venerdì, 19 agosto, 2022
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PARIGI: spettacoli all’Istituto Italiano di Cultura e al Teatro des Abbesses. -di Maria Pia Tolu

"Monjour". Foto Andrea Macchia "Monjour". Foto Andrea Macchia

All'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, in questo momento di quasi post Covid, le attività culturali si susseguono generosamente in uno sgranarsi di avvenimenti di qualità. Merito del Direttore Diego Marani, uomo dalla vasta esperienza culturale e finissimo conoscitore della lingua francese. Accogliente, affabile, è sempre presente e riceve egli stesso il pubblico che ogni sera accorre all’Istituto.
Incoraggiare e rendere innovativo il rapporto culturale e linguistico fra i due paesi, Italia e Francia: così simili, così diversi. Paesi di cui ha una profonda conoscenza. Nella sala del bellissimo Hotel Galiffet dove ha sede l'Istituto si possono ammirare mostre fotografiche come quella di Leo Pellegatta e di designer italiani, quali ad esempio Ettore Sottsass. Senza parlare delle conferenze e dei concerti.
Ultimamente abbiamo assistito alla performance di Silvia Gribaudi, danzatrice e performer che non ha bisogno di presentazioni. Famosa in tutto il mondo, porta avanti la sua ricerca sul corpo in rapporto al riso. Cosa che, già di per sé, chiedo venia se lo sottolineo, è davvero originale, visto che si tratta del corpo femminile. E così sul palco dell'Istituto, ecco la sua performance. Siamo davanti al corpo di una donna che ha passato gli anta e il cui viso rammenta nello stupore talvolta vero, talvolta finto, il grande Buster Keaton. Sì, perché immediatamente si instaura una specie di sottile sollecitazione che tende a coinvolgere lo spettatore. Basta citare il momento in cui lei gioca distrattamente ma insistentemente con lo spallino del reggiseno, si dà schiaffetti sul corpo mentre il suo volto ora esterrefatto, ora compiaciuto, ora triste, per ricordare il grande Buster Keaton. Questo scatena nel pubblico sorpresa, identificazione, imbarazzo e divertimento. In sala gambe si accavallano e si scavallano. Dita che si pizzicano il naso, qualche sospiro e poi...la risata a volte soffocata, che a volte esplode in un fou rire. Per dire che la risposta del pubblico (francese e italiano) è stata evidente e forte.
Uno dei principali intenti della Gribaudi è infatti di coinvolgere il pubblico in maniera possibilmente creativa.

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E ora spostiamoci al Teatro Les Abbesses: in scena due spettacoli, il primo è Lucia. La protagonista ha una taglia maxi e danza fra giravolte, flessuosa ed elegante. Si esibisce agile in mosse di karatè. Maliziosa, ogni tanto pronuncia qualche parola come joli. Disinvoltura e una piccola tristezza si mescolano. Il finale la vede sdraiata su un fianco come una sognante sirena autoironica.
Scendiamo nella sala inferiore del Teatro des Abbesses dove è proiettato un documentario e dove signore che hanno oltrepassato da un po' gli anta sono seminude. In fila fanno ginnastica, compiono gesti inventati lì per lì nel corso di questo stage. Uno dei tanti che Silvia Gribaudi ha proposto e realizzato.
Queste dame sono consapevoli di essere riprese dalla telecamera dell'artista che forse non sarà accondiscendente, ma affettuosamente sobria, questo sì.
Tra questi documentari proiettati ce n'è stato uno che ha colpito davvero l’attenzione: la Gribaudi è ripresa sola sullo sfondo di paesaggi urbani che fanno da cornice, ora danzando, ora camminando, sembra ridisegnare lei stessa lo spazio col suo movimento.
Va detto che a questo punto della sua esperienza è emerso in lei il desiderio di mettere in scena il corpo maschile in guisa di una nuova esplorazione per liberarlo dalla mercificazione che avviene anche su di esso.
Questa riflessione si concretizza nella seconda parte dello spettacolo dal titolo Monjour, visto dopo Lucia. Che dire di questa Boy Band? Si ha l'impressione del desiderio di destrutturare gli stereotipi sulla mascolinità sexy e attraente e che dice di no agli stereotipi e alla commercializzazione. Questi boys sono teneri e sembrano farsi beffe di loro stessi.
A un certo punto di Monjour, a spettacolo avviato, la Gribaudi esce dalle quinte ed entra sul palco.
L'azione è inaspettata e già di per sé un coup de théâtre. Silvia spiazza con la sua bravura alla Buster Keaton, interagisce coi suoi compari e infine getta un ponte fra loro e il pubblico che risponde turbato ed entusiasta.
Da ricordare anche quello che Silvia mi ha detto prima delle svariate performance a proposito del corpo dopo la pandemia: "Ho sentito in me il bisogno di ritrovare dopo tanto silenzio, il corpo, e di abbinarlo alla vitalità, alla gioia. Credo che sia un sentimento diffuso."
Niente di più vero. La prova? L'enorme successo e l'emozione suscitata all'Istituto di Cultura e al Teatro des Abbesses.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Marzo 2022 00:14

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