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Carlo Lizzani, "Stacco la chiave". E si uccide: perché? - di Mario Mattia Giorgetti

Carlo Lizzani Carlo Lizzani

Carlo Lizzani, regista cinematigrafico di grande prestigio internazionale per il suo impegno per un cinema di denuncia, di responsabilità politica, uomo di sinistra, sereno e ironico verso la vita leggibile in tutte le immagini e nelle interviste rilasciate, ci ha lasciato, morendo suicida, gettandosi dal quarto piano della sua casa romana. E' uscito di scena all'età di 91 anni, con un secco messaggio: "stacco la chiave!". Perché questa frase asciutta, emblematica. Stacca la chiave della vita per un contesto negativo che sta intorno a lui? Perché depresso? Perché si sente inutile per la moglie a letto ammalata da tempo? Non crediamo, sarebbe stato un atto di vigliaccheria non degno di lui che viveva per un sostegno ai diseredati, ai i lavoratori, agli umili, per una vita migliore. Perché aveva un vuoto professionale? No, perché stava lavorando ad un progetto cinematografico sul tema del fascismo.
Allora, perché questo gesto insano che evoca quello del regista Mario Monicelli che si è tolto la vita gettandosi da una alta finestra di un ospedale romano. Ma Monicelli aveva una giustificazione forte: un male da cui non aveva più scampo.
Allora, ci vengono alla mente altri interrogativi. Pur affermando che ognuno della propria vita può farne ciò che vuole, questo principio non può essere valido quando intorno al soggetto ci sono legami d'amore, di affetto, familiari, poiché questo contesto fa parte della realtà da lui creata e quindi con essa in relazione, la sua scelta di uscire dal mondo deve essere almeno condivisa.
Lizzani aveva molte realtà intorno a lui: la famiglia, la comunità di esseri umani che hanno collaborato alla sua vita di regista, ma sopratutto con la vita che ha messo a disposizione con e per gli altri.
"Stacco la chiave!", non una parola che spieghi la motivazione, non un preciso destinatario. Non se la sentiva di dare spiegazioni? Non ha voluto dialogare con se stesso, con uno scritto da lasciare a qualcuno? È su questo comportamento che ci vengono alla mente altre domande. Nella storia dell'Uomo molti artisti, per restare in questo ambito, quando si accorgono che il loro "ruolo" viene abbandonato dal corpo e dalla mente, minati dal tempo, dalla vecchiaia, dal disfacimento creativo, preferiscono vincere sulla dissoluzione che il Tempo determina. Escono di scena con un atto, un segno, eclatante che faccia notizia: chi si spara, chi si getta nel vuoto. Segni che richiedono un attimo di grande coraggio, senza dare spazio ad alcuna riflessione. Un atto di sfida: stacco la chiave io dalla vita prima che fatti esterni stacchino la chiave a me.
Oltre il dolore che la notizia ci ha procurato, avendo lavorato con lui in tre film, avendolo come lucido interlocutore in una lunga intervista per un documentario sul "Caso Sacco e Vanzetti"; oltre il dolore, dicevamo, il suicidio solleva in noi un grande tema: la Vita dell'artista non può cedere al Potere del Tempo. L'artista, sempre per restare in questo ambito, non può assistere al decadimento della sua creatività, della sua vita d'artista per un pubblico a cui si è sempre rapportato. L'altra vita, quella quotidiana, strettamente privata, riservata, non si concilia con il mondo della creatività. Ma il Tempo opera sullo strumento "corpo" e uccide le sue capacità. Ecco, forse, il vero intimo pensiero (che resterà sempre un mistero) affidarsi all'attimo di coraggio da cui una volta attivato, non si torna indietro.
Ricorderemo Lizzani per quello che la sua arte di regista cinematografico ci ha lasciato e dimenticheremo quella secca frase: "Stacco la chiave!".

Ultima modifica il Lunedì, 07 Ottobre 2013 18:20
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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