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Alla ricerca degli spazi archeologici - per un uso e fruizione corretti

Un immagine del sito archeologico Un immagine del sito archeologico Foto Gerlando Sciortino

Gli spazi appartengono all'umanità. Valorizzarli che cosa significa?

L'esperimento programmato, messo in atto da Giuseppe Parello, direttore del Parco Archeologico di Agrigento, della Valle dei Templi, con ben quarantasette manifestazioni di vario genere, soprattutto teatrale con il Festival Pirandelliano, che abbiamo seguito dal vivo, in agosto, pone due quesiti essenziali: un sito vale in quanto valore di una civiltà in se, oppure la valorizzazione attraverso manifestazioni lo rende bene dell'umanità?
Il sito è un luogo solo per addetti ai lavori, archeologi, amanti delle cose antiche o è luogo di tutti, di chi lo fruisce e lo fa rivivere nel tempo?
Alcuni anni fa in un convegno sull'uso e fruizione dei siti antichi, indetto dalla Regione Sicilia, si posero questi problemi e intervennero grandi del teatro come Luca Ronconi con la sua esperienza e Mario Mattia Giorgetti con il teatro sociale.
E' proprio vero che l'arte e gli artisti consentono con il loro operato, le manifestazioni messe in essere consentono una fruizione larga, chiamiamola nazional-popolare dei siti e consente ad una larga fascia di turisti italiani, siciliani e provenienti da tutto il mondo di avvicinarsi alle grandi bellezza e verità del mondo, un accostamento, in breve, all'arte vera e alla conoscenza.
Abbiamo notato che un bene antico è vero non solo come bene in sé, ma se lo fruisce la gente, un pubblico sempre più vasto; e il turismo culturale si incentiva se viene offerto loro non solo la visita ad un sito archeologico, ma anche se si offre loro in esso la possibilità di arricchirsi attraverso un'opera teatrale, un'opera lirica, uno spettacolo di danza, una sfilata di moda; e, comunque, attraverso manifestazioni di qualità, che consentono alle persone di vedere, arricchirsi, fermarsi, pensare, riflettere lo spazio, e anche visitarlo.
Interessante aver permesso ai visitatori di vedere il Tempio di Giunone di visitarlo  sotto una luna che lo illuminava, aver permesso di assaporare il pluricentenario illuminato ad hoc. Belle le esperienze di Kamarina in tal senso, anche se, a volte, non essendo ben reclamizzate, le manifestazioni vengono perse dai più.
I problemi con le manifestazioni nei siti archeologici sono i costi, l'illuminazione, la logistica, ma superare questi significa valorizzarli e permettere quel turismo culturale tanto auspicato, ma che non viene messo in essere nella realtà, proprio per quell'incapacità di mettere in atto reti tra operatori dei settori archeologici e teatrali ad esempio, che consentirebbero veramente una corretta politica culturale, che mira alla crescita di un territorio. I beni appartengono all'umanità!

Rosanna Bocchieri

Ultima modifica il Sabato, 16 Agosto 2014 07:12

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