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Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Eroi - Note di regia

In molti racconti, un eroe, è un uomo o una donna che possiede caratteristiche e abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali. Gli eroi achei avevano le seguenti caratteristiche: valore militare, coraggio, abilità e astuzia individuale. Nella guerra e nel bottino conquistato trovavano la massima espressione della loro superiorità, la loro realizzazione, trovavano l'unica e più sublime ragione di vita; conseguire l'onore (la considerazione di cui godevano presso il popolo). (Forse essere attori, registi, uomini di cultura oggi in questo paese, è qualcosa di molto vicino all'atto eroico). L'eroe è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporta il consapevole sacrificio di se stesso, allo scopo di proteggere il bene comune. Un segno di questa passione è rimasto nel parlato nelle vesti del verbo cantare. Infatti indica un modo diverso di parlare, più alto e raffinato, del normale esprimersi, nella lingua comune, e nella letteratura si indica con il termine "canto". Da questo deriva il fascino che mi spinge a far da guida al racconto che Pennacchi ha scritto e a trovare l'ambientazione più adatta per farlo. [Mirko Artuso]

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Mirko Artuso

Mirko Artuso, attore e regista, inizia la sua attività di attore-narratore nel 1987 con la compagnia Laboratorio Teatro Settimo di Torino con gli spettacoli Nel tempo tra le guerre, Libera Nos, La storia di Romeo e Giulietta (premio UBU 1991), Trilogia della Villeggiatura (biglietto d’oro 1994) tutti diretti da Gabriele Vacis. Si è formato lavorando in stretta collaborazione con attori e registi come Laura Curino, Marco Paolini, Eugenio Allegri, Marco Baliani, Cesar Brie, Carlo Boso, Enzo Toma.
La sua ricerca artistica si basa sul continuo confronto tra il linguaggio poetico del teatro e l’interpretazione della realtà e dei luoghi, in cui si manifesta.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Dalla terra di latte e miele

Gli echi della seconda intifada palestinese risuonavano ancora nella "terra di latte e miele", quando Manuela Dviri Vitali Norsa accettò di collaborare alla scrittura di un testo teatrale per Ottavia Piccolo, con la drammaturgia (e in seguito, la regia) di Silvano Piccardi.
Lo spettacolo che nacque da quello sforzo creativo, si chiamò, appunto, Terra di latte e miele.
Al comando del governo israeliano era allora Ariel Sharon e la tensione in tutta la zona era altissima. Insediamenti colonici nei "territori", attentati palestinesi, rappresaglie di tsahal (l'esercito israeliano) - tutto in un susseguirsi di episodi sempre più drammatici, disumananti per l'una e l'altra "parte" in conflitto.
«Ma noi non volevamo raccontare la "grande" politica; volevamo capire come viveva e cosa sentiva chi abitava, lavorava, amava e soffriva in un simile contesto di violenza. Manuela Dviri ci raccontò la sua storia di donna che nel 68 aveva lasciato Padova per andarsi a sposare in Israele; ci raccontò di come divenne madre di tre figli (una femmina e due maschi), e di come uno dei due finì ammazzato, da soldato, in Libano...»
E il dramma teatrale, si snodava appunto, attorno alle vicende di una donna di Gerusalemme, che di una simile esperienza umana era protagonista.
Una donna lacerata da dubbi, lutti, traumi e speranze. E con due amiche palestinesi: una musulmana e una cattolica, con cui non riuscirà a mantenere un legame. In particolare con Maria, la cattolica - forse uccisa, forse dispersa durante un'incursione militare...
Dalla terra di latte e miele vuole riprendere oggi il filo di quella tragedia, affrontandone i successivi sviluppi, con particolare riferimento al "manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento": un terribile urlo di rivolta contro la guerra continua, contro la follia di una vita vissuta dentro la logica degli schieramenti, delle contrapposizioni insanabili, dell'accettazione dell'annullamento di ogni forma di dignità umana.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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Ottavia Piccolo

Ottavia Piccolo, con l'aiuto del regista Silvano Piccardi, ha voluto cogliere l'occasione di porsi ancora al centro di una scelta teatrale non consolatoria, cercando di far rivivere attraverso la trasposizione artistica in palcoscenico i pensieri, i sentimenti, e i difficili tentativi operati quotidianamente (in particolare dalle donne e dai giovani), di aprire una breccia nella devastante forza cieca delle armi e nella implacabile violenza di tutte le forme di prevaricazione.

Giovedì, 13 Ottobre 2011
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La terza vita

Vittorio Moroni, già autore delle fortunate docufiction Tu devi essere il lupo (2003), Le ferie di Licu (2006) e del recente Eva e Adamo (2009), si cimenta per la prima volta con un testo teatrale, ispirandosi ad una storia vera. Aisha, nata in un villaggio berbero del Marocco, eredita dal fratello, prematuramente scomparso, il privilegio di frequentare l'università, poi sposa Ahmed, con il quale inizia una nuova vita in Europa.
Dall'esperienza prima di donna, poi di madre, infine di vedova, inizierà per lei un profondo processo di trasformazione, un confronto inevitabile tra la propria identità culturale e la nostra società, tra l'antica condizione femminile di assoggettamento al maschio e la conquista del diritto di autodeterminare il corso della propria vita.
Su un grande telo appaiono e scompaiono immagini, come richiamate da una memoria incerta e lontana, immagini realizzate con sabbia, acqua e altri materiali, disegnate dal vivo e proiettate con l'ausilio di una lavagna luminosa. Segni sfumati, a volte astratti, capaci di coagulare lo scorrere del tempo e il dramma del cambiamento in pochi quadri visivi che scandiscono le parole di Aisha, evocandone il sapore e la densità quasi tattile. La sabbia, come l'acqua, è un elemento fragile e possente al tempo stesso, scorre e si accumula, riempie i vuoti e si trasforma, evoca luoghi lontani e il fluire ininterrotto del tempo.
Con La terza vita, Vittorio Moroni ha vinto il concorso di drammaturgia Siae-Agis-Eti 2009.

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