sabato, 25 settembre, 2021
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INTERVISTA a MARIE STRAVINSKY - di Michele Olivieri

Marie Stravinsky Marie Stravinsky

Marie Stravinsky ha studiato Lingue (Université Sorbonne Nouvelle) e Commercio a Parigi; laureata all’Università di Cambridge e alla Camera di Commercio Franco-Britannica, ha iniziato la sua carriera nell’import-export. La sua sete di imprenditorialità l’ha spinta rapidamente ad ottenere una indipendenza e a creare la propria azienda multimediale. Dopo alcuni lutti nella sua famiglia e spinta da un bisogno di trasmissione, ha deciso di creare la “Fondation Igor Stravinsky” a Ginevra, in Svizzera, al fine di preservare la memoria del suo illustre bisnonno Igor Stravinsky, di cui lei, insieme ai suoi figli, è l’unica discendente in Europa. Marie Stravinsky ha presieduto la Fondazione dalla sua creazione nel 2008. È anche nipote del poeta e critico letterario russo Yuri Mandelstam, di cui recentemente ha raccolto in tre libri i suoi scritti su letteratura, musica, storia, arte, filosofia, pubblicati in lingua russa con il titolo “Yuri Mandelstam. Articles et œuvres en 3 volumes” (série anthologie de la pensée – YURAYT, Moscou, 2018).

Gentile Signora Stravinsky, innanzitutto un suo personale ritratto del celebre bisnonno?
È il mio eroe. Anche se non l’ho conosciuto, la sua presenza mi accompagna ogni giorno. È il capo famiglia e il suo straordinario carisma permea costantemente la nostra vita. Per me, Stravinsky è stato soprattutto un uomo profondamente umano.

Ho letto che per tracciare il pentagramma Stravinsky utilizzava un particolare strumento a rotelle di sua invenzione, viene ancora conservato oggi questo oggetto?
Sì, è lo Stravigor, piccolo e assai pratico strumento che ha inventato nel 1911 e che teneva in tasca. Ma non ho mai avuto l’occasione di vederne uno dal vero.

Stravinsky aveva la mania di mangiare un uovo sodo prima di ogni concerto, corrisponde al vero questo aneddoto?
Lo ritengo possibile. Ho visto spesso mio nonno Theodore, suo figlio maggiore, ingoiare uova. Non dimentichiamo che l’uovo è un simbolo importante tra gli ortodossi.

Lei Signora conserva dei ricordi personali del Maestro?
Il solo e unico... quello della sua morte! Ero piccina e mia madre mi lasciò alcuni giorni presso amici, per assistere al funerale di suo nonno a Venezia. Si dice sempre che il primo ricordo sia carico d’emozione. Credo che questo evento sia stato il mio primo ricordo.

Parliamo della Fondazione da Lei istituita e presieduta a Ginevra, quali sono le finalità primarie?
Fu in seguito a una serie di lutti familiari che, nel 2008, ho creato questa Fondation Igor Stravinsky. L’obiettivo della FIS è innanzitutto quello di garantire la conservazione della memoria di Stravinsky, ma ho voluto che la Fondazione fosse al contempo un collegamento tra il pubblico e la famiglia. Pertanto, siamo sempre felici di rispondere alle vostre domande per aiutarvi.

Mentre quali sono le attività che vengono svolte dalla Fondazione per ricordare Stravinsky nella vita sociale odierna?
La Fondazione non ha come scopo l’organizzazione di eventi. Il nostro ruolo è quello di supportare le persone nel loro processo creativo, sia che si tratti di studenti, ricercatori o musicisti desiderosi di allestire un’opera di Stravinsky. Svolgiamo anche il ruolo di intermediari con le case editrici e gli organizzatori di eventi legati al compositore. Abbiamo rappresentanti in Inghilterra, Italia, Paesi Bassi, Russia e Stati Uniti.

Ho letto che aiutate, con delle sovvenzioni, anche coloro che propongono progetti sul lavoro di Stravinsky?
Sì, abbiamo un sistema di sponsorizzazione finanziaria e/o morale che apportiamo a determinati progetti che ci vengono proposti.

Tra tutti i libri e gli scritti pubblicati sul Maestro a quale è più affezionata?
È difficile rispondere a questa sua domanda Signor Olivieri, ci sono così tanti studi eccellenti sull’uomo e la sua musica. Se devo sceglierne proprio uno, per me potrebbe essere: “A Creative Spring” di Stephen Walsh e il secondo libro “The second exile France and America”. Questi due enormi volumi sono particolarmente completi, frutto di un lavoro magistrale. Opere appassionanti, magnificamente costruiti, che ripercorrono la vita del compositore e l’evoluzione della sua arte.

Stravinski diceva che la musica è l’unico ambito in cui l’uomo realizza il presente, è d’accordo anche con questa affermazione?
Credo sia bene riportare l’intera citazione: “La musica è l’unico ambito in cui l’uomo realizza il presente. Per l’imperfezione della sua natura, l’uomo è condannato a subire il flusso del tempo – nelle sue categorie di passato e futuro – senza mai riuscire a rendere reale, stabile, quella del presente. Il fenomeno della musica ci è stato concesso solo per stabilire un ordine nelle cose e, soprattutto, un ordine tra l’uomo e il tempo. Perché ciò si realizzi, è richiesta un’unica e necessaria costruzione. A costruzione fatta, realizzato l’ordine, tutto è compiuto. Sarebbe inutile cercare o aspettarsi qualcos’altro. È proprio questa costruzione, questo ordine realizzato che produce in noi un’emozione assai speciale, che non ha nulla in comune con le nostre ordinarie sensazioni e le nostre reazioni legate alle esperienze della vita quotidiana. Non potremmo definire meglio la sensazione prodotta dalla musica se non identificandola con quella che provoca in noi la contemplazione del gioco delle forme architettoniche. Goethe l’ha capito bene quando ha detto che l’architettura è musica pietrificata”. Realizzare il presente è una sfida e il momento presente sembra spesso difficile da capire. Non sono musicista, ma sicuramente la musica aiuta, così come la contemplazione e la natura. Ma per me, come per il mio illustre bisnonno, si tratta anche di ordine, l’ordine che aiuta a realizzare il presente, evitandone la dispersione.

Mentre l’Istituto Igor Stravinsky come è strutturato e di cosa si occupa?
È un progetto un po’ in ritardo sui tempi, essendo ancora in fase di studio.

Credo che la Fondazione sia anche un giusto tramite per tenere legata la memoria della sua famiglia, o sbaglio?
Certamente, è la mia prima intenzione. Desidero che questa Fondazione sia un legame con la famiglia. È importante rendersi conto che anche i geni sono uomini normali, con una vita familiare.

Non ha mai sentito il desiderio di studiare musica o di provare a comporre?
Ho studiato musica quand’ero bambina, a livello amatoriale; suonavo il flauto traverso senza particolare predisposizione, considerato che, con un nome come il mio, avevo una certa pressione.

In passato o nel presente ci sono altri musicisti in famiglia?
La famiglia Stravinsky era una famiglia di musicisti. Il primo, Fyodor Stravinsky, padre di Igor, fu un famoso basso del Teatro Marinsky di San Pietroburgo; una vera “star”, riconosciuta per il suo talento vocale e drammatico. Anche Anna, madre di Igor, nonché la moglie Catherine, erano entrambe eccellenti musiciste. Catherine è stata di grande aiuto per Igor: era la prima a leggere e copiare i suoi manoscritti. Poi suo figlio, Soulima Stravinsky, fu a sua volta rinomato compositore e pianista. Ha suonato col padre agli inizi, facendo poi carriera negli Stati Uniti. Le giovani generazioni non sono particolarmente inclini all’arte musicale.

Il Maestro era molto legato all’Italia, tanto che l’ultima dimora è stata a Venezia e la tomba dove riposa si trova presso il cimitero di monumentale dell’Isola di San Michele vicina a quella di Sergej Diaghilev, un grande gesto di riconoscenza?
Fu infatti per unirsi a Diaghilev che Stravinsky volle essere sepolto a Venezia. Nonostante le loro differenze, non ha mai scordato che fu lui a dare inizio alla sua “carriera”. Ma Stravinsky nutriva anche uno speciale affetto per l’Italia. Dopo l’esilio in Svizzera, la famiglia sognò di stabilirsi a Roma. Alla fine la scelta ricadde su Parigi.

Che legame intercorre tra la Sua famiglia e l’Italia ed in particolare con la città veneta?
Abbiamo un legame fortissimo con questo Paese, in particolare con l’amata Venezia. Recentemente abbiamo fatto restaurare la tomba del mio bisnonno che, nell’arco di cinquant’anni, era stata trascurata. Igor si è recato regolarmente in Italia, realizzando molte delle sue opere a Venezia: la sua piccola Sonata, dedicata alla Principessa Polignac nel 1925, nell’ambito del “Festival Internazionale di Musica Contemporanea”, la sua opera “Rake’s Progress” alla Fenice nel 1951 e il suo “Canticum Sacrum”, opera dedicata alla città di Venezia e al suo patrono San Marco nel 1956. Stravinsky stabilì un legame anche con la piccola città di Gesualdo grazie all’interesse per il principe “don Carlo Gesualdo di Venosa”. Nel 1960 presenta e dirige a Venezia il suo arrangiamento “Monumentum pro Gesualdo” per celebrare i 400 anni del Maestro rinascimentale. Ricordiamoci che Roma fu testimone dell’incontro tra Stravinsky e Picasso nel 1917. Sempre a Roma si svolse la prima europea della sua opera “In memoriam Dylan Thomas”, composta in memoria del celebre Poeta inglese, amico di Stravinsky, nel 1954 mi pare.

A quale opera è maggiormente legata del lavoro stravinskiano?
Penso che la prima opera associata al nome di Stravinsky sia “La Sagra della Primavera”. Ciò non è riduttivo, questo capolavoro rimane probabilmente uno dei simboli più forti della musica del XX secolo.

Si dice che Stravinsky avesse una forte vena spirituale, corrisponde al vero?
Ben più che una tendenza. Era un uomo profondamente spirituale e anche se, ad un certo punto, sembrò essersi un po’ allontanato dalla religione, fu umilmente credente! La sua ispirazione è ampiamente espressa nelle sue opere religiose. Come souvenir, ho a casa diverse icone che gli appartenevano.

La grande popolarità di Stravinsky la si deve ai tre balletti composti durante il suo primo periodo e creati in collaborazione con i “Balletti Russi” di Diaghilev. Mi dia una sua visione legata ad ogni celebre titolo. “L’uccello di fuoco”?
Per me, “L’Uccello di Fuoco” è legato a un ricordo d’infanzia. All’epoca avevo un “libro-disco” riccamente illustrato che mi ha permesso di scoprire quest’opera. Allora prestavo più attenzione alla storia, e fu in seguito che ne apprezzai la musica che mi fa venire i brividi.

Petruška?
Questo lavoro delizioso, delicato e potente al contempo, mi affascina molto. Penso che Stravinsky abbia molto gioito nel comporre la musica per tale balletto e si vede. Mi piacciono particolarmente i contrasti tra l’immersione nel folklore russo, le sonorità più orientali (clarinetti e fagotti), i momenti drammatici e quelli più leggeri.

La Sagra della Primavera?
È un lavoro davvero impressionante, dal ritmo avvolgente. Mi piace il lato crudo e selvaggio di questo ritmo apparentemente destrutturato.

Sicuramente il suo bisnonno scrisse delle opere che reinventarono il genere musicale del balletto a livello mondiale. Cosa ne pensa a riguardo?
Pierre Boulez ha detto che “con Stravinsky la musica ha cominciato a respirare diversamente”. Egli ha attinto al passato per reinventare la musica. Stravinsky ha sicuramente introdotto un nuovo linguaggio con i suoi tre balletti, una libertà sviluppata d’improvviso, bruscamente, in particolare con la “Sagra della Primavera”. Ma Stravinsky è per l’appunto un compositore di balletti e i più grandi coreografi hanno messo in scena le sue opere. Stravinsky scrisse composizioni d’ogni genere, dalle sinfonie alle miniature strumentali, ed ottenne grande fama anche come pianista e direttore d’orchestra.

Quali sono i suoi ricordi da bambina su Stravinsky attraverso i discorsi dei grandi, come ha vissuto questa popolarità di famiglia?
Stranamente, in famiglia non abbiamo parlato di Stravinsky in particolare. A quel tempo era per me un oggetto sacro, un’icona inaccessibile, posta in alto. E nel 1982, quand’ero una adolescente che viveva a Parigi, i miei genitori e i miei nonni mi portarono a tutti gli eventi legati al centenario della sua nascita. Lì ho capito l’immensa popolarità di cui godeva il mio illustre bisnonno.

Stravinsky scrisse un’autobiografia dal titolo “Chroniques de ma vie”, cosa l’ha colpita in particolare leggendo la storia della sua vita?
È un libro che ha un certo valore storico perché fornisce molte informazioni sulla vita di Stravinsky e sulla vita intellettuale e artistica del tempo. Ogni biografia cattura l’anima di una persona e ciò che mi ha colpito di più è che oltre ad essere una testimonianza diretta riflette l’uomo che odia le confidenze superficiali e i commentari musicali. Sappiamo tutto del suo lavoro. S’intuisce, attraverso le sue parole, che era un uomo onesto, un profondo pensatore.

Si può dire che era un uomo cosmopolita, infatti Stravinsky fu uno dei più apprezzati compositori del XX secolo, sia nel mondo occidentale che nel suo paese d’origine. Come viene ricordata in Russia la sua figura?
Stravinsky fu davvero un uomo cosmopolita, ebbe una carriera “itinerante” e tre nazionalità, ma rimane comunque un musicista profondamente russo. Stravinsky fuggì dalla Russia durante la rivoluzione e l’arrivo del bolscevismo. Aveva deciso di non tornare più in patria. Ebbe un atteggiamento critico nei confronti del regime comunista e, se non sbaglio, la sua musica fu bandita in URSS e le sue opere furono pubblicamente bollate come decadenti (nel 1948 il Comitato Centrale del Partito Comunista bandì del tutto la sua musica). Dopo quarantotto anni di assenza, nel 1962, fu accolto trionfalmente al pari di un capo di stato.

Avete dei legami con Oranienbaum (oggi Lomonosov), cittadina in cui nacque Stravinsky nelle vicinanze di San Pietroburgo, ha avuto modo di visitare quei posti e la casa di nascita?
Ho stretti legami con diverse persone, tra cui lo scultore Alexander Taratynov, che ha realizzato una monumentale scultura bronzea di Stravinsky. Recentemente mi ha informato che la città natale di Stravinsky dispone di un’Accademia di Belle Arti che adesso porta il suo nome. È un grande complesso multidisciplinare che accoglie sezioni come musica, balletto, teatro, pittura, etc. Sono stata invitata all’inaugurazione un anno fa, ma purtroppo non ci sono potuta andare (m’ero rotta un piede!)

Anche il padre di Stravinsky era stato un famoso basso al Teatro Mariinskij, ma Igor sicuramente è risultato un enfant prodige?
Certamente sì! Accompagnare il padre a teatro durante le sue esibizioni rafforzò sicuramente le sue intuizioni, ma fin da piccolo si appassionò alla lettura degli spartiti e, sebbene non l’incoraggiassero, improvvisava al pianoforte.

Stravinsky lasciò la Russia per andare a Parigi per il debutto della sua prima opera realizzata dai “Ballets Russes” con la coreografia di Michail Fokin, cosa prova oggi ad ascoltare una registrazione, ad assistere ad un concerto o ad un balletto da lui composto?
È sempre una grande emozione. Non c’è mai stato un momento in cui, assistendo a un concerto di Stravinsky, non abbia immaginato quale accoglienza possa aver ricevuto l’opera alla sua creazione. Sono inoltre impressionata e commossa dall’entusiasmo del pubblico odierno. Al pensiero che tutte quelle persone siano accorse lì per lui mi vengono le lacrime agli occhi.

In seguito, in Svizzera, con due amici, diede vita ad uno spettacolo ambulante, un piccolo teatro da spostare di paese in paese; nacque così l’Histoire du Soldat, cosa l’affascina in questa creazione?
Stravinsky diceva che l’opera da fare si pone essenzialmente come un problema da risolvere. Ciò che mi attrae è questa creatività costante, questa capacità d’adattamento a dispetto delle circostanze. I mezzi produttivi, così ridotti ai tempi della guerra, favorirono infine la costruzione di questa nuova opera per piccolo organico. Penso che tale episodio possa illuminarci oggi, in un momento così complicato. Reinventarsi, creare e ricreare per mantenere l’equilibrio.

Per rimanere in tema di attualità quel progetto di girare la Svizzera con l’Histoire du Soldat fu bloccato dall’epidemia di influenza spagnola che colpì anche lo stesso Stravinsky. Come vive Lei Signora e la Fondazione questo momento di grave emergenza sanitaria per il Covid?
Naturalmente sono profondamente rattristata da questa situazione allucinante che non avremmo potuto immaginare fino a pochi mesi fa e che sta mietendo tante vittime. Personalmente, la vivo con serenità, senza ribellione. So che molti non saranno d’accordo con la mia opinione, ma credo che sia un male, io spero, che ci permetterà di ricostruire, seppur con difficoltà, un futuro diverso. Il mondo in cui viviamo è diventato saturo e irragionevole. Certo, mi manca la mia “vecchia” vita. La Fondazione è assai richiesta in questo momento e ammiro l’energia e la volontà di alcune persone nel perseguire i loro progetti e i loro sogni, nonostante gli attuali ostacoli. Sfortunatamente, privati del nostro reddito, non possiamo al momento concedere sponsorizzazioni finanziarie.

Djagilev propose a Stravinsky anche di realizzare un nuovo balletto su musiche di Pergolesi. Per questa composizione il suo bisnonno collaborò con Pablo Picasso per l’allestimento delle scene e per i costumi. Che periodo era quello per l’arte e la cultura a differenza di quello attuale?
In effetti Stravinsky ha lavorato con molti coreografi. Non si può ridurre Igor Stravinsky alla “Sagra della Primavera” ma è proprio questo balletto che ha sicuramente segnato gli animi, non solo con la sua musica ma soprattutto e in ultima analisi, con la sua provocante coreografia e attraverso la danza, con quei piedi rientranti, le mani ad artiglio, i salti frenetici e quelle contorsioni. È stata una rottura con il passato: l’aspetto scenico, il gesto, la coreografia si evolvono. Penso che abbia dato il via a una nuova partenza nel mondo della danza

Possiamo dire che Stravinsky nei suoi lavori si lasciò ispirare anche dal folklore russo?
Si può senza dubbio dire che Stravinsky ha scavato nel territorio popolare russo. Canzoni e testi popolari russi lo hanno ispirato, contribuendo allo sviluppo della sua visione del ritmo, dell’aspetto scenico, del gesto, della coreografia.

Come non parlare di un altro balletto di matrice neoclassica, e cioè “Apollon Musagète” portato in scena al debutto con la coreografia di Balanchine, un lavoro basato solo su figure della danza accademica, dal pas d’action al pas de deux, riprendendo la mitologia classica con Apollo e le Muse. Lei Signora come vive il rapporto con la danza e il balletto? La Fondazione appoggia eventi di questo genere?
Stravinsky amava la danza ed era un compositore di balletti che ha intrattenuto un rapporto privilegiato con l’arte coreografica. Diceva: “Per bellezza d’ordine e rigore aristocratico delle forme, il balletto classico non può che essere la migliore risposta al concetto di Arte. Vi vedo trionfare l’idea sapiente sulla divagazione, la regola sull’arbitrio, l’ordine sul fortuito”. La sua musica, sin dai “Ballets Russes”, ha sempre ispirato i più grandi coreografi. La Fondazione è ovviamente più che interessata agli eventi legati alla danza e al balletto.

In un altro balletto “Le baiser de la fée” troviamo tutta la passione di Stravinsky per Pëtr Il’ič Čajkovskij nella sua visione del passato classico, su coreografie di Bronislava Nijinska. Quanto è stata determinante la figura di Igor per il prosieguo del successo dei “Ballets Russes”?
L’arrivo di Stravinsky per la seconda stagione dei “Ballets Russes” ha portato l’energia della giovinezza, nuova luce, ritmi complessi, fascino e frenesia esotiche. Probabilmente fu grazie al primo trionfo, “L’Oiseau de feu”, che il balletto ebbe un nuovo sviluppo.

Con il balletto “Orpheus” del 1948 1947 ritorna l’idea mitologica. La sua fame di conoscenza e di ispirazione non aveva mai fine?
È un balletto neoclassico molto melodioso, che ci porta nel mondo della mitologia greca. Sempre desideroso di imparare e di conoscere ciò che non sapeva, Stravinsky ha elaborato un copione con il suo amico coreografo Balanchine.

Altro balletto da citare è “Agon” per un lavoro coreografico su richiesta dell’impresario Lincoln Kirstein per il “New York City Ballet” e le coreografie di Balanchine. Qui ritroviamo il tema dell’astrattismo. Qual è lo stile che a Lei Signora preferisce tra tutti quelli sperimentati dal suo bisnonno e perché?
Sono ancora sotto l’incantesimo del “Chant Funèbre”, recentemente riscoperto e che ho avuto modo di conoscere a San Pietroburgo per la sua ri-creazione sotto la direzione di Valéry Gergiev. Anche la sua musica religiosa mi tocca molto. Ho ancora difficoltà con la musica seriale che non capisco.

Lei è anche la nipote di Yuri Mandelstam, poeta, romanziere e critico letterario russo, che nel 1935 sposò Lyudmila Stravinsky (figlia del Maestro) debuttando con una raccolta di poesie dal titolo “Paris of the Union of Young Poets and Writers”. Mandelstam rimase a Parigi durante la seconda guerra mondiale e fu arrestato dai tedeschi e imprigionato nel campo di Drancy. Dopo sedici mesi trascorsi in vari campi morì (a soli 35 anni) in un campo di concentramento in Polonia. Lei gli ha dedicato tre libri, cosa ci rimane di lui oggi, del suo lavoro letterario e della sua poesia? Qual è il messaggio più importante?
Mio nonno fu un grande poeta e uno dei principali critici letterari della diaspora russa in Francia; dimenticato dopo la prematura scomparsa, il suo nome è tornato alla luce solo adesso, ricevendo il giusto riconoscimento grazie alla storica della letteratura russa Yelena Dubrovnik. Durante la sua vita, Youri Mandelstam ha pubblicato più di cinquecento recensioni. Di queste, trecentocinquanta sono incluse nei tre volumi che abbiamo pubblicato a Mosca. Il quarto volume è pronto per la pubblicazione e includerà circa centottanta ulteriori articoli. Il nostro prossimo progetto è quello di realizzare un libro delle sue poesie: nell’arco della sua la vita ha pubblicato tre libri di poesie e uno di saggi letterari. Nel 1950, dopo la sua morte, fu pubblicata un’altra raccolta poetica.

Per concludere, Igor Stravinskj rimarrà per sempre attuale, la sua modernità, la sua innovazione, la sua sperimentazione, quella sua rottura con il passato sono ancora oggi un esempio per i giovani musicisti e compositori. Secondo lei gentile Signora, qual era il segreto di Stravinskj?
Penso che il suo segreto risieda nella sua autenticità e spontaneità. Non ha cercato di piacere a nessuno e ha ascoltato solo la sua vocina interiore. Non ha seguito alcuna moda; ecco perché il suo lavoro è senza tempo, eterno.

Michele Olivieri

Traduzione: Luigi Maio “il Musicattore”
(rappresentante della “Fondation Igor Stravinsky” in Italia)

Ultima modifica il Domenica, 22 Novembre 2020 11:36

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