giovedì, 28 maggio, 2020
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Se Mina canta nel carcere di Messina - «E allora sono tornata!» il laboratorio con le detenute condotto da Tindaro Granata. -di Nicola Arrigoni

Mina Mina

Se Mina canta nel carcere di Messina
«E allora sono tornata!» il laboratorio con le detenute condotto da Tindaro Granata
di Nicola Arrigoni

E allora sono tornata!- titolo liberamente tratto dall’ultimo album di Mina/Fossati – potrebbe esprimere il sogno dell’improbabile ritorno sulle scene della Tigre di Cremona. Ottant’anni appena compiuti la signora della canzone mondiale è almeno idealmente entrata nel carcere femminile di massima sicurezza di Messina, grazie a un laboratorio teatrale molto particolare, condotto dall’attore e regista Tindaro Granata. E allora sono tornata! è quanto vorrebbero sentire dire da Mina le detenute del carcere di Messina nel teatro Piccolo Shakespeare quando sarà possibile mettere in scena lo spettacolo dedicato alla grande cantante cremonese. Perché Mina ritorna per tutti ogni volta che la sua voce libera, inonda i corridoi del carcere. E forse quel E allora sono tornata! potrebbe essere declinato al plurale: e allora siamo tornati in scena dopo lo stop da Coronavirus. Tindaro Granata, attore, drammaturgo, coadiuvato dall’aiutoregista, Antonio Previti con una decina di detenute ha lavorato sull’essere donna, all’interno della realtà carceraria, prendendo proprio la Tigre di Cremona come simbolo di una femminilità dirompente e potente che sa essere e risorgere grazie alla forza della sua voce e all’assenza del corpo. Questa condizione di assenza – che Mina persegue con determinazione monacale dal 1978 – è diventata una metafora anche per la condizione femminile oltre le sbarre. L’attore e drammaturgo siciliano ha lavorato sulla ricostruzione del femminile in donne per cui il fatto di essere donna viene inevitabilmente castrato nella condizione carceraria. L’iniziativa laboratoriale è stata possibile grazie al fatto che nel carcere messinese è stata creata La libera Compagnia del Teatro per Sognare, un progetto nato grazie al sostegno della Caritas diocesana di Messina con l’arcivescovo Giovanni Accolla che segue le detenute nel loro percorso di riscatto, padre Nino Basile direttore della Caritas e che trova quotidianamente il supporto della direttrice dell’istituto, Angela Sciavicco, del comandante della Polizia Penitenziaria, Antonella Machì, del presidente del Tribunale di sorveglianza, Nicola Mazzamuto. «Per ora è tutto fermo, ma un primo assaggio di E allora sono tornata! lo si è avuto nei mesi scorsi – continua Granata -. Le ragazze continuano a lavorare, ma abbiamo voluto far uscire la comunicazione e il video dello studio in occasione degli 80 anni di Mina, le abbiamo voluto fare un regalo. Abbiamo fatto di più. Abbiamo chiesto al direttore del giornale «La Provincia di Cremona», Marco Bencivenga di lanciare dalle colonne del quotidiano della città di Mina gli auguri della compagnia alla più grande cantante italiana nel mondo». Insomma il teatro sembra unire – almeno idealmente – Cremona, Messina e Lugano nel segno della grande Mina, delle donne, della femminilità come segno di amore di sé stesse anche in situazioni estreme come quella carceraria.

E ALLORA SONO TORNATA

«Lo spettacolo è nato da un’idea: recuperare la femminilità, il fascino, l’essere donna, una condizione che rischia di perdersi nel tempo senza sviluppo, nello spazio sempre uguale del carcere – continua Tindaro Granata -. Da qui l’idea di riproporre l’ultimo concerto di Mina alla Bussola nell’agosto 1978. Sono partito dalla scaletta di quel concerto per costruire insieme alle ragazze uno spettacolo in playback in cui i corpi delle attrici/detenute traducessero con la propria mimica, trucco e parrucco, le emozioni, i gesti, la seduzione e la malinconia suggeriti dalla voce di Mina. Abbiamo realizzato un racconto emotivo in cui la voce inconfondibile della Tigre di Cremona trova nuovi corpi nelle detenute/attrici della compagnia. Ogni attrice ha fatto emergere aspetti della propria personalità che aveva sotterrato, dimenticato. Devo confessare che in più punti mi sono commosso fino alle lacrime».
«Il titolo E allora sono tornata!» è rivolto anche a tutti i detenuti che frequentano il Piccolo Shakespeare, perché è un teatro vero e non sembra di stare in carcere, qui gli attori ritornano a sognare, a sperare, grazie anche ad una bella squadra artistica, formata dall’aiutoregia, Antonio Previti, dall’attore Pippo Venuto, dalla coreografa Giorgia Di Giovanni, dalle detenute che si occupano anche delle luci e del suono, dalla costumista Francesca Cannavò con l’aiuto anche dell’istituto d’arte Basil e con il trucco affidato a Jo Rizzo e il parrucco di Carmelo D’Arrigo», spiega Daniela Ursino ideatrice di tutto il progetto con l’Associazione D’aRteventi e direttrice artistica del teatro Piccolo Shakespeare. «In E allora sono tornata! le attrici hanno un’età che va dai 24 anni ai 60, ma per tutte Mina rappresenta un modello, un simbolo - spiega ancora l’attore siciliano - vestire la voce di Mina con i loro corpi ha trasformato le mie attrici messinesi in vere dive, ha permesso loro di recuperare il loro essere donne. Per questo il titolo dello spettacolo e del laboratorio, non è solo un omaggio alla Tigre di Cremona ma è un ritorno vivo, autentico del rapporto di ognuna di loro con la propria femminilità».

E allora sono tornata

«Giorno dopo giorno il lavoro di Tindaro Granata e lo spettacolo E allora sono tornata! si sono arricchiti dell’anima di queste donne dal vissuto duro e impegnativo, intriso di conflitti enormi – afferma Daniela Ursino, -. Le protagoniste sono donne giovani, belle, desiderose di riscatto, desiderose di dimostrare che non sono quello che si presume possano essere, se pur con gli errori fatti, sono donne dai grandi sentimenti, sono madri private dei loro figli, lontane dai loro affetti, donne che lì dentro, non ricordano i gesti più semplici e quotidiani che facevano, e, oggi, con noi, in teatro e attraverso la voce e le emozioni che riesce a trasmettere un gigante di Donna e Artista come Mina, vogliono urlare .... E allora sono tornata!. Tindaro ha voluto vederle Dive a tutto tondo, truccate, luccicanti, con i tacchi, che in carcere non mettono mai, raccontare se stesse attraverso l’interpretazione in playback dei testi cantati da Mina. I testi delle canzoni sono stati scelti dalle detenute, ognuna di loro si è ritrovata in una canzone e da lì non è immaginabile cosa sia venuto fuori».
«Buon compleanno Mina», è l’augurio delle detenute attrici del carcere di Messina per l’ottantesimo compleanno della Tigre di Cremona, come inno alla femminilità riconquistata, tornata a vestirsi della voce della grande cantante per dire: «Siamo tornate, siamo donne, anche dietro le sbarre».

Ultima modifica il Giovedì, 26 Marzo 2020 19:03

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