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Rabicano, Festival Internazionale di Teatro per gli Spazi Aperti, Ferrara. -di Franco Acquaviva

“Il Cammino di Nora”  di e con Roberta Carreri “Il Cammino di Nora” di e con Roberta Carreri

“Quijote!”
Una produzione Teatro Nucleo
Con il sostegno di MiC, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ferrara
Regia Horacio Czertok, Natasha Czertok
Scenografia Laboratorio Scenografia Pesaro di Lidia Trecento, Remi Boinot
Costumi Remi Boinot, Maria Ziosi
In scena  Lisa Bonini, Francesca Caselli, Horacio Czertok, Stefano Del Biondo, Giovanna Latella, Martina Mastroviti,  Giovanni Simiele

“Il Cammino di Nora”
Di e con Roberta Carreri
Prod. Nordisk Teaterlaboratorium – Odin Teatret
Rabicano, Festival Internazionale di Teatro per gli Spazi Aperti, Ferrara, venerdì 3 maggio 2024

Con il nome del cavallo che porta Astolfo sulla luna alla ricerca del senno di Orlando parte il nuovo festival di teatro negli spazi aperti del Teatro Nucleo, nel 50esimo della sua fondazione, a Ferrara. Rabicano, cavallo con le ali: non per staccarsi da terra,  insensibili alle cose degli uomini, ma per recuperare un senno e un senso a qualcosa che nel mondo storico si sta consumando nel ritorno al dissennato e all’insensato. Rabicano può incontrare idealmente almeno altri due cavalli prodigiosi: il Marco Cavallo di Scabia-Basaglia a Trieste, cavallo m(alato) che ritrova salute diventando simbolo, e il Ronzinante di Don Chisciotte, esatto opposto dell’ipermobile Rabicano, ma anch’esso struttura biologica impressa di materia sognante. Scheletricità, si direbbe, affratellata al gesto nudo della poesia, come fossimo davanti a un “realismo glabro dell’anatomia/ lode dell’esattezza e del nitore”, per dirla con un verso di Antonella Anedda. “Realismo glabro”, che si volta in chiave metallurgico-fiabesca nel Ronzinante che abbiamo visto cavalcato dal Don Chisciotte di Horatio Czertok nello spettacolo “Quijote!” del Teatro Nucleo, al debutto. 

Ma procediamo con ordine. La serata di apertura è a Palazzo dei Diamanti con “Il Cammino di Nora” di Roberta Carreri, quella che, con linguaggio coniato all’Odin Teatret, si è voluta chiamare “dimostrazione di lavoro”. L’attrice ci mostra come un’improvvisazione, cioè la creazione di una struttura gestuale e vocale su tema dato dal regista, si possa ripetere, affinare, in un processo di crescita interna fino a farne un’ala pronta al volo per le associazioni dell’attore e del regista. Giustamente Carreri distingue tra “azione” e “movimento”. L’attore lavora con le azioni fisiche non con movimenti. Quando però le azioni fisiche sono montate, si percepisce una danza, che è tuttavia riluttante a farsi puro disegno: si muove per resistenze improvvise, sblocchi, accumuli e cessioni di energia, per contrasto di dinamismi. Vola, ma con i piedi per terra. E stando a terra può vedere con gli occhi dello spettatore che guarda e specchiarlo in questa peripezia di forze al lavoro. Il momento clou della dimostrazione, condotta con grande garbo e maestria, è quello in cui Carreri mostra il possibile nesso tra la piena fisicità di questo processo e le necessità di naturalismo psicologico implicate nel confronto con un testo classico come “Casa di bambola” di Ibsen. 

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“Quijote!”, regia Horacio Czertok, Natasha Czertok. Teatro Nucleo

La serata continua poi nella piazza di Pontelagoscuro. “Quijote!” è la ripresa di un lavoro storico della compagnia (400 repliche in 3 continenti), che viene rimesso in scena con attori giovani, guidati dalla indomita erranza di Horatio Czertok: un cavaliere del teatro fuggito dalla dittatura militare argentina insieme alla compagna Cora Herrendorf all’inizio degli anni ’70, che ha fatto del mondo la sua patria e di Ferrara la sua luna ariostesca. Lo spettacolo mette in scena tutta la strumentazione del teatro di strada di più nobile estrazione: macchinerie semoventi; fuochi d’artificio; i cavalli di Chisciotte e Sancio tricicli assemblati da artisti del ferro con teste-teschi di cavallo di ferro lucente. Una sarabanda di apparizioni-allucinazioni contro cui Chisciotte combatte per tener fede alla sua etica di cavaliere: e sono coreografie danzate e acrobatiche eseguite dai giovani attori. Un senso di festa accompagna l’affollato spettacolo (di pubblico e di sorprese), quasi il sogno che un teatro sia ancora necessario come giostra gioiosa di tutte le culture; come dito puntato alla luna; come poesia del pericolo e dell’amore di esistere. 

Franco Acquaviva

Ultima modifica il Lunedì, 13 Maggio 2024 10:11

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