domenica, 26 gennaio, 2020
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(LONDRA). "The Duchess of Malfi" di John Webster, regia di Rebecca Frecknall. Rebecca Frecknall, una regista importante. -di Beatrice Tavecchio

Lydia Wilson in "The Duchess of Malfi", regia Rebecca Frecknall. Foto Marc Brenner Lydia Wilson in "The Duchess of Malfi", regia Rebecca Frecknall. Foto Marc Brenner

Rebecca Frecknall, una regista importante
di Beatrice Tavecchio

The Duchess of Malfi
di John Webster
Regia di Rebecca Frecknall, scenografia di Chloe Lamford, costumi di Nicky Gillibrand
Con Lydia Wilson (la Duchessa), Leo Bill (Bosola), Khalid Abdalla (Antonio), Michael Marcus (il Cardinale) e Jack Riddiford (Ferdinand)
Almeida Theatre, dal 30 novembre 2019 al 25 gennaio 2020

La capacità registica di Rebecca Frecknall tocca il suo apice in The Duchess of Malfi, dopo aver dato prove del suo potenziale in Three Sisters di Chekov nel 2019 (sipario.it) e soprattutto in Summer and Smoke di Tennessee Williams nel 2018 (sipario.it), per cui fu premiata con due Olivier Awards (premi) e nominata come Migliore Regista dell’anno.
Il piglio sicuro di questa produzione si avvale di scenografia, costumi e musica e di interpretazioni di talento nel creare uno spettacolo corale perfettamente calibrato e di raffinato senso estetico. 
Chiavi di questo nuovo allestimento sono l’aver rallentato il ritmo del discorso della tragedia giacobina, nell’aver evidenziato con una dizione chiara per il pubblico odierno il linguaggio seicentesco, nell’aver enfatizzato la poesia dei versi di John Webster.

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La tragedia di John Webster rappresentata nel 1614, due anni dopo The White Devil (Il Diavolo bianco), nell’intimo coperto Blackfriars Theatre e poi nell’aperto Globe Theatre, narra la storia -tratta dal secondo volume del Palace of Pleasure (1567) di William Painter che includeva la traduzione di un adattamento di Francois de Belleforest della storia scritta nelle Novelle (1554) di Matteo Bandello- della Duchessa di Amalfi che rimasta vedova sposa in segreto il gentiluomo Antonio di inferiore lignaggio, nonostante il divieto dei fratelli, Ferdinand e il Cardinale, che scoperto l’inganno la fanno uccidere, insieme ai tre figli avuti nel frattempo. Anche Antonio, fuggito ad Ancona e poi a Milano con la figlia maggiore sarà ammazzato. I fratelli a loro volta ed il sicario assassino Bosola, si uccideranno a vicenda.
Una storia truculenta, difficile da mettere in scena oggigiorno, sia per l’eccessivo numero di morti che per la difficoltà del verso antico.
La strada scelta da Rebecca Frecknall è stata quella della semplificazione. Non so se sia possibile parlare di minimalismo a teatro, ma qui per minimalismo intendo un tendere all’essenzialità delle componenti, curate fino alla perfezione e portate avanti  col preciso equilibrio dei diversi elementi.
Ne fuoriescono una Duchessa consapevole della sua discendenza aristocratica, ma allo stesso tempo familiare, che bacia Antonio, che gioca coi figli, che si pettina scherzando sui suoi capelli che stanno diventando bianchi. L’assassino Bosola, reso umano dalle sue massime sulla vita e sulla morte - come il pazzo shakespeariano-, che uccide, ma allo stesso tempo prova orrore per quello che fa. Ferdinand che ordina l’assassinio della sorella e poi impazzisce credendosi lupo. L’assassinio della Duchessa è toccante nel suo miscuglio di dignitosa fierezza e di stoico protendersi verso la morte. Il peso drammaticamente eccessivo delle morti tutte affastellate nel secondo atto non è reso in tutto sangue e corpi squartati ma elegantemente simulato in ralenti con luce diffusa sull’insieme dei quattro corpi ruotanti che coi pugnali tentano di ammazzarsi, in un insieme che visivamente ricorda la tridimensionalità e circolarità dei complessi marmorei del Giambologna. 

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Tra gli attori da segnalare per maestria d’interpretazione Leo Bill in Bosola e Lydia Wilson, la Duchessa. Bravi gli altri.
La scenografia dà ulteriore rilievo alla lettura registica. Una gabbia di vetro rettangolare lunga e stretta trafigge in orizzontale lo spazio del palcoscenico ed è metafora del palazzo, della prigione, e dopo la loro morte diventa vetrina raccapricciante che mostra le tre donne uccise imbrattate di sangue. I costumi perseguono la stessa linea di semplice linearità e bellezza. Colori tenui, stile anni venti, stoffe morbide per la Duchessa. Abiti formali, quasi da cocktail per gli uomini, ad eccezione di Bosola e degli assassini.
Una tragedia che propellerà la Frecknall ed i suoi attori in cima alle classifiche per i migliori spettacoli dell’anno.

Ultima modifica il Sabato, 28 Dicembre 2019 19:35

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