sabato, 25 settembre, 2021
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INTERVISTA a GIULIO DILIGENTE - di Michele Olivieri

Giulio Diligente. Foto Nikita Alba Giulio Diligente. Foto Nikita Alba

Giulio, innanzitutto complimenti e felicitazioni per essere giunto alla finalissima del Prix de Lausanne 2021. Quali sono state le tue prime emozioni durante la giornata di Sabato?
Durante la giornata di sabato ero al settimo cielo, sapevo perfettamente che il mio obiettivo era stato raggiunto, ovvero quello di arrivare alle finali. A dire la verità ero più preoccupato nella giornata di venerdì, ero del tutto cosciente che il grande passo era quello di arrivare alla finalissima per poter far parte della storia del “Prix de Lausanne” e della danza a livello internazionale. Sapevo che vincere qualcosa in finale era difficilissimo soprattutto perché ho partecipato al Concorso svizzero assieme ad altri due miei magnifici e bravissimi amici e compagni del Conservatorio: António Casalinho e Francisco Gomes. Forse vincere in tre della stessa scuola era un po’ troppo!

Ti saresti aspettato, una volta iscritto al Concorso, di essere ammesso tra tanti candidati alla finalissima?
Una volta iscritto al Concorso non mi sarei mai aspettato di passare alla finale — è sempre stato un sogno — sin da quando ero piccolo coltivavo l’idea di poter essere tra i partecipanti, ed oggi il solo pensare che ho fatto parte dei 20 finalisti al Prix de Lausanne 2021 mi fa venire i brividi. Quando ho appreso l’entusiasmante notizia dell’ammissione ero ben cosciente che mi dovevo godere quel momento al massimo... già il solo fatto di essere stato nominato tra i 78 scelti dopo una selezione di 399 candidati è stato un bel traguardo, ed uno splendido successo artistico.

È stata dura la preparazione alla finale e l’esibirti in settimana davanti a tanti illustri nomi in giuria?
La preparazione alla finale è stata frutto di un lavoro quotidiano costante, grazie agli ottimi professori che abbiamo al Conservatorio Internacional de Ballet e Dança “Annarella Sanchez”, la mia evoluzione al Concorso è proseguita giorno dopo giorno. Da quando abbiamo inviato il video delle preselezioni ad ottobre sapevo che c’era ancora tanto lavoro da eseguire per fare bella figura, soprattutto davanti a quei grandi giudici che sanno bene ciò che stanno osservando e riconoscono alla perfezione il brutto dal bello; l’essere riuscito a passare alle finali è stata solo la conseguenza di tutto quel lavoro intenso tra ottobre e metà gennaio, senza dimenticare gli anni precedenti di formazione che ho dedicato alla danza fin da quando ero piccolo.

Come è nata Giulio la scelta delle due variazioni portate in scena per il classico e il contemporaneo?
La scelta delle due variazioni è stata del tutto naturale, sin da piccolo danzo la variazione di Basilio del “Don Quixote”. È una variazione che mi ha sempre affascinato, il suo carattere è fantastico e la storia del balletto è magnifica, ricordo la prima volta che me la insegnarono... fu mio fratello Raffaele (anche lui ballerino), avevo undici anni più o meno e fu “amore a prima vista”, non esiste nessun’altra variazione che mi emozioni così tanto. Per quanto riguarda l’assolo di contemporaneo “A solo for Diego” credo che possieda un carattere che mi rispecchia particolarmente, quella musica greca mi ricorda le mie origine mediterranee, mi fa venire in mente ogni bellissimo ricordo d’infanzia, e quelle persone a me così care.


Cosa devi in termini di gratitudine ma anche di consigli e sostegno nella formazione alla tua scuola “Conservatorio Internacional de Ballet e Dança - Annarella Sanchez” in Portogallo?
A questa scuola devo tantissimo, la mia forte crescita ed evoluzione più grande è avvenuta proprio in Portogallo. È una scuola magnifica con ragazzi che provengono da qualsiasi parte del mondo: Giappone, Olanda, Spagna, Romania, Perù, etc. I professori sono amabili ed anche parecchi di loro sono stranieri, la maggior parte cubani. Non ho mai visto nessun altra scuola al mondo lavorare così tanto, è un’istituzione che si dedica al proprio obiettivo sei giorni su sette, sei ore al giorno più o meno, dipende dai vari eventi in programma. Tutti i professori, in particolare la direttrice, mi hanno costantemente trattato come un figlio, e se sono arrivato fino al Prix de Lausanne (che considero solo un trampolino di lancio) è soprattutto grazie a questa squadra che c’è dietro al Conservatorio... fondamentale ed unica!

A chi dedichi la splendida finale di Losanna?
La dedico soprattutto alla mia famiglia: Claudio, Diana, Raffaele e Mario; malgrado la lontananza ci divida loro non mi hanno mai abbandonato, anzi mi hanno sempre supportato e sostenuto! La dedico ai miei nonni, ai miei zii, a tutti i professori che durante questi due anni e mezzo sono passati per il Conservatorio (fidatevi non sono pochi) avendo l’onore di fare perlomeno una lezione con loro, a tutti i miei amici più cari: Pedro, Francisco, Antonio, Margarita, Matilde e Margarida. Per finire la dedico alla mia famiglia portoghese: Tomé ed Elsa che mi hanno accolto come un loro figlio fin dal primo giorno. Vorrei dire un grazie speciale a tutte le persone che mi hanno aiutato a crescere, è soprattutto per merito loro se sono diventato la persona che sono oggi.

Quali sono i ricordi più belli legati al “Centro Danza Diana” di Aversa dove hai iniziato la tua formazione coreutica?
Sicuramente sono i primi spettacoli in palcoscenico, gli esami con i miei magnifici amici con i quali sono rimasto in contatto per condividere quest’arte magica della danza, e con i miei splendidi genitori; ricordo tutti i concorsi e gli stage in giro per l’Italia. Questi sono una parte dei ricordi che hanno segnato la mia infanzia, soprattutto a livello artistico. Quando ho la possibilità di tornare in Italia adoro riservare delle giornate per fare delle lezioni con i miei amici, vedere le nuove generazioni e continuare ad imparare dall’insegnamento dei miei genitori che sono i direttori artistici del “Centro Danza Diana”.

Grazie ad una Borsa di Studio vinta all’International Ballet and Contemporary Dance Competition Domenico Modugno sei poi volato in Portogallo? Qual è stato il primo impatto?
Sì è proprio vero, grazie ad una Borsa di Studio vinta all’International Ballet and Contemporary Dance Competition Domenico Modugno sono volato in Portogallo ed ho trovato “casa”. Al mio arrivo sono rimasto fin da subito affascinato dalla città, non troppo grande ma così ben tenuta; a Leiria (nella storica provincia di Beira Litorale, nella repubblica centrale) mi è sembrato tutto così familiare, le persone sono simpaticissime, non potevo chiedere di meglio... ho trovato una scuola ad alto livello professionale che adoro, una famiglia bellissima e tantissimi nuovi amici!

Provieni da una famiglia interamente composta da danzatori, quanto ha giocato l’essere in qualche modo figlio e fratello d’arte?
Sicuramente il far parte di una famiglia di artisti è sempre un punto a mio favore, il cosiddetto “asso nella manica”, mi fa sentire così bene poter parlare anche di cose tecniche del mestiere con la mia famiglia, perché possono capirmi alla perfezione. A volte i miei amici mi raccontano che quando parlano di danza un po’ più nel profondo con le proprie famiglie, sembra che loro non li capiscano, fortunatamente non ho mai avuto questo tipo di problema nel mio caso. In fin dei conti se ho questa passione così forte per la danza la devo soprattutto ai miei famigliari che non mi hanno mai obbligato o forzato... mi hanno da sempre trasmesso questa fortissima emozione sin da piccolo!

Al di là della borsa di studio cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia per studiare all’estero, come spesso accade a tanti altri ballerini tuoi connazionali, e come ti trovi al Conservatorio in Portogallo?
Durante agli ultimi tempi in Italia sentivo che tutto mi stava “stretto”, percepivo di poter raggiungere qualcosa di più forte: mi sembrava di essere una bomba e aspettavo solo un qualcuno che mi attivasse. Avevo così tanto dentro che non ce la facevo più, ho capito che era arrivato il momento di voltare pagina e cominciare a fare sul serio. Sono finito in Portogallo un po’ per caso in realtà, non era previsto ma grazie al concorso IBCC di Lecce ho avuto questa magnifica opportunità. Al Conservatorio mi trovo benissimo, la mia crescita è stata velocissima ed efficace e devo tutto ciò alla mia direttrice Annarella Roura Sanchez ed al suo magnifico team di insegnanti che hanno sempre creduto in me, offrendomi bellissime e grandissime opportunità!

Come state vivendo questo periodo di emergenza sanitaria alla Scuola in Portogallo?
In Portogallo non mi posso lamentare del presente periodo di emergenza, so bene che ci sono diverse persone che l’hanno patito in maniera particolare e sicuramente hanno i loro motivi, la mia cara Italia ha sofferto (e sta soffrendo) ma sono sicuro che piano piano si riprenderà. Alloggio in una casa famiglia del Conservatorio molto grande vicino ad un boschetto, e malgrado la piena quarantena non sono mai stato chiuso in casa, ho sempre avuto la possibilità di poter fare qualche passeggiata e soprattutto di allenarmi. Per quanto riguarda le lezioni di danza la famiglia che mi ospita ci ha attrezzato il salone con il linoleum che usiamo sul pavimento come tappeto danza, e una sbarra per noi cinque ballerini della casa, quindi non mi posso lamentare, anzi... in più il Conservatorio poteva tenere un rappresentante con un professore per sala, la scuola per ora è dotata di sette sale e per questo ci siamo alternati, ci hanno sempre dato l’opportunità di tonare in sala a rotazione.

Chi sono i tuoi Maestri del passato e del presente che desideri ringraziare in particolare?
Ho avuto la possibilità di conoscere numerosi ed autorevoli Maestri di danza, senza di loro non saprei oggi come sarebbe stata la mia trasformazione! Ci sono Maestri che ti segnano e rimarranno nel cuore tutta la vita. I professori che vorrei ringraziare dal profondo del mio cuore sono: Claudio Diligente, Matilde Diana Pagano, Annarella Roura Sanchez, Alexander Santana Sanchez, Enrique Perez-Cancio Cantero, Ricardo Flores, Julio Bocca, Raquel Aguero Mercado, Elena Cangas Martinez, Maina Gielgud, Martha Iris Fernandez, Adria Velasquez, Fatima Mekulova, Natalia Natasha, Rodolfo Castellano, Miguel Reyes Martinez, Lourdes de Rojas, Idania Sosa, David Makhateli, Roberta Ferrara e Misha Tchoupakov.

Ti piacerebbe Giulio un domani far parte di un Corpo di Ballo italiano?
Perché no, ho sempre adorato l’Italia per la sua magnifica cultura, i teatri in Italia sono fantastici, dal mio punto di vista sono i più belli d’Europa, super eleganti e ricchi di storia. Ricordo quando era un ragazzino e andavo a vedere al Teatro San Carlo di Napoli le grandi star della danza internazionale... era sempre un’emozione enorme poter ammirare uno spettacolo bello in un posto così magico. Ho anche avuto il privilegio di assistere a vari spettacoli all’Opera di Roma, per sfortuna non ho ancora visitato il Teatro alla Scala di Milano. L’Italia possiede teatri ovunque, chissà se un giorno avrò mai avere il piacere di far parte di qualche compagnia nazionale o addirittura essere invitato come guest artist...


Ho visto le varie dirette da Losanna e ti ho apprezzato per la pulizia delle linee, l’assoluta padronanza scenica e l’interpretazione. Cosa ti ha fatto innamorare della danza Giulio, e com’è nata la tua passione?
Beh, diciamo che la danza ha sempre fatto parte di me, mia madre mi racconta spesso che quando era in attesa di me spesso si addormentava durante la lezione perché io ero troppo irrequieto dentro alla sua pancia. Se sono cresciuto assieme a questa bellissima arte è solo perché i miei genitori me l’hanno saputa far conoscere, e mi hanno insegnato ad apprezzarla, non mi hanno mai obbligato ed è stata solo una mia scelta, infatti fino all’età di dodici anni praticavo sia la danza che il calcio. La danza come tutte le arti, più la studi e ti ci impegni più ti affascina, è uno studio infinito, ogni giorno scopri un aspetto nuovo. Un’altra mia caratteristica che combacia perfettamente con quest’arte è quella di essere sempre stato un ragazzo che se deve fare una cosa la fa bene, e fino in fondo, quindi mi sono costantemente impegnato al massimo in questa disciplina che richiede totale dedizione, perseveranza e pazienza.

Hai un mito del balletto, tra passato e presente al quale ti ispiri?
Avere solo un mito è veramente difficile perché la danza è dotata di tantissime sfaccettature ed ognuno cerca di rappresentarle con il proprio carattere, quindi spesso cerco di “rubare” ciò che mi ha colpito maggiormente da ogni ballerino. Se dovessi scegliere tra i grandi nomi sicuramente nella mia lista ci sarebbero: Nureyev, Baryšnikov, Bolle, Acosta, Polunin, Muntagirov, Shklyarov, Sarabia, Bell, McRae, e numerosi altri.

Quali sono i primi ricordi legati a questa nobile disciplina?
Certamente le prime lezioni con i miei genitori e le mie scarpette minuscole, i primi spettacoli, i primi momenti condivisi in palco con i miei amici e con i miei fratelli, i primi spettacoli in piazza o in altre città, la magnifica opportunità di poter imparare nuove storie di repertorio come “Il lago dei cigni”, “Don Chisciotte”, “Lo Schiaccianoci”, “La bella addormentata”, eccetera.


Il Prix de Lausanne si conferma ogni anno un autentico trampolino di lancio per i giovani ballerini del domani. Quali sono i tuoi progetti per il futuro Giulio?
Concordo perfettamente che il Prix de Lausanne è uno dei migliori concorsi al mondo, se non il migliore, soprattutto per il fantastico trampolino di lancio che offre per lavorare in seguito come ballerino professionale. Nei miei progetti futuri vorrei far parte di una compagnia, essere indipendente e lavorare facendo la cosa che più amo al mondo ovvero danzare. Tra questo ed il prossimo anno dovrò tenere delle audizioni per poter far parte di qualche compagnia... stiamo a vedere cosa accadrà grazie ai risultati del Prix de Lausanne 2021.

Cosa ti è piaciuto in particolare di questa avventura al Prix de Lausanne?
Il Prix de Lausanne è un concorso unico che non dimenticherò mai, nonostante quest’anno a causa del COVID-19 non abbiamo avuto l’opportunità di conoscere nuovi professori e compagni fisicamente in quel di Montreux, il Prix de Lausanne ha fatto di tutto per far sì che l’organizzazione risultasse impeccabile. Così è stato, ci hanno spiegato ogni minimo particolare, offrendoci varie opportunità per fare lezioni online da casa. Durante la settimana del concorso che si è svolto dal 31 gennaio fino al 7 febbraio, l’organizzazione e la trasmissione sui diversi Social è stata ineccepibile, ci hanno trattato da veri professionisti!


In conclusione Giulio, la danza fino ad oggi, cosa ti ha regalato di più bello e come ti piacerebbe definire quest’arte?
La danza fino ad oggi mi ha dato tutto, è la mia vita, la mia passione. L’arte in generale è il poter parlare, il poter esprimere le proprie emozioni, personalmente tra le varie discipline ho scelto la danza, è il mio mondo, la mia libertà! Tutti noi possiamo uscire dalla vita quotidiana ed entrare nel mondo dei sogni... quindi ciò che desidero fare un domani è ispirare altre persone, di qualsiasi età, ad accedere al loro sogno, aiutandoli così a dimenticare i problemi, anche solo per qualche istante di beatitudine!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Venerdì, 12 Febbraio 2021 18:35

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