martedì, 19 novembre, 2019
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ARENA DI VERONA. OPERA FESTIVAL 2019 - "Tosca" e "Aida". -di Federica Fanizza

 "Aida", regia Gianfranco de Bosio. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona "Aida", regia Gianfranco de Bosio. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Tosca
Melodramma in tre atti di Giacomi Puccini
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Personaggi interpreti
Tosca Saioa Hernández
Cavaradossi Fabio Sartori
Scarpia Ambrogio Maestri
Angelotti Krzysztof Bączyk
Sagrestano Biagio Pizzuti
Spoletta Roberto Covatta
Sciarrone Nicolò Ceriani
Un carceriere Stefano Rinaldi Miliani
Un pastorello Enrico Ommassini
Direttore d'orchestra Daniel Oren
Regia, scene, costumi e luci Hugo de Ana
Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona
Verona, Arena di Verona,16 agosto 2019 Opera Festival 2019

Aida
Opera in 4 atti di Giuseppe Verdi
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Il Re Krzysztof Bączyk
Amneris Judit Kutasi
Aida Saioa Hernández
Radamès Carlo Ventre
Ramfis Gianluca Breda
Amonasro Badral Chuluunbaatar
Un messaggero Carlo Bosi
Sacerdotessa Yao Bo Hui
Primi ballerini
Eleana Andreoudi, Mick Zeni, Alessandro Macario
Direttore d'orchestra Francesco Ivan Ciampa
Regia Gianfranco de Bosio
Coreografia Susanna Egri
Luci Paolo Mazzon
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Dell'Arena di Verona
Verona, Arena di Verona,28 agosto 2019 Opera Festival 2019

Dopo l'omaggio dell'Arena a Placido Domingo, la programmazione operistica per il restante mese di agosto e fino alla chiusura del 7 settembre è proseguita con la riproposta di Tosca, e con la continuazione dell'Aida nell'allestimento storico del 1913. Per la Tosca, (prima rappresentazione il 10 agosto) si è trattato di una ripresa della regia di Hugo de Ana del 2006, rimesso in scena nel 2008, 2009, 2012, 2015, 2017 e 2018, facendo del titolo, il sesto tra il più rappresentato in Arena. Si tratta di un progetto teatralmente concepito, che chiude la visuale delle gradinate retrostanti, come se l'idea sia quella di circoscrivere la vicenda di Tosca in uno spazio limitato come in un teatro di tradizione. L'impianto in effetti è fisso dominato dalla testa e dalla spada dell'Angelo di Castel Sant'Angelo che si completa con la grande struttura a tetto spiovente disposta sul fondo che diventa all'occorrenza, attraverso un gioco di aperture sulla scena interna, la Basilica di Sant'Andrea della Valle, Palazzo Farnese e infine il carcere di Castel Sant'Angelo. Elemento di collegamento tra i due titoli è stato il soprano spagnolo Saioa Hernández, al debutto areniano nei due ruoli di Tosca e di Aida. Il soprano era conosciuto per la sua voce di soprano lirico spinto che l'ha portata in breve a coprire ruoli da protagonista nella Wally di Catalani e nella Gioconda Ponchielli, così come fu Francesca nell'opera di Zandonai e Maddalena Coligny nell' Andrea Chenier di Giordano. Altre esigenze artistiche la stanno portando su un repertorio da soprano drammatico di agilità: sarà il tempo e l'esperienza a dire se è il repertorio più confacente o che si è si è persa un 'artista che faceva sperare nel recupero di opere del nostro fine ottocento italiano. Certo che il personaggio di Floria Tosca gli si adatta sia per consistenza vocale che personalità, il linea con un timbro vocale di petto che permette di esaltare il declamato, il cantabile nelle parti d'assieme come nella narrazione teatralmente concepita della scena con Scarpia. Complice però una serata negativa del direttore Daniel Oren, svogliato nella gestione dell'orchestra e del palcoscenico, la prestazione della Hernandez è passata sottotono, nonostante l'impegno dell'artista di stare nella parte conquistando il favore del pubblico con "Vissi d'arte , vissi d'amor", eseguita con voce chiara e forte, ma che dal punto di visto interpretativo un personaggio da mettere ancora a fuoco. Accanto a lei il tenore Fabio Sartori, Cavaradossi. Il pubblico gli ha chiesto il bis di "E lucean le stelle", gentilmente concesso, ma si sa che qualsiasi tenore canti quest'aria in modo corretto è degno di merito. Non è stato memorabile il suo canto caratterizzato da timbro scuro con qualche nota calante, recitando dove la voce non si espande, ma quel che conta è il risultato e di raccogliere i favori del pubblico. Come affetto e favore del pubblico se l'è saputo conquistare Ambrogio Maestri, Scarpia. Non gli fa difetto la capacità di essere attore, vocalmente impostato sul declamato che non sul canto, ma alla fine l'effetto della sua entrata in scena irrompendo con la rottura dell'enorme dipinto in scena è da ricordare, come la gestione del Te deum, magistralmente sostenuto dal coro, preparato da Vito Lombardi. Apprezzabile è stato il contributo del complesso delle Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani e del giovane Enrico Ommassini che ha ben eseguito lo stornello del pastorello. Apprezzamento per i comprimari Biagio Pizzuti nei panni del sagrestano, Krzysztof Bączyk (Angelotti), Roberto Covatta (Spoletta), Nicolò Ceriani (Sciarrone) e Stefano Rinaldi Miliani (carceriere) impiegato tra l'altro su vari titoli in Arena. Saioa Hernandez nel giro di pochi giorni si è trasformata nella verdiana schiva etiope Aida che gli ha richiesto il riposizionamento vocale su altro registro più improntato nel canto lirico, legato, e nell'uso di passaggi di acuti. Debuttato il ruolo qualche anno fa in Oman, confrontandosi con le vari Aide che si sono succedute in questa stagione in Arena, la sua prova è stata soddisfacente. Certo le manca la piena consapevolezza del personaggio, ma ha comunque dato prova di un buon fraseggio, capacità di approntare i salti di registro: una maggiore cantabilità le avrebbe forse giovato alla piena riuscita. Gli è stata di aiuto la direzione di Francesco Ivan Ciampa capace di seguire appieno il canto degli artisti. Carlo Ventre, Radames, e Judit Kutasi, Amneris, l'hanno affiancata con professionalità e competenza, da parte di chi ha lunga partica di canto in Arena, efficaci nel rendere la dimensione dei loro personaggi eroi innamorati e di sacerdotesse austere e passionali. Sorprendente è risultato l'Amonasro del baritono mongolo Badral Chuluunbaatar, che conferma che ormai si può parlare di una vera è propria scuola di canto da quella lontana terra. Gli va il merito di una dizione chiara, canto pulito e capacità attoriale; funzionali il Re di Krzysztof Bączyk, Ramfis di Gianluca Breda, un messaggero, Carlo Bosi, la Sacerdotessa Yao Bo Hui. Dispiega ancora la sua spettacolarità l'allestimento, rievocato della messinscena del 1913, a cura di Gianfranco de Bosio con la sua Marcia trionfale, sontuosa e affollata, e coreografie che, nell'ingenuità dei passi, sfilano oltre il palcoscenico, dimostrando di saper sfruttare le gradinate e gli ampi spazi a disposizione pur nella essenzialità e funzionalità della scenografia Sontuosi gli inserimenti del coro preparato da Vito Lombardi, di accompagnamento e di sostegno alla parte scenica, (si penso al Gloria all'Egitto e al finale quarto atto). Il pubblico ha applaudito ma non assegnato il trionfo, ampi sono stati gli spazi vuoti in platea e sulle gradinate segno che ormai del calo di attenzione da parte del pubblico sugli eventi la stagione areniana che stava volgendo al termine.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Venerdì, 06 Settembre 2019 20:54

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