mercoledì, 10 agosto, 2022
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Accademia di Belle Arti di Venezia - Convegno Scenografia e Costume

Gianrico Becher, Madama Butterfly, Venezia, Teatro la Fenice, 1972 Gianrico Becher, Madama Butterfly, Venezia, Teatro la Fenice, 1972

CONVEGNO SCENOGRAFIA E COSTUME
Maestri e giovani talenti contemporanei, storici di settore, operatori e artisti della scena teatrale

E' la prima volta in Italia che si dedica un convegno alla scenografia e al costume, purtroppo sono aspetti del teatro ai quali spesso non è dedicata la giusta attenzione e che meritano oggi più che mai di essere valorizzati, in un momento storico di crisi dove la cultura non se la passa troppo bene. Nel teatro a soffrire per primi dei tagli sono spesso, si sa, gli allestimenti scenici e i costumi, tanto che stanno quasi scomparendo...Facendo credere il pubblico ad una scelta di regia...Si fa quel che si può! Ad ogni modo l'Accademia di Belle Arti di Venezia ha organizzato il Convegno Scenografia e Costume con una volontà, direi quasi militante, di conservazione dei saperi storici. L'obiettivo formativo consiste nel mettere a confronto gli studenti con le realtà produttive ancora esistenti, dando voce ad alcuni tra i più illustri professionisti del settore scenico. Gli alunni del corso di scenografia e costume dell'Accademia già durante il percorso formativo vengono a relazionarsi con realtà professionali, collaborando proficuamente con il Teatro della Fenice in numerosi allestimenti della programmazione operistica.
Bisogna riconoscere che gli studenti dell'accademia di Venezia sono piuttosto fortunati rispetto ai loro colleghi in altre parti d'Italia. L'edifico dell'Ex Ospedale degli Incurabili, dove risiede la sede dell'istituto è di una bellezza unica, le aule affacciano sul canale della Giudecca e un ampio chiostro colonnato funge da punto di incontro a gruppetti di studenti, che prendono il sole discutendo dei loro progetti artistici.
Cosi in un'aula magna gremita di giovani si sono alternati per tre giorni consecutivi una carrellata di Storici dell'Arte; Professori; Costumisti; Scenografi e tecnici del settore.

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Ad organizzare i lavori Ivana d'Agostino docente accademica per i corsi di Storia dell'Arte e del Costume e di Storia della Scenografia contemporanea. La professoressa oltre ad un'intensa attività di critica d'arte e curatrice, ha una grande conoscenza delle arti sceniche, avendo lavorato lei stessa in qualità di costumista e scenografa, collaborando con alcuni tra i più prestigiosi professionisti come Eugenio Guglielminetti, Danda Ortona e registi tra i quali Ugo Gregoretti e Pupi Avati.
Con questo convegno inedito la Professoressa d'Agostino ha voluto creare un luogo di riflessione dove tutte le realtà potessero trovarsi a confronto, studenti, artisti e storici. Per discutere insieme sul valore delle arti sceniche oltre che ricordare le fasi storiche che hanno determinato l'evoluzione della scenografia e del costume fino ad oggi. Perché non è possibile creare qualcosa di nuovo se non si conosce ciò che è stato prima. Come ci racconta la Professoressa D'Agostino:"Il teatro è un grande contenitore dei saperi ognuno con il suo taglio diverso deve portare un contributo alla storicizzazione dei contenuti"

Il Convegno è stato organizzato con un doppio scopo didattico e storiografico, suddiviso in tre giornate ognuna con una tematica precisa. Il primo giorno dedicato alla divulgazione dei saperi teatrali; il secondo giorno dedicato ai costumisti e alle sartorie teatrali e il terzo giorno agli scenografi suddivisi in scenografi/architetti e scenografi/pittori.
Ma scendiamo un po più nello specifico, per raccontarvi cosa si è detto nei tre giorni.
Ad aprire i lavori Il primo giorno mercoledì 18 Gennaio è stata proprio l'organizzatrice Ivana D'Agostino con un excursus storico sulla nascita del corso di scenografia presso l'Accademia di Belle Arti.
La Professoressa D'Agostino ha spiegato come la scenografia nel '900 sia diventata una materia a sé stante, diversa dalla pittura, che già veniva insegna in passato nelle accademie. Con l'evolversi dello spazio scenico è stato necessario formare dei professionisti in grado di costruire la scena.
Tanto per dare un'idea generale al lettore la scenografia può essere pittorica: quindi bidimensionale e priva di accessori sulla scena o costruttiva tridimensionale e servire a l'azione degli attori. Il cambiamento da pittorica a costruttiva è relativamente recente, dal Rinascimento la scena è sempre rimasta dipinta solo nel XX Sec. lo spazio scenico è diventato tridimensionale con vere e proprie strutture architettoniche.
Il cambiamento è cominciato in Italia grazie ai futuristi, influenzati dal costruttivismo russo che mirava ad un'esaltazione dell'estetica industriale e quindi ad un'accentuazione geometrica e organizzata dello spazio. I futuristi dunque hanno portato a galla il problema della scena costruita.
L'intervento successivo della Professoressa Maria Alberti ha spiegato dettagliatamente il ruolo specifico dell'intellettuale Anton Giulio Bragaglia nel rendere possibile la sperimentazione tridimensionale a molti artisti delle avanguardie presso il Teatro Sperimentale degli Indipendenti. Bragaglia organizzava delle mostre dove gli scenografi potevano esporre le maquettes e quindi dei modellini plastici delle loro scene e non solo i classici bozzetti, stimolando la curiosità del pubblico verso nuove forme di rappresentazione.

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Ad aprire I lavori il secondo giorno, giovedì 19 è stato Gianluca Falaschi, costumista di successo della nuova generazione, che ha lavorato con numerosi registi tra i quali: David Livermore; Arturo Cirillo; Alessandro Gassmann; Ricci&Forte e tanti altri. Vincitore del premio Abbiati e del premio Ubu per i migliori costumi.
Falaschi ha sottolineato l'importanza della tradizione dei grandi maestri costumisti del "periodo d'oro" del teatro italiano. la generazione di quelli che hanno dato vita all'eccellenza costumistica in Italia: Anna Anni; Odette Nicoletti, Franca Squarcipino; Lele Luzzati e Santuzza Cali; Pier Luigi Pizzi; Vera Marzon, Zaira de Vincentiis.
"Possiamo considerarci depositari dei grandi maestri, viviamo una stagione economica difficile, ma non dobbiamo scordarci del passato quando agiamo in scena"
Inoltre Falaschi ha analizzato gli aspetti che hanno modificato il costume contemporaneo rispetto all'epoca precedente. Il cambiamento portato dalla crisi economica ha avuto un impatto negativo sul ridimensionamento dei costi dedicati al costume negli spettacoli. Le stagioni teatrali, essendo diventate ininterrotte hanno provocato una drastica accelerazione della tempistica, pertanto uno spettacolo che un tempo si faceva in sei o nove mesi adesso invece si realizza in tre mesi, con soli quaranta giorni di progettazione.
Inoltre falaschi ha posto l'attenzione sul cambiamento nella concezione del corpo in scena per mezzo della drammaturgia germanica e del teatro danza, che hanno modificando la concezione della plasticità fisica del corpo dell'attore, fino a renderlo aspetto centrale dell'azione scenica. Il costume si è dovuto adattare cercando di dare più enfasi alla natura del corpo del personaggio.
Subito dopo è intervenuta la costumista di grande fama Nanà Cecchi, che ha alle spalle una lunga e proficua carriera presso il Teatro dell'Opera e anche nel cinema, dove tra gli altri, ha firmato i costumi per il film I paladini, Storia d'armi e d'amori con cui ha vinto il David di Donatello.
Nanà ci ha raccontato la sua esperienza nella creazione di armature con una serie di immagini anche molto suggestive sulle corazze da lei realizzate con varie tecniche antiche.
Nanà ha spiegato agli studenti dell'Accademia come le sfaccettature del mestiere del costumista prevedano anche l'uso delle tecniche artigianali più tradizionali. La techné degli antichi greci, che indica il saper fare, e forma un crocevia tra la creazione artistica e le contingenze pratiche progettuali. L'artigiano è maestro nel suo campo ed eleva a dignità artistica il suo manufatto. "Senza la specificità dell'arte sartoriale il costumista non sarebbe nulla"

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Nel pomeriggio il convegno è stato interamente dedicato al savoir-faire delle sartorie.
Una delle sartorie più importanti tanto nel teatro quanto nel cinema è la sartoria Tirelli, fondata nel 1964 da Umberto Tirelli.
I primi lavori per Anna Anni per l'Opera di Roma e successivamente per Pier Luigi Pizzi e Piero Tosi. Successivamente la sartoria ha lavorato per Luchino Visconti; Fellini con Danilo Donati; Milena Canonero; Franca Squarciapino e tanti altri. Negli anni la sartoria ha raggiunto un successo internazionale con la realizzazione dei costumi per ben sedici film che hanno vinto il premio Oscar di miglior costume.
Inoltre Umberto Tirelli era un'appassionato collezionista di vestiti antichi che scovava ai quattro angoli del mondo, ha formato una delle più grandi collezioni di costume con ben 15.000 pezzi, dei quali alcuni, per il loro interesse storico, sono stati donati al Metropolitan Museum di New York o al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Dalla scomparsa del fondatore, il direttore è stato Dino Trappetti che ultimamente sta passando la mano a Laura Nobile che avrebbe dovuto prendere parte al convegno, ma è stata impossibilitata a causa di impegni lavorativi urgenti.
Presente invece al convegno Bruno Pieroni, direttore della Ditta Pieroni, un'eccellenza a livello internazionale nella produzione di copricapi destinati al cinema e al teatro. Nata negli anni 40 per opera del padre Massimo Pieroni, la ditta ha saputo conquistare la notorietà lavorando con tutti i costumisti del cinema italiano di Cinecittà e successivamente con le produzione Hollywoodiane, con le quali collabora tutt'ora, mantenendo le stesse tecniche artigianali antiche che venivano usate nel XIX Sec.
Bruno Pieroni ha ricordato come fosse importante mantenere e portare avanti le tradizioni che caratterizzano le maestranze italiane e che purtroppo spesso si interrompono a causa di una scarsa conoscenza da parte dei giovani che non continuano il lavoro. I saperi non vengono tramandati alle nuove generazioni e pertanto alcune specificità artigianali spariscono, come ad esempio le ricamatrici specializzate.
Un alunno che ha saputo assorbire i saperi trasmessi dal maestro è Andrea Cavalletto. Relatore del convegno, ha portato la sua testimonianza per dare motivazione alle nuove generazioni. Cavalletto infatti è un ex-allievo dell'Accademia di belle Arti di Venezia, successivamente ha studiato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con il grande Piero Tosi.

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Ricordiamo, en passant, che il maestro Tosi era il costumista di Luchino Visconti, oltre che di Mauro Bolognini; Vittorio De Sica; Mario Monicelli o Dino Risi.
La giornata si è conclusa con un duplice messaggio per gli studenti, da un lato quello di interessarsi anche al saper fare delle maestranze italiane e non solo ai mestieri che sono in più in luce, ma anche di studiare con grande approfondimento ciò che è stato fatto nella storia del costume e della scenografia.

Il terzo giorno venerdì 20 Gennaio, è stato dedicato agli scenografi e suddiviso in due parti: Gli architetti di formazione che sono diventati successivamente scenografi e i pittori/scenografi tra i quali alcuni sono usciti proprio dall'Accademia di Belle Arti di Venezia.
I pittori/scenografi che sono intervenuti nel pomeriggio sono stati Ugo Nespolo e Paolino Libralato. Ugo Nespolo è un pittore noto dai suoi debutti negli anni sessanta ha uno stile d'ispirazione Pop Art e legato anche all'arte poverista. Ha collaborato per alcune scenografie operistiche sin dagli anni novanta dove ha cominciato un'intensa attività di scenografo al Teatro dell'Opera di Roma, ma anche a Parigi, e a Losanna.
Il secondo scenografo con impronta pittorica è invece Paolino Libralato, diplomato presso l'Accademia di Belle arti di Venezia nel 1984, si contraddistingue per una particolare dimestichezza nelle tecniche pittoriche, che fa di lui un ottimo scenografo/pittore. Libralato ha collaborato con vari teatri tra cui il Teatro dell'Opera di Roma, il Teatro Massimo a Palermo, la Scala di Milano, il Nissay Theatre di Tokyo, la Comedie Française e l'Opéra di Parigi.

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Per la parte degli scenografi/architetti è intervenuto il grande scenografo, ma anche costumista e regista Pier Luigi Pizzi. Architetto di formazione Pier Luigi Pizzi ci ha raccontato alcuni aneddoti della sua giovinezza. Fa parte infatti della "generazione d'oro" che ha cominciato a lavorare già dagli anni cinquanta e che ha alle spalle una lunghissima carriera fatta di grandi successi, è un creatore instancabile con oltre 500 spettacoli alle spalle, dai suoi inizi con la Compagnia dei Giovani (Falk, Guarnieri, Di Lullo) alle esperienze con Luca Ronconi, alla sua totale responsabilità dello spettacolo, maestro dell'opera barocca, specialista di Rossini interprete stimatissimo e ricco di cultura di tutto il repertorio operistico. Insignito delle massime onorificenze tanto in Francia quanto in Italia Pizzi ha lavorato nei teatri più importanti del mondo.
Durante il suo intervento Pizzi ha inoltre raccontato come la sua grande impazienza, tratto distintivo del suo carattere, sia stata un catalizzatore che lo abbia spinto a fare un gran numero di esperienze e ha mostrato e commentato alcune diapositive delle sue più belle installazioni sceniche, davanti ad una platea di giovani attentissimi e con gli occhi pieni di sogni.
Cosi la tre giorni di convegno si è conclusa, offrendo uno spaccato esaustivo della creazione scenica contemporanea, con ricchi approfondimenti storici. Dando la possibilità agli artisti di confrontarsi. Un'iniziativa molto ben riuscita dell'Accademia di Belle Arti di Venezia e della Professoressa Ivana D'Agostino che speriamo non sia l'ultima, ma la prima di una lunga serie!

Federica Sivieri

Ultima modifica il Giovedì, 02 Febbraio 2017 21:24

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