giovedì, 05 dicembre, 2019
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MARATONA MONOLOGHI - "Mary Frankenstein - Tutti i mostri di Mary" di Claudio Forti -di Giovanni Moreddu

Maratona Monologhi al Studio Arti Sceniche di Sipario Maratona Monologhi al Studio Arti Sceniche di Sipario

Taglia novembre in due il secondo appuntamento di Maratona Monologhi presso lo Studio Arti Sceniche di Sipario in Via Garigliano 8, a Milano. La prassi è sempre la stessa, consolidata, ma ogni volta si arricchisce di un aroma diverso che ne fa apprezzare l'ensemble. Il palco non è occupato dal leggio, non una sedia in scena.
Solo un grande telo bianco su cui pixel di mare vengono proiettati continuativamente alternati a due grandi occhi rossi. Ci immergiamo così nell'atmosfera romantica di Claudio Forti con "Mary Frankenstein - Tutti i mostri di Mary". Il romanticismo vero, secondo l'autore, che fa sobbalzare fra il genio incontrollabile e la vita avventurosa di Mary Shelley. La protagonista è la siciliana Diana D'Angelo che ripercorre la vita del genio letterario, in perenne discontinuità fra verità e sogno, incubo e realtà, alba e tramonto. D'Angelo ci presenta il travaglio di un figlio perduto, avventure sessuali più o meno volute, amori cercati e imposti, marciume delle locande. La solitudine di un sole fatto di cera che tutti i giorni cala, lasciando spazio a una luna di paura. Fino a che punto autore e personaggio possono sovrapporsi? Forti lascia sul ciglio, in punta di piedi, un pubblico che si chiede se il mostro già non albergasse dentro l'autrice britannica. Il personaggio sviluppa evidenti, tesi conflitti col procedere del testo che si corona di un'atmosfera onirica e carnale allo stesso tempo, rischiarata soltanto dalla luce di una candela. Una prigione da cui Mary non può più uscire, che diventa sempre più piccola mano a mano che nutre la creatura e la imprime su carta, pagina dopo pagina. Ha partorito un mostro che, rompendo il bozzolo, è poi diventato autonomo lasciando il genio da solo con la sua speranza che però, anche con la sala piena, non le tiene abbastanza compagnia. L'interpretazione della D'Angelo è pulita e narrativa, sostenuta da un'ottima tecnica: qualità indispensabili per un monologo che, basato sulla parola, ha tutte le carte in regola per essere anche didattico.
A concludere la serata, Mario Mattia Giorgetti che omaggia Yannis Hott con il suo monologo politico-demenziale "La mano del presidente". Un clima satirico, con una mano piantata sul leggio che si diverte a fare i dispetti a questo "Presidente universale": un incrocio tra la famiglia Addams e Mastro Geppetto. Ma 'la colpa che là giù cotanto costa' è difficilmente attribuibile. Al palmo o al capo? Scelta difficile, gioco da villano. Intanto Giorgetti intona un jingle che coinvolge l'intero studio tra i travestimenti, le brutte figure e l'ilarità equivoca dell'uomo di potere, leader indiscusso del movimento cinque dita. Un testo interessante che alterna prosa e poesia, ma più che i versi, ad essere sciolto è il personaggio di Jolly Capitale sostenuto dalla scintilla cantastorie di Giorgetti.

Ultima modifica il Domenica, 17 Novembre 2019 02:09

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