domenica, 26 giugno, 2022
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BELARUS FREE THEATRE: Teatro di Resistenza - Dogs of Europe (Cani d’Europa) Barbican Theatre, Londra, 10-11-12 marzo 2022. -di Beatrice Tavecchio

"Dogs of Europe" by Belarus Free Theatre. Da sin. a ds. - Marichka Marczyk and Maryia Sazonava (white dress). Foto Linda Nylind "Dogs of Europe" by Belarus Free Theatre. Da sin. a ds. - Marichka Marczyk and Maryia Sazonava (white dress). Foto Linda Nylind

Belarus Free Theatre: Teatro di resistenza
Dogs of Europe (Cani d’Europa)
dal romanzo di Alhierd Bacharevic
Regia di Nicolai Khalezin e Natalia Kaliada
film e animazioni di Roman Liubyi
luci e video di Richard Williamson
musiche e canti di Mark and Marichka Marczyk di Balaklava Blues
coreografia di Maria Sazonova, illusioni di Neil Kelso
Con Darya Andreyanava, Nadia Brodskaya, Nastasya Korablina, Pavel Haradnitski, Kiryl Kalbasnikau, Mikalai Kuprych, Aliaksei Naranovich, Aliaksei Saprykin, Maryia Sazonava, Oleg Sidorchik, Stanislava Shablinskaya, Yuliya Shauchuk, Raman Shytsko, Svetlana Sugako, Ilya Yasinski, Maryna Yakubovich, Valery Mazynsky.
Prima mondiale a Minsk nel 2020. Prima britannica al Barbican Theatre, Londra,10-11-12 marzo 2022

di Beatrice Tavecchio

Teatro epico di provocazione della consapevolezza e della coscienza morale. Coraggioso nella sua metafora e artisticamente brillante.

Tre ore di spettacolo con sottotitoli, tutti i 1162 posti del teatro occupati. Sulle poltroncine, l’immagine di un prigioniero politico bielorusso. Fuori dell’auditorio si è coscienti di un livello di sicurezza maggiore, con guardie e controlli di borse.
Sarà l’evento dell’anno. Da molto tempo uno spettacolo non veniva a corrispondere in più modi con una situazione reale.
Dal romanzo di Alhierd Bacharevic, pubblicato nel 2017 e subito censurato in Bielorussia, il regista, drammaturgo Nicolai Khalezin ha tratto uno spettacolo che come George Orwell aveva fatto per 1984, pubblicato nel 1949, usa il futuro per narrare il presente coi suoi presagi.

Dogs of Europe 02 by Belarus Free Theatre. Left to right Marichka Marczyk and Mark Marczyk of Balaklava Blues. Photo by Linda Nylind

Dogs of Europe by Belarus Free Theatre. Da sin. a ds.  Marichka Marczyk and Mark Marczyk of Balaklava Blues. Foto Linda Nylind

Dogs of Europe presenta un mondo distopico ambientato nel 2049 in cui gran parte dell’Asia, dominata dalla Russia, il “reich”, è tenuta sotto controllo dai servizi segreti, mentre un’Europa ancor più divisa è culturalmente e socialmente in degrado. Lo spettacolo diviso in queste due parti, il ‘reich’ e l’Europa, agisce diversamente nei due atti. Nel primo atto è fortemente riconoscibile la Bielorussia repressa, spiata, controllata. Il clima di invasivo controllo e coercizione ed i modi per esercitarli diventano palpabili, incamerati nel sentire oltre che nel capire del pubblico. Come? È un teatro fisico che si avvale di salti, piroette, movimenti atletici spezzati e in contrasto per creare una coreografia fisica coi corpi, tra musica -pianola, violino zigano e fisarmonica-, e balli folclorici e non, gridi acuti, suoni gutturali e ballate popolari di Mark and Marichka Marczyk di Balaklava Blues. Il ritmo è battente, i suoni cupi, oggetti e mobili di scena quasi non esistono, a parte dei tavoli impilabili che diventano strutture, palchetti, per un’azione in ‘alzato’. C’è un enorme schermo sul fondo della scena che diventa un tutt’uno con l’azione degli attori, perché non solo proietta immagini dei paesaggi, delle ambientazioni di palazzi e case, ma vi disegna sopra, sedie, arredi, piccole nubi rosa, panda che attraversano lo schermo, palle di carta accartocciate che volano nel vento, -ricordano Chagall?- che ritraggono una visione quasi allucinata della realtà, a volte comica, a volte metafisica o comunque metaforica. Le immagini così create dall’ ‘illusione’ coi suoi colori e significati da immaginare, col loro impatto visivo, diventano protagoniste della scena anche per la loro capacità d’innescarsi e complementare il significato dello spettacolo. Perché assistiamo a quanto il clima di spionaggio abbia invaso tutta la società: dalla scuola, dove gli alunni usano il far la spia nei loro giochi e per ottenere favori -anche un bacio è in cambio di qualcosa- al modo di pensare e di agire di chiesa, apparato politico e polizia a livello del più piccolo e miserando villaggio. Un rimando a L’ispettore generale di Gogol, ma in toni molto più cupi.

Dogs of Europe 03by Belarus Free Theatre. Left to right Maryna Yakubovich Pavel Haradnitski Kiryl Kalbasnikau Yuliya Shauchuk and Ilya Yasinski. Photo by Linda Nylind

Dogs of Europe by Belarus Free Theatre. Da sin. a ds. Maryna Yakubovich Pavel Haradnitski Kiryl Kalbasnikau Yuliya Shauchuk and Ilya Yasinski. Foto Linda Nylind

Due altri temi si intrecciano con quello della repressione: quello della obliterazione della cultura e del senso di identità di un popolo. Quest’ultimo per esempio, nell’immagine di una valigetta contrabbandata piena di foto in 3D delle capitali che nessuno mostra di aver mai visto.
Dicevo prima della mancanza di oggetti di scena. Non interamente. Ci sono libri sul margine del proscenio, e la maggiore metafora dello spettacolo è trasmessa dall’Uomo Nudo che, come un novello Prometeo, mai stanco, si inserisce nella scena a più riprese spingendo un’enorme sfera di libri. Finirà immolato sul suo macigno.
Il saccheggio e la distruzione della cultura, impersonata dalla ricerca del protagonista per l’autore di un libro di poesie è l’argomento del secondo atto, quello che dipinge la situazione in Europa. Nell’Europa del 2049 non esiste altro che desolazione. Il protagonista, il bravissimo Aliaksei Naranovich, va di città in città: Berlino, Amburgo, Praga, Parigi, ma nelle librerie, coi libri calpestati a terra, non trova in vendita che riviste a figure, porno e poster. Le visioni della scena sono di ammassi di libri buttati, disprezzati, bruciati. E lo sono, bruciati, sulla scena, in una immagine metaforica più volte ripetuta. La didascalia finale lo afferma chiaramente: ”Dove i libri sono stati bruciati, nel futuro brucerà la gente”.

Dogs of Europe 04by Belarus Free Theatre. Pictured Aliaksei Naranovich. Photo by Linda Nylind

Dogs of Europe by Belarus Free Theatre. Pictured Aliaksei Naranovich. Foto Linda Nylind

Ma forse l’immagine che resterà con tutti gli spettatori è quella data durante l’intervallo, che è generalmente una pausa dal contenuto della scena. Ma non qui. Con le luci accese, con gli spettatori che stanno per lasciare l’auditorio, l’attore Aliaksei Naranovich, nudo, corre in ellissi sulla scena dopo aver asserito: “La gente grida, ma nessuno ascolta”. Gli spettatori non sanno cosa fare, alcuni rimangono impietriti a guardare, la maggior parte adagio adagio esce. Corre, facendo risuonare sulla scena il battito dei suoi piedi nudi per più di quindici minuti, dopo i quali riprende il suo ruolo di protagonista nel secondo atto. Gli spettatori lo applaudono a lungo. A parte l’ammirazione per la sua resistenza fisica, mai ho assistito ad una più profonda rappresentazione delle sue parole.
Per finire, a chi si domanda quale sia il ruolo del teatro e la sua validità, direi che il Belarus Free Theatre ci insegna come rispondere. Il teatro è comunanza e in un Paese dove c’è repressione e censura, la comunanza è un valore vitale.

Ultima modifica il Martedì, 29 Marzo 2022 20:31

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