mercoledì, 11 dicembre, 2019
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FESTIVAL D'AVIGNON 2019, 73° Edizione - TEATRO IN dal 4 al 23 luglio. -di Gigi Giacobbe

"Autobiography", coreografia Wayne McGregor "Autobiography", coreografia Wayne McGregor

Festival d'Avignon 2019 - 73ª Edizione – Teatro In
di Gigi Giacobbe

Per Olivier Py, 54enne regista, attore, scrittore francese, dal 2013 direttore del Festival di Avignone, il Teatro è il più breve percorso dell'estetica verso l'etica e/o viceversa. Un pensiero che l'ha guidato nella scelta dei 37 spettacoli di questa 73ª edizione (il cosiddetto Teatro In) andati in scena da 4 al 23 luglio nella cittadina lambita dal Rodano, arricchiti da incontri, letture, mostre su Ernest Pignon, Basquiat, Miryam Haddad (autore del manifesto di quest'anno con sovraimpresse tre chiavi, due indicano il simbolo papale, la terza la città di Avignone) e altri. AV 19 Olivier PyUna festa del Teatro che comincia appena arrivi alla stazione ferroviaria di Avignone e percorri la lunga Rue de la Republique che ti trovi di fronte tutta tappezzata da manifesti e locandine (ma è così in tutte le vie e viuzze e meandri della città) e vieni preso d'assalto da attori e figuranti, tanti già agghindati con i costumi di scena, che ti offrono santini e affiche dei loro spettacoli, alcuni dandoti un assaggio su ciò che vedrai e udrai sui loro piccoli palcoscenici.
Piccoli perché spesso ricavati da officine, negozi, magazzini, saloni di antichi palazzi, resi teatrabili per il periodo del Festival Off che dura alcuni giorni in più. E avrai solo l'imbarazzo della scelta, perché devi avere un occhio lungo a scegliere fra i 1600 spettacoli quelli che possono interessarti e piacerti, tuttavia ben evidenziati in un grosso volume di 472 pagine con tutte le notizie che ti servono, compresi i numeri di telefono o le mail per prenotare. Una Festa del Teatro che coinvolge tutti i francesi, quasi che sia un dovere venire ad Avignone, informarsi su cosa vedere, fare lunghe file in silenzio con la canicola che ti avvampa la testa, felici d'acquistare i biglietti d'ingresso e vedi nelle loro facce di qualunque età l'orgoglio d'un popolo che al suono della Marsigliese s'alza in piedi e metta la mano destra sul cuore.

Alla Cour du Licée Saint Joseph ho visto Autobiography, uno spettacolo di danza del coreografo britannico Wayne McGregor le cui musiche percussive di Jlin s'accordavano con la scenografica struttura metallica, puntellata da segmenti luminosi di vari colori, che s'abbassava e s'alzava sulle cinque coppie di danzatori che eseguivano 23 piccole sequenze astratte, per riprodurre le 23 coppie dei cromosomi umani del DNA ed esplorare i segreti della genetica alla ricerca della memoria perduta.

 AV 19 Macbeth Philosophe

In mattinata invece, nella Chartreuse-Cnes di Villeneuve, un paesino a quattro chilometri da Avignone, ho assistito a Macbeth Philosophe, uno spettacolo duro e ipnotico, recitato da otto detenuti del Centro penitenziario Avignon-Le Pontet, il cui Atelier di creazione teatrale è diretto da Olvier Py e da Enzo Verdet: un po' quello che Armando Punzo fa con i detenuti del Carcere di Volterra da oltre trent'anni. Il testo di Shakespeare tradotto e adattato dallo stesso Py per una durata di 60 minuti, si svolgeva su un ampio salone con gli spettatori disposti su due file dirimpettaie in modo da creare un corridoio con al centro una piccola scena rotonda e due scalette che consentivano facilmente di raggiungere i due lati estremi, veri e piccoli palcoscenici. Le tre streghe erano vestite da tre attori con ampie velette nere che scendevano giù dalla testa, Macbeth era barbuto in elegante vestito nero, mentre calvo con ampio cappotto pure nero era la sua Lady Macbeth, s'aggirava tra loro qualcuno con luccicante maschera nera sul viso, in divisa militare bianca appariva Banquo, in verde militare Macduff.

AV 19 Place

Al Gymnase du Licée Saint-Joseph c'era la Place, una pièce politica e autobiografica scritta e diretta dal franco-iracheno Tamara Al Saadi il cui plot ruota attorno alla giovane Yasmine che decide di raccontare a ritroso la storia della sua famiglia al tempo in cui, partita in vacanza per la Francia non ha potuto più far ritorno a Bagdad a causa della prima guerra del Golfo e delle frontiere chiuse. Lo stesso autore, che a quel tempo aveva cinque anni, aspettando una pace che tardava ad arrivare è diventato adulto, ha dovuto imparare una lingua non sua, il francese, si è poi diplomato alla scuola delle arti politiche delle Scienze Po Parigi e adesso lavora per la compagnia La Base, in collaborazione con Mayya Sanbar ed è membro dell'ensemble artistico della Comedie de Saint Etienne.

AV 19 La breche

Al Gymnase du Licée Mistral, sempre pieno come tutti gli altri spazi, Tommy Milliot metteva in scena La breche (La breccia) uno dei più recenti lavori dell'americano del Kentucky, Naomi Wallace, ambientato nel 1977 quando quattro ragazzi fanno un patto che li modificherà una volta diventati adulti. Un lavoro in cui Wallace denunzia il mercanteggiare della sofferenza umana da parte dei grandi laboratori farmaceutici e delle compagnie d'assicurazione.

AV 19 Outwittingthedevil

L'affollata tribuna della Corte d'onore del Palazzo dei Papi, che è un vero colpo d'occhio con i suoi 2500 spettatori, faceva da cornice al fascinoso spettacolo di Teatro-Danza Outwitting the Devil dell'inglese d'origine bangladese Akram Khan, ispirato ad un frammento di dodici tavolette d'argilla rosicchiate dal tempo, una delle più grandi opere letterarie sopravvissute al tempo, che è l'antica epopea sumeriana di Gilgamesh. Sei formidabili ballerini, 4 uomini, due donne, con movimenti stilizzati in stile kung fu o Sumo e musiche seriali orientali, raccontavano la storia dell'addomesticamento dell'uomo selvaggio Enkidu da parte di Gilgamesh, la loro amicizia, il loro viaggio nella vasta foresta di cedri, culla di creature selvagge e di spiriti, culminata col massacro del suo guardiano Humbaba.

AV 19 Lewis versus Alice

Per assistere a Lewis versus Alice ripreso da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol in un adattamento di Macha Makeïeff che ha curato pure scene e costumi nonché la messinscena assieme a Gaëlle Hermant, bisognava uscire fuori dai maestosi bastioni bianchi avignonesi e recarsi a piedi per un chilometro abbondante nell'accogliente spazio de La Fabrica. Spettacolo surreale d'un paio d'ore con due Lewis Carrol, uno vecchio uno giovane e una coppia di gemelle che interpretano la piccola Alice che scorge nella sua fantastica casa un coniglio bianco che segue fin nella sua tana, poi cade in un pozzo profondissimo e da lì entra in un mondo sconosciuto abitato da strane creature come la Regina di cuori, un Cappellaio matto, una Lepre e un Ghiro, un Gatto del Cheshire che appare e scompare e il Fante di cuori. A parte lo sdoppiamento dell'autore e di Alice, lo spettacolo con molta musica e alcune belle canzoni non si allontana tanto dal plot originale cui partecipa lo stesso autore che s'avventura nel piacere del controsenso della lingua, nell'esplorazione del sogno e del soprannaturale. I sette bravi interpreti cantano, danzano al suono di una musica pop gotica e raccontano la fantasia e l'incertezza di altri mondi con un'eccentricità tutta british.

AV 19 Lamaisondethe

Anche per assistere a La maison de the una pièce scritta nel 1956 dal romanziere e drammaturgo cinese Lao She morto dieci anni dopo ufficialmente suicida per annegamento, adattata e messa in scena da Meng Jinghui, bisognava prendere un bus per uscire dai bastioni avignonesi e recarsi nell'ampio spazio di Opera Confluence: un Teatro enorme con più di mille posti e con un ampio palcoscenico dove stazionava la scena di Zhang Wu (un'immensa struttura rotonda di metallo simbolizzante una casa di the pechinese) che rivelava un microcosmo in cui si muovevano e si confondevano diversi ambienti sociali. Lo spettacolo di tre ore senza intervallo è frazionato in tre simbolici atti corrispondenti ad altrettante epoche della storia cinese. S'inizia nel 1898 col declino dell'impero cinese, poi dal 1920 cominciano gli anni dei cosiddetti Signori della guerra, infine il periodo dopo il secondo conflitto mondiale che s'identifica con la ripresa della guerra civile. Il tempo passa, il potere cambia di mano, solo la casa del the rimane. Più di venti attori recitano con voce roboante, monocorde, senza enfasi, ma si apprezzano dello spettacolo i velocissimi ritmi, le musiche électro-rock eseguite dal vivo e il finale quando quella ruota comincerà a girare provocando un grande fracasso per gli arredi che ruzzolano e s'infrangono su quelle sbarre metalliche e per le migliaia di fogli che svolazzano dappertutto mentre un attore sproloquierà sul bene e sul male dell'umanità.

AV 19 Orestea

Prima di questo spettacolo ho voluto beccarmi masochisticamente al Gymnase du Licée Saint-Joseph la trilogia de L'Orestea di Eschilo durata cinque ore, in una messinscena corretta, certamente non innovativa, di Jean-Pierre Vincent che ha utilizzato la versione elaborata da Peter Stein e che ha voluto vivere con le Groupe 44 de l'Ecole supérieure d'art dramatique du Théâtre national de Strasburg un'impresa teatrale di tre anni.

AV 19 jose de holanda

Interessanti e suggestive le due proposte en plein air riguardanti il concerto Milagre Dos Peixes alla Cour du Collège Vernet con musiche di Milton Nascimento arrangiate dal brasiliano Tigana Santana (chitarra, voce e percussioni) assieme a Ledson Galter al contrabasso e a Sebastian Notini al sassofono: un momento di vero relax al suono di musiche intimiste, miste a delicatezze africane e sudamericane.

AV 19 Odissea

La seconda offerta riguardava L'Odissea di Omero, alle h.12 di ogni giorno, nell'assolato Jardin Ceccano, ad opera di otto giovani attori e d'un gruppo di cittadini amanti del Teatro, guidati dal regista Blandine Savetier che ha frazionato in tredici episodi di altrettante mattinate gli originari 24 canti d'una cinquantina di minuti ciascuno, proponendo agli spettatori, come una serie televisiva, l'epopea ricca di suspense di un eroe popolare e mitologico come Ulisse.

AV 19 Sous autres cieux

Nella Cloitre des Carmes, dell'omonima piazza tutta occupata sino a notte tarda da bar ristoranti e trattorie, Maëlle Poésie ha messo in scena un entusiasmante spettacolo titolato Sous d'autres cieux (Sotto altri cieli) ispirato alla prima parte dell'Eneide di Virgilio, quella dei viaggi, a volte intesa come l'Odissea dell'Eneide, liberamente adattata e tradotta da Kevin Keiss. All'inizio gli otto protagonisti entrano in scena sfoggiando dei potenti movimenti coreografici corporali, ripresi in altri momenti, creati dalla stessa regista Poésie. Lo spettacolo incentrato sui primi sei canti dell'Eneide avanza per frammenti e sotto forma di flash-back. Le scene principali individuano Enea (Marc Lamigeon) col padre Anchise (Philippe Nöel) sulle spalle che abbandona Troia in fiamme alla ricerca d'una terra ospitale dove fondare una nuova città, il viaggio ostinato per mare per non essere inghiottito dai marosi ostili di Scilla e Cariddi, l'incontro con Didone (Véronique Sacrì), l'ostilità di Giunone (Roshanak Morrowatian) che vuole morti tutti i troiani. Il racconto procedeva come un sogno o un incubo, propiziato da un vento pazzesco (un effetto speciale naturale la sera in cui sono stato spettatore) che innalzava la polvere e il terriccio sparso sul palco, rendendo ancora più nebuloso e magico l'intero spazio, complici pure due grandi vetrate sul fondo scena, raffigurante il regno di un Olimpo surreale in cui s'individuavano lo Zeus di Harrison Arevalo, la Venere di Rosabel Huguet, il Mercurio di Genseric Coléno-Demeulenaere.

AV 19 amour

Il mio tour sul Teatro In si completava con la visione de L'amour vainqueur (L'amore vincitore) in una messinscena di Oliver Py, autore pure del testo di stampo favolistico, in cui si racconta di una fanciulla innamorata che per aver disobbedito al padre è stata rinchiusa in una torre. Quando viene liberata scopre un mondo devastato dai confitti e dalla miseria e per ritrovare il suo principe si lascia andare ai sui desideri e affronta un generale che sa soltanto seminare il caos. La pièce ispirata ai fratelli Grimm, sembra uno spettacolo di varietà o un'operetta con tutte le luci attorno al boccascena e i cinque personaggi (una principessa testarda, un pretendente sfigurato, un generale diabolico, un giardiniere ecologista che non vuole andare in guerra e una fanciulla di vasellame) agghindati e truccati da Pierre-André Weitz (sua pure la movimentata scena) sono davvero bravi, tutti in grado di cantare e suonare uno strumento musicale e di condurci nelle loro avventure fatte d'amore, di travestimenti e di lotta e i loro nomi sono Clementine Bourgoin, Pierre Lebon, Flannan Obé e Antoni Sykopoulos. Uno spettacolo divertente, che sarebbe piaciuto a Jerome Savary, in cui s'affacciano diversi generi teatrali e musicali, compresa la Commedia dell'Arte, uno spettacolo che ti fa star bene come una buona tisana e ti allontana dalla disperazione, dalla depressione e dalle guerre nel mondo, grazie ad una sola parola in grado di vincere su tutto: l'amore.

Ultima modifica il Giovedì, 25 Luglio 2019 11:26

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