sabato, 25 settembre, 2021
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INTERVISTA a JEAN-SEBASTIEN COLAU - di Michele Olivieri

Jean-Sebastien Colau Jean-Sebastien Colau

Jean-Sebastien Colau, formatosi presso la Scuola di danza dell’Opéra di Parigi sotto la direzione di Claude Bessy, entra a far parte della prestigiosa compagnia dell’Opéra nel 1996. Nel 2002, si trasferisce al “National Ballet of Canada” in qualità di primo solista. Nel 2005, entra a far parte del “Balletto di Lipsia” in Germania dove viene promosso “étoile a seguito della sua interpretazione di Siegfred nel “Lago dei Cigni”. È stato insignito della medaglia d’argento al “Paris International Ballet Competition” come anche al “Nagoya International Ballet Competition”, inoltre ha vinto la medaglia di bronzo durante il prestigioso “Varna International Ballet Competition”. Nel 2004 viene nominato artista dell’anno per il premio “William Marrié” a Toronto in Canada. Nel 2010 viene nominato al Premio internazionale di cultura “Re Manfredi” per la danza per la sua interpretazione di Albrecht nella “Giselle” di Carla Fracci alle Terme di Caracalla. È spesso invitato come “Guest Star” nei maggiori teatri internazionale, tra cui Stoccarda, Roma, Miami, Toronto, Singapore, New York, Washington, Panama, Bilbao, e numerosi altri. Ha lavorato con vari celebri coreografi come Roland Petit, Maurice Béjart, Davide Bombana, Pierre Lacotte, John Neumeier, Christopher Wheeldon, Paul Chalmer. Ha danzato in tutti i ruoli del repertorio del balletto classico nei maggiori teatri del mondo. Come insegnante, ha lavorato in svariate compagnie come Joffrey Ballet a Chicago, National Ballet of Canada, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, il Balletto Nazionale di Slovenia, l’Opéra di Parigi, il Balletto Nazionale di Croatia, il Balletto Nazionale di Marsiglia e il Balletto di Salisburgo. Inoltre, la sua attività di insegnante si estende a celebri scuole quali la Scuola Internazionale di “Rosella Hightower” di Cannes, la Scuola del Balletto Nazionale di Marsiglia, Ballet West UK, Dance Center di Parigi, Capezio Center Peridance a New York City. La sua profonda conoscenza della scuola francese di danza e balletto unita alla sua apertura ad altri stili e tecniche lo rendono una figura autorevole tra gli educatori coreutici dei nostri giorni.

Gentile Jean-Sebastien, la sua formazione coreutica è iniziata subito presso la Scuola di danza dell’Opéra di Parigi o precedentemente aveva avuto altre esperienze?
Ho iniziato a ballare all’età di otto anni in una piccola scuola privata, prima di unirmi alla Scuola di balletto dell’Opéra Nazionale di Parigi, all’età di tredici anni. Ho un aneddoto divertente che riguarda prima dell’ingresso all’Opéra: a nove anni, scrissi al Sindaco della città in cui ho vissuto per chiedergli di prestarmi il teatro al fine di organizzare uno spettacolo di danza per celebrare la festa della mamma. La sua risposta fu positiva!!! Ma mia madre rifiutò perché avevo scelto un giorno di scuola per lo spettacolo. L’universo teatrale mi ha affascinato sin da piccolo.

Quali sono i maggiori ricordi legati al periodo della celebre istituzione coreutica parigina?
Essere stato circondato da studenti che avevano la mia stessa passione, e aver incontrato amici di tutta una vita. Gli insegnanti di eccellenza che ho avuto la fortuna di avere. Ma ho un ricordo molto affettuoso: ogni anno, durante il periodo natalizio, gli studenti organizzavano e coreografavano uno spettacolo in onore di Claude Bessy, nostra Direttrice all’Opéra. Avevamo a disposizione la scena della scuola e i nostri genitori erano un pubblico fantastico. Ogni anno Mademoiselle Bessy nominava due studenti per creare questa serata. Nel 1996, ho avuto la fortuna di essere stato nominato e scelto con Eleonora Abbagnato.

Chi erano i suoi compagni di corso e i maestri che hanno influito positivamente verso il raggiungimento del diploma?
Senza esitazione, i miei due “compagni d’avventure” sono stati Eleonora Abbagnato e Laurence Laffon, i quali hanno reso i miei anni di scuola eccitanti e pieni di colpi di scena, non eravamo proprio dei piccoli angeli sulle punte. Serge Golovine è il Maestro che rimarrà nel mio cuore per sempre. Ha creduto in me e mi ha sempre spinto e supportato. Ho avuto numerosi insegnanti che ci hanno insegnato la tecnica impeccabile, ma Serge ci ha insegnato come diventare veri artisti.

Alla direzione c’era una figura artistica di grandissima levatura come Claude Bessy. Mi racconti di lei, dei suoi insegnamenti e del vostro rapporto allievo/direttore?
La nostra “grande” Claude Bessy era ovviamente la mia ispirazione e la mia energia quotidiana. Questa donna, con una reputazione così dura, sa essere onesta ed è dotata di grande generosità. Non potrò mai ringraziarla abbastanza. Ero uno studente appassionato, ho vissuto solo per la danza. Il mio rapporto con Claude era eccellente perché rispettava la “natura esplosiva” dei suoi apprendisti artisti. Le piacevano le persone dirette e non andava molto d’accordo con quelle timide.

Da bambino come è nata la passione per l’arte della danza?
Sento che la passione per la danza ha fatto parte di me sin dalla nascita. È un bisogno, una necessità, il mio ossigeno... Non mi sono appassionato, sono nato con essa!

Qual è il suo primissimo ricordo legato al balletto?
Il mio primo insegnante di danza mi ha coreografato “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry quando avevo nove anni.

Successivamente al diploma è entrato nel Corpo di ballo dell’Opéra. Che anni sono stati? Qual è l’emozione più bella nel ricordare quel periodo?
Sono stato particolarmente orgoglioso di essermi unito con successo al Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi. Far parte di quella casa mi ha reso follemente felice. Sono rimasto lì per sette anni e ho pensato che non me ne sarei mai andato. Il ricordo nel percorrere i suoi lunghi corridoi e lavorare per ore nelle vecchie sale, sotto la cupola, in gala e competizioni, rimane intatto. Ma dopo aver vinto il concorso di Varna, Parigi e Nagoya volevo conoscere di più sul mondo del balletto fuori dalla Francia. Così ho lasciato per sempre! Ed è stata la migliore decisione della mia vita.

Si ricorda il suo primo spettacolo in palcoscenico da allievo e quello da professionista?
Da studente è stato il primo ruolo nel balletto “Le Chevalier et la Damoiselle” di Serge Lifar, mentre da professionista “Notre Dame de Paris” di Roland Petit.

Dopo un po’ di anni lascia Parigi e si trasferisce al National Ballet of Canada. Come mai questa scelta?
Dopo essere stato il vincitore di tutte le maggiori competizioni internazionali, non ho più avuto la pazienza di aspettare i concorsi di promozione dell’Opéra per poter danzare i grandi ruoli del repertorio, quindi quando James Kudelka mi offrì un contratto da solista al “National Ballet of Canada”, ho accettato immediatamente con piacere, e ho preso la decisione di lasciare la mia vita parigina per scoprire una vita completamente nuova a Toronto.

In seguito è entrato al Balletto di Lipsia ricevendo la prestigiosa nomina ad étoile. Un meritato traguardo dopo anni di disciplina, rigore e duro lavoro?
Dopo aver ballato numerosi ruoli del repertorio canadese, ho deciso di tornare in Europa. In effetti, Paul Chalmer, il Direttore di allora, mi offrì un contratto nella sua compagnia a Lipsia e mi nominò “Étoile” dopo la mia interpretazione del ruolo di Siegfried nel suo “Lago dei cigni”. È vero che tutti i miei anni di lavoro e impegno sono stati premiati, ma ho anche capito che questo titolo non mi dava più il diritto di sbagliare e mi chiedeva ancora più determinazione, resistenza e perseveranza.

Quanto conta la bellezza nell’estetica del balletto classico accademico e nella danza in generale?
La bellezza del movimento è molto importante, a mio avviso, nella danza classica. Il rispetto per lo stile è essenziale. Devo dire che sono spesso deluso nel vedere certi video su YouTube in cui alcuni ballerini cercano di alzare le gambe più in alto, girare e saltare maggiormente rispetto agli altri. La danza accademica è stata rispettata per trecento anni e mi rendo conto che negli ultimi vent’anni la tradizione è stata sempre meno seguita. Mi piacerebbe così tanto che la danza rimanesse un’arte e non diventasse un’abilità circense. Adoro la ginnastica e il circo, ma sinceramente penso che tutti dovrebbero rimanere nel loro universo. Quindi direi SÌ alla bellezza del balletto classico e NO all’estrema distorsione della sua tecnica.

Per chi non la conoscesse in cosa si differenzia la scuola francese di danza e balletto?
La scuola francese ha una nomenclatura delle braccia diversa dalla Metodologia Vaganova, esempio: braccia in quinta posizione “Couronne” secondo la Scuola Francese, Italiana e anche Cubana invece nella metodologia Vaganova si chiamano Braccia in terza. In generale la Scuola Francese utilizza posizioni di braccia più rotonde, ad esempio nella preparazione delle “pirouette”. Caratteristica principale però è l’attenzione rivolta al lavoro del basso gamba, piazzamento e rapidità nei salti.

A suo avviso, attualmente si dà più importanza all’aspetto tecnico a discapito di quello espressivo?
Penso di sì. L’interpretazione dei ruoli è sempre meno importante, ho l’impressione che l’interesse sia focalizzato sugli assoli e su un modo di fare “estremo” nella tecnica. Per quanto mi riguarda, ho costantemente preferito raccontare la storia piuttosto che ballare la variazione. Fortunatamente, abbiamo ancora veri artisti nel mondo del balletto. E possiamo renderci conto che gli interpreti sono più conosciuti dei tecnici.

Dopo una lunga carriera di danzatore ha deciso di insegnare, è stato un percorso naturale o un’esigenza ben precisa?
Adoro insegnare e guardare gli altri ballare. Per me è un onore condividere il più possibile ciò che i miei “padri” mi hanno generosamente donato. Per continuare la tradizione, dobbiamo trasmettere. Quindi direi una transizione naturale e anche affascinante.

Negli anni passati esisteva una netta differenza tra le metodologie accademiche: lo stile russo, francese, inglese, americano. Oggi si tende più alla contaminazione di questi elementi, a suo avviso esiste ancora una scuola con un’identità ben precisa e pura?
Ci sono ovviamente scuole diverse e penso che ogni paese stia facendo del suo meglio per proteggerlo, basta guardare una lezione alla Vaganova Ballet Academy e una all’École dell’Opéra de Paris per rendersi conto della differenza. Ma alla fine parliamo tutti lo stesso linguaggio del corpo, trovo particolarmente utile il mix di stili. Mi piace spesso il risultato. Insegno a me stesso, ispirandomi a tutti i balletti che ho avuto la possibilità di ballare e nei diversi paesi in cui ho lavorato. A mio parere non è corretto parlare di contaminazione quando si mischiano gli stili.

Quanto è importante per un ballerino classico affrontare lo studio del repertorio?
È molto importante che il Repertorio venga trasmesso e non copiato dai video. Approcciare ad un ruolo è ogni volta una nuova storia. Ogni personaggio interpretato è una pietra che costruisce la casa della tua carriera, sarebbe meglio se non crollasse! Le basi devono essere solide perché ogni acquisizione del ruolo deve farti progredire e crescere. Dopo essere stato trasmesso, lo studio del repertorio è un lavoro di ricerca personale enorme e senza limiti. È per questo motivo che preferisco vedere una “Giselle” di 40 anni e non di 16 anni. Il ballerino è un attore che balla!

E lo studio del passo a due, oggi non così scontato in tutte le scuole tersicoree?
È molto difficile imparare la tecnica del “pas de deux”. Spesso i ragazzi sono sottosviluppati durante l’adolescenza o incapaci di poter ballare in coppia. Quindi ritengo necessario e fondamentale lo studio del passo a due durante gli anni accademici.

Per non dimenticare la danza di carattere, giusto?
La danza di carattere è essenziale. Molte delle nostre “épaulements” della danza classica provengono dalla danza di carattere. E un gran numero di questa danza si svolgono durante i più grandi balletti del repertorio classico. Ad esempio, la “Mazurka” nel “Lago dei cigni”.

Che cos’è il corpo per un danzatore, lei come ha vissuto questo aspetto?
Il corpo di un ballerino classico deve essere dotato di qualità come “l’en-dehors” ma anche di linee che rispettano determinate proporzioni. Nel mio caso, alla scuola di danza dell’Opéra, siamo stati inizialmente selezionati solo dal punto di vista fisico, poi al secondo turno dell’audizione i reclutatori hanno controllato anche la nostra coordinazione e l’attitudine alla danza. Sono stato fortunato ad avere le qualità richieste per unirmi all’Opéra.

Quali sono state le sue maggiori soddisfazioni nell’ambito della danza contemporanea?
Mi piace la danza contemporanea, quella che capisco, quella che ha un significato. Mi piacciono i bei movimenti e la musicalità. Uno dei pezzi che mi ha toccato di più è “The Rite of Spring” di Pina Bausch.

Ha danzato con Carla Fracci in Giselle, cosa l’aveva affascinata della nostra étoile e di quella edizione storica a Caracalla?
Non ho ballato con Carla Fracci ma con la “Giselle” di Carla Fracci. Ho lavorato con questa grande signora della danza in studio in quanto era la coreografa. Ho parlato prima della trasmissione della conoscenza: questo periodo di prove per gli spettacoli a Caracalla è stato interessante e pieno di dettagli su questo balletto. Carla è un’artista generosa che mi ha spiegato molto sullo scambio artistico tra Giselle e Albrecht. Sono fortunato e lo so!

Uno tra i suoi ruoli più significativi è stato Siegfred nel Lago dei Cigni, come si era preparato tecnicamente ed espressivamente per interiorizzarlo al meglio?
Le “Lac des Cygnes” è il mio balletto classico preferito. Fin da piccolo ho sognato di interpretare Siegfried, quindi anni di riflessione su questo personaggio. La parte più difficile è stata modernizzare la mia interpretazione nel rispetto dei passi della danza classica. Ho studiato parecchio come deformare un “Port de Bras” senza cambiarlo. È difficile da spiegare. Per quanto riguarda la tecnica, studiamo tutti questi passi accademici per anni nella scuola, quindi dovremmo essere in grado di eseguirli senza troppe difficoltà. Penso che il grande lavoro che ho svolto in questo ruolo sia quello di non lasciare mai andare il mio personaggio per tutto il balletto.

Con quale variazione si era presentato al concorso di Varna, uno tra i più importanti al mondo, vincendo la medaglia di bronzo?
“Grand Pas Classique”, “Giselle” pas de deux dai contadini e “Ciajkovskij pas de deux” in classico. “Pasparts” di Forsythe e “Le Parc” di Preljocaj in danza contemporanea

Quando ha deciso di dare l’addio alle scene? Quando e come è avvenuto?
Non ho salutato il palco. Ho iniziato ad insegnare di più e a ballare sempre meno. Non è stata una decisione difficile da prendere, è stata presa naturalmente. Ma ballo ancora per il mio piacere e quello di alcuni amici.

Chi sono i ballerini odierni a cui riconosce l’eccellenza, sia maschile sia femminile?
Maia Makhateli e Mathias Heymann.

E dei nuovi coreografi a chi guarda con maggiore attenzione?
Vincenzo Veneruso e il sottoscritto: HAHAHA !

Danza classica e contemporanea, possono sempre convivere?
Sì, se condividono bellezza ed estetica. Odio la volgarità.

Cosa consiglia ai giovani che desiderano entrare a far parte del mondo della danza?
Innanzitutto, voler ballare con PASSIONE, essere motivati per le giuste ragioni. È un allenamento rigoroso ogni giorno, devi essere pronto a dedicare il tuo tempo e la tua vita a questa Arte.

Come si può riconoscere un buon docente di danza e balletto?
Prima di tutto penso che l’insegnante debba essere appassionato e consapevole di cosa stia parlando. La danza classica non è inventata. Rispettare le regole e i codici fondamentali. Non è obbligatorio aver ballato tutti i ruoli principali per essere un buon insegnante. Bisogna solo aver avuto la pazienza di essersi interessato alla Danza.

La passione per la coreografia quando è nata in lei?
In giovane età, durante la scuola, prima della scuola... Nella mia stanza da bambino. Ho sempre creato, più nella mia testa che nella vita reale. Volevo prima ballare e non allontanarmi dai miei obiettivi. Ora che la mia carriera di ballerino è alle spalle, finalmente trovo il tempo per coreografare.

Recentemente ha portato in scena una sua creazione a Napoli con successo. Me ne vuole parlare?
In effetti, ho presentato il mio balletto “Jules and Romeo” al Teatro Bellini di Napoli. È una versione di “Romeo e Giulietta” di Shakespeare in cui i due protagonisti sono interpretati da due uomini. Lo spettacolo è stato un enorme successo! Tutto il mio team ed io siamo molto felici. Abbiamo, dopo questo successo, contattato diversi produttori per proporre lo spettacolo. La risposta è sempre stata la stessa: alto riconoscimento del livello artistico del Balletto, ma il fatto che si tratti di una storia d’amore con due persone dello stesso sesso è inquietante. Travestirsi per prendere in giro e far ridere la gente, è permesso, tuttavia quando parliamo di amore non c’è più nessuno! Mi rattrista che anche nel mondo dello spettacolo ci sia ancora omofobia.

La passione per la danza nel tempo cambia o rimane sempre la stessa?
La mia passione è intatta, si è affermata nel tempo. È diventata più diligente e selettiva.

La danza è sicuramente l’espressione migliore e più sincera dell’essere umano. Per concludere Jean-Sebastien, mi lasci un suo pensiero per definire al meglio questa nobile arte?
Una ragione di essere. La più bella forma di espressione e verità. Quando intelligenza, coordinazione, sentimenti e musicalità sono al servizio di un corpo in movimento. La felicità di una vita!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 11 Aprile 2020 10:13

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