giovedì, 26 novembre, 2020
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(RACCONTA UNA STORIA) - "AMICIZIA" di Maria Inversi

AMICIZIA

di Maria Inversi

Mi hanno condannata o mi sono condannata? Una sentenza ingiusta che non ha riflettuto il valore della mia azione. E adesso che faccio? Ritratto? Nego ciò che mi spinse ad agire? Nessuno dalla mia parte. Le colleghe tutte lì, a controllare ogni mio sospiro parola gesto, mi guardavano torve. Io sono qui, loro fuori. Loro torve e giudicanti senza pietà tenerezza: vedevano più di me?
Penso e ripenso ma cos'è un atto d'amore? Si, cos'è?
Non lo fu il mio che voleva salvarla anche dal ricordo? Dicevano di lui: molto determinato. Determinato! Anche con lei, anche con lei. Lei piangeva ogni giorno e mi diceva Laura, cara Laura sbaglio? No non sbagli se senti la gioia dentro di te, no, non sbagli. Se ti alzi la mattina con il desiderio di sorridere, no. Ma se ci vai a letto solo perché lui ti vuole, si Elisabetta, sbagli. E anche se tanto più vecchio di te, la differenza di età mi dà da pensare, ma se ti ama, vi amate. Se è amore è amore. Tu sola sai. Tu sola Elisabetta. Solo tu. Tu cara, solo tu. Gli atti d’amore sono riconoscibili a chi li agisce. Tu agisci. Tu sola sai.

Me la trovai lì, una sera, dietro la mia porta, bianca come il latte e la sua bellezza irriconoscibile. Era solo bianca: il volto le labbra le braccia le mani e le gambe ritorte. La sorressi.
-Cos’ è successo?
-Del mio corpo non gli è mai importato nulla, pensava solo al suo. Senza amplesso né piacere, finì, finì lì. Quando rientrò dal bagno era cambiato. Si avvicinò e mi disse:
-tu a letto con un vecchio, perché, cosa vuoi da me, che t'aspetti? Godimento a ore? o credi che ti faccia avere un lavoro sicuro? Che ti assicuri? Che t'aspetti eh? Cosa vuole la tua gioventù da me? -Lo guardavo sbigottita. Alzati alzati che cazzo fai lì?-
-come che cazzo faccio, mi hai invitata tu
-ho sbagliato, vattene
-devo…
-non devi niente
-devo rivestirmi per la doccia
-non la fai la doccia, vattene, ancora qui?
-mi sentii morire, mi fu di spalle, mi alzai di scatto e sentii le mie braccia, forti come radici d’ulivo, tendersi, e le mie mani divenute giganti spingerlo. Lo vidi rimbalzare contro lo spigolo del suo camino marmoreo e il suo corpo sembrò tessuto scosso dal vento. Poi un rumore sordo il volto ripiegato tra spalla e pavimento, lui immobile. Il mio cuore non batté, ma per poco. Fu sospeso ma per poco, e impazzì in un attimo. Me ne andai non sapendo se fosse svenuto o morto. Me ne andai.
-Elisabetta, ma cosa ti aspettavi? E Cosa ti aspetti da me? Cosa vuoi che faccia?
-Devi aiutarmi. Se l’ho ucciso subirei un processo e mi chiederebbero perché? E io il perché non lo so. Quando lo spinsi le mani erano leggere e quando lo vidi cadere non sentii nulla. Anestetizzata. E poi il suo volto che mi era indifferente. Sono uscita dal suo appartamento come se avessi compiuto l’atto più innocente della mia vita, come se quella vita non valesse e che io, che lo avrei picchiato fino a ferirmi, lo avevo solo spintonato, avevo spintonato una vita su cui credevo avere dei diritti, di più, credevo mi fosse appartenuta
-Tutte le vite vivono per se stesse, Elisabetta, tutte. Tutti i frammenti di vita sono preziosi e nulla ci appartiene.
-Se è prezioso ogni frammento di vita, è preziosa la mia di vita. Laura, tu non capisci e non sai che si muore così goccia a goccia tra docce non fatte e il cuore sospeso che chiude porte, la porta e la chiave in pugno e blandita come una spada
-Si è preziosi con le chiavi in mano?
-Sì, chi muore ha una chiave. Per uscire per entrare. Ha una chiave che rincuora. Una chiave che raccoglie i frammenti dei frammenti. Una chiave che sa dove riporli e come ritrovarli. Anche lui ha una chiave. Anche steso lì o forse s’è rialzato raccolto sdraiato…forse ora dorme.
Cosa vuoi che faccia?
Che mi aiuti ad andare via da qui. Da questo paese. Via senza sapere se lui è morto o vivo. E non saperlo mai, mai.
Vuoi passare da casa tua?
No, ma ti do la chiave. E’ tua. Mi porterai ad acquistare un abito, un ricambio per un giorno o due. Ma non tornerò tra un giorno o due. Tu va e guarda.
Va bene. Ti accompagno.
Il processo ci fu. Di Elisabetta si persero le tracce. Io fui condannata.

Fine.

Ultima modifica il Martedì, 30 Giugno 2020 19:16

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