guida per dare forma all'azione e all'animo dei personaggi. Sono infatti gli stessi cantanti che spostando i riflettori a formare lo spazio in cui agiscono al momento. Bravo il giovane direttore Alessandro Palumbo a guida della Filarmonica Arturo Toscanini, in ranghi ridotti, nel gestire le voci e il suono in uno spazio che creava dispersione delle voci, (basta qualche contenimento per rimediare all'effetto). Si è trattato di voci giovani, piacevoli, certamente da perfezionarsi, ma interessanti da ascoltare come David Astorga, che ha delineato un duca di Mantova preparato e pieno di esuberanza giovanile. Accanto, la Gilda del soprano Giulia Bolcato, delineata nella sua linea vocale di agilità, con capacità attoriali nel saper agire nella contingenza di uno spazio ridotto e nell’evitare di cercare gestualità preconfezionate. A Federico Longhi era affidato il ruolo di protagonista, Rigoletto, l'uomo che ride e che deve far ridere. In questo caso di essenzialità, giustamente emerge il senso del dramma del personaggio, vocalmente ben misurato senza eccessi di recitazione a scapito del canto libero: un Rigoletto che si è preso la scena. Bravi lo Sparafucile, spavaldo, di Andrea Pellegrini, come la giovanissima e sensuale Maddalena (nonchè Giovanna) di Mariangela Marini (allieva dell'accademia verdina) assieme ai cortigiani, alias coro, Daniele Lettieri (Matteo Borsa), Gianni Giuga (Conte di Ceprano), Claudio Levantino (Marullo). Sonante e austero il Monterone di Italo Proferisce. Un applauso ai giovani dell'accademia Chiara Notarnicola (un paggio) ed Emil Abdullaiev (un usciere).
Un Rigoletto completo, senza sfarzo ma con lo sforzo di far riavvicinare la città alla sua vita musicale. Successo entusiasta e consenso per tutti dai 199 spettatori. Si replica fino al 16 luglio

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Luglio 2020 16:32

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