venerdì, 20 settembre, 2019
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65° FESTIVAL PUCCINI, TORRE DEL LAGO 2019. -di Marco Ranaldi

Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago. Foto Cespa Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago. Foto Cespa

Torre del Lago (LU), Gran Teatro "Giacomo Puccini"– 65° Festival Puccini, 16 Agosto
Le Villi
Opera-ballo in due atti su libretto di Ferdinando Fontana.
Musica di Giacomo Puccini
Anna DAFNE TIAN HUI
Roberto FABIÁN RODRÍGUEZ LARA
Guglielmo RAFFAELE RAFFIO
Orchestra Excellence 2019, Coro del Festival Puccini, Corpo di Ballo Pécsi Ballet
Direttore Alberto Veronesi
Maestro del Coro Roberto Ardigò
Regia Csaba Káel
Scene Éva Sendrényi, Costumi Kati Zoób, Coreografie Balász Vincze
Alla rappresentazione dell'opera Le Villi seguirà l'esecuzione del brano Crisantemi di Giacomo Puccini

Turandot
Torre del Lago (LU), Gran Teatro "Giacomo Puccini"– 65° Festival Puccini, 17 agosto
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
dall'omonima favola teatrale di Carlo Gozzi

Musica di Giacomo Puccini
Turandot LUBOV STUCHEVSKAYA
Liù CLAIRE COOLEN
Calaf EDUARDO ALADREN
Timur GEORGE ANDGULADZE
Ping LUCA BRUNO
Pong TIZIANO BARONTINI
Pang MARCO VOLERI
Altoum ALBERTO PETRICCA
Mandarino CLAUDIO OTTINO
I ancella MICAELA SARAH D'ALESSANDRO
II ancella ANNA RUSSO
Orchestra e Coro del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini, Coro delle voci bianche del Festival Puccini
Direttore Marcello Mottadelli
Maestro del coro Roberto Ardigò
Maestro del coro delle voci bianche Viviana Apicella
Regia Giandomenico Vaccari
Scene Ezio Frigerio, Costumi Franca Squarciapino
Luci Nino Napoletano, Coreografie Cristina Gaeta
Allestimento Fondazione Festival Pucciniano

Tosca
18 agosto
Floria Tosca Maria Guleghina, Mario Cavaradossi Josè Cura,
Scarpia Carlos Almaguer, Cesare Angelotti Davide Mura,
Il Sagrestano Claudio Ottino, Spoletta Francesco Napoleoni,
Sciarrone Andrea De Campo, Un carceriere Massimo Schillaci,
Un pastorello Anna Russo

Luci Nino Napoletano, Costumi Floridia Benedettini e Diego Fiorini
Direttore Dmitri Jurowsky.
Regia Dieter Kaegi
Assistente alla regia Luca Ramacciotti, Orchestra del Festival Puccini,
Coro del Festival Puccini. Maestro del Coro Roberto Ardigò
Coro delle Voci Bianche del Festival Puccini
Maestro del Coro voci bianche Viviana Apicella

Tre opere delle sei previste nel programma del 65° Festival Pucciniano di Torre del Lago. Epigoni, capolavori, magnificenze dell'umano creatore che si chiama Giacomo Puccini. E' nel tessuto di una società e di una nazione uno dei compositori che più di tanti ha saputo narrare il flusso delle paure e delle speranze, della psiche e del linguaggio futuro dei suoi personaggi. Personaggi che sembravano venire da un eterno passato ma spesso sono il vero verbo che Puccini usa per narrare ciò che per lui si chiama maestria. E maestri come lui ve ne erano ben pochi. Almeno della sua levatura. Torre del Lago pertanto sotto la direzione artistica di Veronesi da anni cerca di portare alla memoria dei turisti, dei cultori e degli appassionati ciò che scrisse il maestro lucchese. Spesso il problema è reperire delle fonti storiche, forse sarebbe pertanto interessante provare anche ad eseguire delle versioni diverse da quelle arcinote di alcune opere (tipo la Madama nelle sue tante versioni, l'Edgar o la Turandot). Ma nel senso anche di provare a recuperare quello che meno si conosce, Veronesi presenta e dirige "Le villi" prima opera scritta da Puccini sulla cui vicenda si sa molto e che soprattutto è noto il fatto che per una serie di ragioni, non vinse il Concorso indetto dall'editore Sonzogno ma fu rappresentata con successo e la partitura fu acquistata da Giulio Ricordi che aveva ben intuito il talento del giovane compositore. Tant'è che gli affidò l'Edgar sempre su libretto di Federico Fontana (che fu l'autore del libretto de Le Villi). La riproposta torrese è stata interessante, quanto meno si è avuto chiara l'idea di come ancora oggi sia giusto ascoltare le cosiddette opere minori dei compositori. Balletto compreso che fu per Puccini l'unico vero tentativo di coniugare disegno teatrale con quello coreografico della danza. Molto intensa è stata poi l'esecuzione di "Crisantemi" scritta da Puccini agli esordi della sua carriera che Veronesi ha voluto porre come coda dell'opera, anche per fare un confronto proprio con la scrittura sinfonica (anche se Crisantemi nasce per Quartetto d'archi) di Puccini. Che dire della Turandot che rimane ancora oggi un enigma. Proporla in scena significa certamente porre sempre le basi per far avvicinare lo spettatore a quello che sarebbe potuto divenire il teatro lirico. La incompletezza dell'opera (che come si sa fu finita da Alfano con due finali, il secondo dei quali fu approvato da Toscanini e notoriamente eseguito come a Torre) lascia sempre quel sospetto che Puccini avrebbe voluto finire una delle sue composizioni più incredibili forse in un modo diverso. Non lo sapremo mai anche perché i famosi appunti che rimasero sul letto di morte dell'ospedale dove fu operato, giunsero a Ricordi naturalmente che li passò prima a Toscanini il quale decise che solo Franco Alfano potesse porre rimedio e recuperare un credibile finale. Ma il lavoro fu difficoltoso e Alfano ne uscì stremato proprio per le continue pressioni e sollecitazioni del direttore che voleva un po' Puccini un po' Alfano o meglio non tanto Alfano e non tanto Puccini. Insomma era difficile porre la parola Fine ad un'opera che ancora oggi rimane misteriosa anche nella sua formulazione apertissima alle idee novecentiste, con uso di accordi dissonanti, di scale pentatoniche (le stesse di Debussy) e tutta una serie di costruzioni che fanno della Turandot l'opera che più di tutte probabilmente apre all'idea di una spettacolarità del teatro lirico. E' vero che con la Fanciulla Puccini aveva già fatto intravedere come il teatro lirico potesse essere estremamente moderno e soprattutto spettacolare. Le sue idee come è ben noto non sfuggirono ai primi produttori di Broadway che carpirono proprio le geniali intuizioni del compositore lucchese. E già prima quindi Puccini aveva l'idea di dissacrare l'opera lirica, rompendo con il passato e proponendo con Tosca quello che forse solo con Turandot si compie, ovvero l'opera come continua sorpresa, come tensione dall'inizio alla fine. Con il terzo atto che si apre con le melodie popolaresche romane, il canto di un pastorello, le campane dell'alba ed una scena che da li a poco avrebbe portato alla chiusura delle grandi tragedie umane in tre destini uniti come quelli di Tosca, Scarpia e Cavaradossi. Ed è tutta li l'idea di stravolgere addirittura la sacralità del tempio di Dio con un Te Deum che è così poco sacro da poter far pensare a quello che Schonberg farà con il Moses Und Aron. Insomma come non essere ancora oggi affascinati da tanta bellezza e innovazione soprattutto quando si vive l'aria che respirò Puccini sul suo amatissimo lago. Ed è questo l'idea portante del festival, far rivivere le emozioni di un tempo che dura ancora. Forse per tanto ancora. Certamente la malinconia pucciniana ci porta a sentire talmente forte la sua musica a prescindere da qualsiasi esecuzione o idea registica. Ecco la magia di Puccini. Ecco quale sarà il futuro che sarà sempre sopra qualsiasi proposta di qualità o meno, manipolazione o meno: l'immortalità di Puccini sta nella sua incredibile vita che dura ancora oggi dopo quasi cento anni dalla sua assenza terrena.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Domenica, 08 Settembre 2019 08:27

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