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BELARUS FREE THEATRE: Teatro di Resistenza - Barbican Theatre, Londra, 11 marzo 2022. -di Beatrice Tavecchio

Barbican Theatre, Londra. Ogni poltroncina è stato messo il ritratto di un prigioniero politico. Barbican Theatre, Londra. Ogni poltroncina è stato messo il ritratto di un prigioniero politico.

Belarus Free Theatre: Teatro di Resistenza

Teatro Libero della Bielorussia, teatro in esilio, in conversazione tra i suoi co-fondatori e direttori artistici
Natalia Kaliada e Nicolai Khalezin, la Baronessa Helena Kennedy QC (avvocato della Corona) e il pubblico.
Barbican Theatre, Londra, 11 marzo 2022

di Beatrice Tavecchio

“Di una cosa potete essere sicuri: il Belarus Free Theatre è buona gente. Per diciassette anni la compagnia è stata inseguita, perseguitata, arrestata, esiliata, spiata, calunniata dal regime di Lukashenko, sempre in pericolo e impoverita, e per tutto il tempo ha prodotto un teatro motivato dalla morte della libertà in Bielorussia. Oggi l’ultimo dittatore d’Europa sta pagando quanto deve a Putin, e il Belarus Free Theatre è ancora una volta in scena per ricordarci la posta in gioco”

Questo scrive Sir Tom Stoppard, drammaturgo inglese di fama mondiale, sul programma di Dogs of Europe (Cani d’Europa), prima britannica, in scena al Barbican solo per tre sere, come programmato dal 2019, e che ora nel clima di guerra che stiamo vivendo diventa un evento di straordinario significato perché ci fa toccare con mano una realtà vissuta in prima persona che impatta sulla nostra coscienza. Se qualcuno si domanda ancora se il teatro ha un valore, se è morto o morirà, questo spettacolo spazza via ragnatele e dubbi.

Kaliada inizia subito col dire che su Facebook hanno ricevuto molti oltraggi dato che sono associati con quello che la Biolorussia sta facendo in questo momento. Li rifiuta, come bugie sediziose, falsità. Loro hanno dovuto fuggire da un Paese dove anche gli avvocati che ti difendono sono incarcerati, dove tentano di distruggere l’identità di un Paese, a partire dal curriculum scolastico. Sognano di vivere senza censura. (I tre giornali fondati da Nicolai Khalezin erano stati chiusi). “Continuiamo ad esistere per il sostegno al nostro teatro, un teatro metaforico, che ti fa pensare, che non ti fa rilassare, un teatro che è stato sostenuto da Pinter, da Havel. Quando abbiamo chiesto il sostegno di Stoppard, la sua risposta positiva ci è arrivata dopo quindici minuti.”
“La dittatura è un problema morale, non politico. Il popolo della Bielorussia è stato imbavagliato e noi siamo la sua voce”.
Hanno fatto spettacoli a Minsk in spazi come capannoni e palestre dell’era sovietica, in un garage per due macchine e dicono della difficoltà di trovare spazi, della vita sommersa degli attori. Qualcuno domanda: “Perché fate teatro?” Kaliada risponde: “per fare quello che volevamo. È la nostra forza. Perché lo faccio? ...hanno anche fatto un’incursione nell’appartamento di mio suocero, che ne è morto, ma che mi aveva detto che dobbiamo finire quello che abbiamo incominciato. È una scelta, dico ai miei attori: ‘perderai tutto’, ma loro restano. È un incredibile impegno per qualcosa di più grande”.
Qualcun altro domanda come la libertà appare nei loro lavori. Insieme all’invito di vedere prima il loro spettacolo, viene la risposta: “Ci dicono che non abbiamo gli stessi parametri nel nostro teatro, che forse è ‘quello che fanno nel loro Paese’. Ma in Bielorussia si può fare tutto e vieni arrestato".
Viene chiesta la percentuale di Bielorussi che sa quello che avviene. “L’ottanta per cento lo sapeva nel 2020 (prima della vittoria di Lukashenko nelle ultime manomesse elezioni). Stasera ci dicono che tre città sono state bombardate in Bielorussia, così da coinvolgerci nella guerra. I russi non capiscono. La propaganda è così efficace. Accettano quello che viene loro detto”.
E sulla sopravvivenza del loro teatro, Kaliada risponde che non sa quanto durerà la generosità degli altri e che vorrebbe tanto che questa transitasse da supporto, a dare una ‘casa’ al suo teatro, ad un figlio di tre anni ed a una madre attrice. “Dipendiamo dalla bontà di estranei. Abbiamo bisogno di compassione e umanità.”

“In Bielorussia le persone spariscono, sono uccise, c’è la pena di morte... gli orrori di 28 anni di dittatura, con interrogatori e paura. Le madri che protestano perdono i loro figli perché ‘non sono degne di essere madri’. Ma anche in una democrazia è difficile capire la verità. In una dittatura è tutto bianco e nero: ti uccidono”.
La conversazione si conclude con un appello al pubblico che è seduto in una platea dove su ogni poltroncina è stato messo il ritratto di un prigioniero politico. Un appello ad uscire dalla propria zona di conforto, ad attivare i propri ministri e rappresentanti politici per eliminare il Visa richiesto ai rifugiati per entrare nel Regno Unito o almeno ridurne gli ostacoli burocratici.

Ultima modifica il Martedì, 15 Marzo 2022 23:54

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