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Teatri Uniti - "Rua Catalana " e "Chiove"

"Chiove", regia Francesco Saponaro "Chiove", regia Francesco Saponaro

Rua Catalana

In diretta sulle pagine Facebook di Casa del Contemporaneo, Teatro Ghirelli e Teatri Uniti
Chiove
da Pau Mirò

regia di Francesco Saponaro

fotografia di Mario Amura

traduzione in napoletano di Enrico Ianniello

con Chiara Baffi, Enrico Ianniello e Giovanni Ludeno

prodotto da Angelo Curti e da Teatri Uniti
Domenica 29 novembre 2020

Il teatro non si ferma. Il teatro, che da sempre Resiste, tiene fede alla sua vocazione, a una missione mai fondamentale come in questo momento: lottare per sopravvivere alla pandemia, alle misure restrittive anti covid, a provvedimenti della politica (spesso controversi e poco comprensibili) che hanno scelto di chiudere per prime le sale teatrali e cinematografiche. In barba agli sforzi immani di esercenti e direttori artistici, compiuti allo scopo di riaprire in sicurezza dopo l’estate e avviare i palinsesti. Tutto inutile, sipario calato, ben prima che le zone in tutta Italia si colorassero.
Il teatro, tuttavia, non si ferma e questo Casa del Contemporaneo lo sa bene. Il gruppo, che promuove spettacoli in quattro teatri della Campania e su tre città diverse (Napoli, Salerno e Castellammare) in questo periodo è una fucina di attività ed eventi, tra laboratori, incontri e rassegne: tutto rigorosamente online e a distanza.
Chi scrive ha avuto modo di seguire, per esempio, il progetto Rua Catalana, ripartito domenica 29 novembre 2020, alle 19, con Chiove – e che proseguirà domenica 6 dicembre 2020, sempre alle 19, con Jucature –. Rua catalana è il percorso dedicato alla drammaturgia catalana in Campania che, dopo il debutto a luglio durante il Napoli Teatro Festival Italia, avrebbe dovuto (al netto del covid) intraprendere un tour lungo quasi due mesi nei teatri della regione.
In diretta sulle pagine Facebook di Casa del Contemporaneo, Teatro Ghirelli (Salerno) e Teatri Uniti, dunque, vanno in onda due film, relativi ai due spettacoli che rappresentano esperimenti di traduzione dal catalano al napoletano, «in una sorta di scrittura transmediterranea».
Chiove, di Pau Mirò, per la regia di Francesco Saponaro, prodotto da Angelo Curti e da Teatri Uniti, è il titolo del primo appuntamento della versione virtuale di Rua Catalana. Virtuale, ma (vi assicuriamo) non meno intensa ed emozionante. Una visione di impatto notevole e carica di un messaggio che scuote, necessario soprattutto in questa fase di torpore generale.
Saponaro cura la regia di Chiove, sia come spettacolo teatrale che come mediometraggio; quest’ultimo, in particolare, avvalsosi della fotografia di Mario Amura, è allestito e filmato in tempo reale, da un appartamento/set dei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Chiove è tratto dal testo originale Plou a Barcelona, (come accennato) di Pau Mirò, giovane autore rivelazione catalano, mentre la traduzione in napoletano è di Enrico Ianniello, che ne è anche interprete insieme a Chiara Baffi e a Giovanni Ludeno.
La storia narrata è in sé semplice: una giovane prostituta, il suo fidanzato-pappone e un distinto cliente coinvolti in un triangolo amoroso. A trascinare poco a poco lo spettatore in questo menage, che lo lascia fino all’ultimo frame col fiato sospeso, sono le caratteristiche sorprendenti dei personaggi: lei aggrappata alle frasi poetiche nei cioccolatini, a nomi di scrittori impronunciabili, a speranze in un domani di riscatto opaco quanto criptiche poesie; divisa tra un fidanzato/sfruttatore sepolto vivo e un cliente irresistibilmente gentile e premuroso. Entrambi drammatici: il primo, carceriere disperatamente determinato a tenere insieme a lui nella gabbia la sua vittima; il secondo, da buon libraio, guida verso nuovi orizzonti di ossigeno, conoscenza, libertà.
Chiove è una narrazione amara sulla voglia di tenerezza, sul desiderio di sfuggire alla solitudine dell’anima: perfino la brutalità meschina di Carlo, il fidanzato pappone, è raccontata in maniera commovente, ovvero in contrasto con la collezione di frasi dei cioccolatini condivisa insieme alla fidanzata Lalli.
Ianniello compie un ottimo lavoro di traduzione, facendo emergere del dialetto napoletano il suo principale pregio: la vivacità nel rendere il mistero che si nasconde dietro l’apparente banalità di vite minuscole, gli istinti, gli anfratti dell’anima.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Martedì, 15 Dicembre 2020 19:06

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