martedì, 17 settembre, 2019
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FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI 2019 - "D.E.O. EX MACCHINA", regia Giampiero Solari. -di Roberto Trovato

Antonio Cornacchione in "D.E.O. EX MACCHINA", regia Giampiero Solari Antonio Cornacchione in "D.E.O. EX MACCHINA", regia Giampiero Solari

D.E.O. EX MACCHINA
di e con: Antonio Cornacchione
Regia: Giampiero Solari
Collaborazione ai testi: Massimo Cirri
Scenografia e video mapping: Alessandro Nidi
Aiuto scenografia: Giulia Cornacchione
Produzione: Amicor sas con il patrocinio di Associazione Archivio Storico Olivetti e CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa
Borgio Verezzi, Piazza S. Agostino, 30 luglio 2019

Come è noto, il monologo è una delle sfide più impegnative per un attore perché, a dispetto della sua apparente linearità, è uno degli strumenti più difficili da utilizzare nella scrittura teatrale. Nel monologo che in tempi di crisi incontra molta fortuna, ha osservato di recente la Compatangelo, convivono "in un corpo a corpo furioso [...] azione, ritmo e linguaggio, che si scontrano, alternano e amalgamano per dare vita ad un racconto in palcoscenico che contenga in sé la qualità specifica della teatralità". Nel monologo, spazio di grande libertà per chi si cimenta con questo genere, si passa di continuo dal realistico al grottesco e all'onirico, dall'ironia alla suspence. In questa particolare forma di teatro l'autore può narrare verità scomode e anticonvenzionali o virare deciso verso la denuncia degli errori commessi in un passato recente. Nello spettacolo presentato a Borgio Verezzi vengono rievocati tre esponenti della famiglia Olivetti, oggetto di due bei testi di Laura Curino (Olivetti I, 1997 e Olivetti II, 1999) allo scopo dichiarato di far penetrare nella coscienza collettiva problemi rimossi oppure colpevolmente dimenticati. L'autore ha così la possibilità di sperimentare, come accade in questo spettacolo, formule strutturali e linguistiche meno scontate. Antonio Cornacchione, classe 1959, con molte esperienze tra l'altro nel mondo del teatro e del cabaret, racconta con amara ironia la storia della Divisione Elettrica Olivetti a cui si deve negli anni '60 del '900 il primo computer da tavolo del mondo. Cornacchione parla per conoscenza diretta in quanto dall'82 all'89 è stato un dipendente dell'azienda. In questo modo ha potuto ascoltare da molti la favolosa storia di quegli anni. Lo spettacolo, caratterizzato dalla esilarante verve e dalla libertà narrativa dell'autore-attore, con l'ausilio di filmati e citazioni di documenti, intrecciando ricordi e gustosi aneddoti, è la stimolante rilettura della storia della Divisione Elettronica Olivetti, dagli anni entusiasmanti ed eroici di Barbaricina, in provincia di Pisa, alla vendita agli Americani con il colpevole disinteresse dei nostri governanti di allora, fino alla più recente disastrosa ristrutturazione dell'azienda con la vendita di ciò che era rimasto a moltissime società. Tra i personaggi evocati durante questa rappresentazione che, pur avendo qua e là qualche momento di rallentamento, sono tra gli altri Enrico Fermi, Camillo, Adriano e Roberto Olivetti, il poeta Franco Fortini, gli ingegneri Mario Tchou e Pier Giorgio Perotto, due politici di peso come Cossiga e Rumor. Questo convincente esempio di teatro di parola, che si inscrive nel filone del teatro civile, è coraggioso e necessario in quanto fa riflettere il pubblico sulle attuali e tristi sorti dell'industria italiana. Sebbene sia strano ricordarlo negli anni '60 il nostro era un paese tecnologicamente all'avanguardia in settori nevralgici come l'informatica e la chimica. In questo modo lo spettacolo è un sentito omaggio al genio italico. Cornacchione a cui nel 1992 è stato assegnato il Premio Forte dei Marmi per la satira politica continua con coerenza lo stesso percorso aprendosi al confronto con la realtà e diventando così cassa di risonanza delle tensioni politiche e sociali italiane. Più di recente l'attore e scrittore ha satireggiato la bontà incompresa di Silvio Berlusconi in tre libri, usciti il primo nel 2004 e gli altri nel 2006, e nello spettacolo Povero Silvio del 2006.

Roberto Trovato

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Luglio 2019 20:30

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