lunedì, 21 ottobre, 2019
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FESTIVAL DELLO SPETTATORE 2019 - AREZZO: "Piccoli Idilli. Kanu", con Bintou Ouattara. -di Pierluigi Pietricola

"Piccoli Idilli. Kanu", con Bintou Ouattara "Piccoli Idilli. Kanu", con Bintou Ouattara

Piccoli Idilli 
Kanu

spettacolo vincitore "In – box dal vivo 2019"

con Bintou Ouattara

musiche dal vivo a cura di Ousmane Coulibaly, Mamadeni Coulibaly

in collaborazione con Kadi Coulibaly

diretti da Filippo Ughi
in collaborazione con Briciole di Fiaba
spettacolo condiviso con "Meno alti dei pinguini", Progetto 5
dai 4 anni d'età
Festival dello spettatore 2019 – Arezzo
Teatro Petrarca 6 ottobre 2019

Il modo migliore per conoscere un popolo, la sua cultura e le sue tradizioni è indagarne i miti. Questo è ciò che pensano eminenti studiosi quali Elémire Zolla e Roberto Calasso, ed è un'impressione che emerge con nettezza guardando lo spettacolo Piccoli Idilli. Kanu, che ha chiuso il Festival dello spettatore di Arezzo.
Come recita il programma di sala, kanu vuol dire amore in lingua bambarà. La storia inscenata è quella di un toro che viene ucciso e il cui grasso si tramuta in una bella e avvenente fanciulla. La ragazza colpisce il cuore di un sovrano che la chiede in sposa. Ne otterrà il consenso a patto che non venga mai esposta a fonti di calore, altrimenti si scioglierà scomparendo per sempre. Il lieto evento provocherà la gelosia delle altre ventisette mogli del re, le quali per risentimento spingeranno la bella fanciulla a svolgere alcune faccende domestiche in cucina. Così facendo, la ragazza pian piano si scioglierà tramutandosi in un fiume. Il sovrano, pur di non separarsi dalla donna che ha amato immensamente, vi si getterà e si trasformerà in un ippopotamo.
Lo spettacolo è stato pensato principalmente per bambini. Da qui lo spirito fanciullesco con toni di innocenza che hanno caratterizzato sia la rappresentazione, sia la recitazione di Kadi Coulibaly, protagonista della scena insieme a Ousmane Coulibaly e a Mamadeni Coulibaly che l'hanno accompagnata eseguendo musiche tipiche del Burkina Faso.
Il pubblico ha mostrato di apprezzare questa narrazione teatralizzata. E ciò perché, come ben spiegato nel programma di sala, essendo i cantastorie "depositari della memoria di intere civiltà" diviene facile mettere su uno spettacolo che incontri il plauso degli spettatori.
I più entusiasti sono stati i bambini. Come mai? Le ragioni sono fondamentalmente due. La prima: al di là delle spiegazioni che sul mito sono state date – da Jung e Kerényi giungendo a De Santillana – quelle raccontate in Piccoli Idilli. Kanu sono storie che, con semplicità, rappresentano immagini archetipiche delle quali solo i fanciulli riescono ad impossessarsi con spontaneità e facilità e su cui non esercitano riflessioni che finirebbero per complicare un disegno d'insieme limpido. La seconda: lo spirito di pura condivisione, essenza del narrare autentico, col quale Kadi Coulibaly ha rappresentato la storia d'amore fra il sovrano e la bella fanciulla. Da qui è scaturito uno stile recitativo la cui intenzione non era creare distanza con la platea ma divenirne idealmente parte.
Si può discutere che di teatrale, per come comunemente lo si intende, in questo spettacolo vi era poco. Ma che importa? Se per i bambini rappresentazioni di tal genere possono rappresentare la nascita di una passione che li accompagnerà per tutta la vita, che ben vengano e che ve ne siano di più. Purché si creino future generazioni in grado di conoscere l'immensa varietà degli stili teatrali: esperienza affascinante tanto quanto i miti narrati e rappresentati in Piccoli Idilli. Kanu.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 08 Ottobre 2019 08:30

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