mercoledì, 18 settembre, 2019
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POMPEII THEATRUM MUNDI 2019 - "EDIPO A COLONO", regia Rimas Tuminas. -di Giuseppe Distefano

Claudio Di Palma in "Edipo a Colono", regia Rimas Tuminas. Foto Ivan Nocera Claudio Di Palma in "Edipo a Colono", regia Rimas Tuminas. Foto Ivan Nocera

Edipo a Colono 
di Ruggero Cappuccio liberamente ispirato all'opera di Sofocle

regia Rimas Tuminas

con Claudio Di Palma, Marina Sorrenti, Fulvio Cauteruccio, Franca Abategiovanni, Giulio Cancelli,
Davide Paciolla, Rossella Pugliese
coro Nicolò Battista, Martina Carpino, Cinzia Cordella,
Simona Fredella, Gianluca Merolli, Enzo Mirone, Francesca Morgante, Erika Pagan,
Alessandra Roca, Piera Russo, Lorenzo Scalzo

scene e costumi Adomas Jacovskis

disegno luci Eugenius Sabaliauskas

musiche Faustas Latenas

aiuto regia Gabriele Tuminaite
direzione del coro Tadas Shumskas
coreografie Anzelica Cholina
Produzione Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
Prima assoluta al Pompeii Theatrum Mundi, il 27 giugno 2019

Ci sono, sparsi nello spettacolo, segni teatrali e citazioni che leggiamo come un dichiarato omaggio a Eimuntas Nekrosius, il regista lituano che avrebbe dovuto allestire l'Edipo a Colono nella versione di Ruggero Cappuccio (commissionato e prodotto da Teatro Stabile Napoli e dal Napoli Teatro Festival Italia) per il festival Pompeii Theatrum Mundi. Ma l'improvvisa morte ci ha privato del suo inconfondibile e originale graffio d'artista, straordinario evocatore di immagini, artefice di un teatro visionario denso di simboli arcaici. Al suo posto è subentrato un altro lituano Rimas Tuminas il quale, comprensibilmente, ne ha fatto uno spettacolo con la sua cifra stilistica, diverso dall'impianto originario pensato, ma sempre con attori italiani, ricordando però il connazionale con una dedica esplicita in chiusura facendo srotolare un'immagine con il volto del grande maestro. Dicevamo dei segni che ci ricordano la poetica di Nekrosius. Tra questi c'è un cumulo di scarpe – simbolo dello zoppicare del re esiliato, e dei piedi gonfi del suo vagare - buttate addosso al suo corpo morto disteso sopra un letto, sommergendolo. Un altro richiamo è dato da uno degli attori del Coro, Gianluca Merolli, il quale in una sequenza, mentre intona, con pathos, una sua personale versione della canzone napoletana Carmela, si carica sulle spalle l'enorme porta che lo divide dalla donna alla quale, struggendosi, cantava. Nel suo camminare curvo sotto il peso dell'uscio, riproduce esattamente un'immagine dell'Otello allestito nel 2001 (era la suggestione di un dettaglio che, in un gesto amplificato visivamente, Nekrosius sapeva concentrare una sequenza intera di sentimenti). Anche le scene e altri elementi dell'allestimento di Tuminas - una scheletrica torre di legno, dei letti in ferro battuto - rimandano a quei materiali poveri usati dal celebre collega, che sovente richiamavano gli elementi naturali caricandoli di afflato poetico. E densamente poetica è la riscrittura di Cappuccio dell'opera di Sofocle, che fa parlare i personaggi e il Coro anche con l'inflessione napoletana e siciliana mescolata al rigore dei versi in endecasillabi e settenari. La vicenda del re cieco, avanzato negli anni, scacciato e vilipeso dalla sua città, destinato a morire nel bosco sacro delle Eumenidi, dee della vendetta e del rimorso; della figlia Antigone che lo accompagna nell'erranza, e della sorella Ismene; del figlio Polinice in combutta per il potere col fratello Eteocle; dell'avverso re tebano Creonte e del giusto re Teseo che trasmetterà alla discendenza di Edipo il segreto del luogo della sua sepoltura, è ambientata dall'autore Cappuccio - nel suo complesso e affascinante testo scritto vent'anni fa - in un reclusorio "dove si esalta e custodisce la follia". L'allestimento di Tuminas non rispetta quest'ambientazione, né la presenza dei "poveri ospiti sofferenti" nei loro giacigli, qui sostituiti con un coro di guitti, cantanti e musicanti impegnati in esibizioni canore di vario genere su un palco improvvisato di letti, che si aggirano poi a osservare e intervenire come comparse di un teatrino espressionista, prendendo molto spazio. Vira anche in altri atmosfere la messinscena ma senza sperdere quella mesta e dolente considerazione conclusiva sulla vita, sull'infelicità che essa porta con sé, senso ultimo che caratterizza l'opera sofoclea della vecchiaia. Quell'alone di mistero, di dubbio, d'interrogazione dell'uomo che, della tragedia, Tuminas comunque mantiene, ci arriva soprattutto dalla superba interpretazione di Claudio Di Palma nel ruolo del protagonista Edipo. Il suo condursi fino alla morte come liberazione da una condizione di esasperato conflitto interiore, ci dà il senso di quella soglia dalla quale guardare retrospettivamente l'esistenza, per cercare di decifrarne il significato ultimo.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Giovedì, 01 Agosto 2019 21:29

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