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Mercoledì, 09 Ottobre 2013
Pubblicato in Locandine

L'UOMO PERFETTO | HAND PLAY

Due brani, in un’unica serata, per esplorare il rapporto tra corpo ed immagine proiettata. Mara Cassiani e Davide Calvaresi, coreografi emergenti della nuova scena marchigiana, propongono le loro riflessioni sull’essere umano e sul bisogno di tessere relazioni, attraverso la contaminazione tra i linguaggi del video e della performance. L’Uomo Perfetto si ispira, rielaborandolo, all’omonimo cortometraggio del danese Jorgen Leth, Det perfekte Menneske, e alle sue variazioni elaborate nel 2001 da Leth e Lars Von Trier. In scena un set televisivo: una voce e delle immagini ci descrivono “l’essere umano perfetto”. L’uomo perfetto viene osservato nella sua funzionalità e nel suo esistere. Uno sguardo sulla commedia dell’umanità e su cosa sia per l’uomo, l’essere umano perfetto. Hand Play è la tappa finale di un percorso visivo portato avanti dalla compagnia 7-8 chili che riflette sulla dimensione relazionale tra un uomo e una donna. L‘idea centrale è il dialogo tra una figura in scena e la proiezione di una mano gigante, un dialogo tra due mondi, tra due visioni, tra due personaggi che interagiscono a due dimensioni. Il gioco di immagini è visibile solo attraverso una proiezione video che svela le crudeli dinamiche del rapporto di coppia.

Mercoledì, 09 Ottobre 2013
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DON GIOVANNI IN CARNE E LEGNO

Il mito di Don Giovanni rivive attraverso una nuova visione della vicenda: il dissoluto ingannatore risorge dal suo castigo eterno per perpetuare il proprio desiderio di conquista e libertà terrene.
Le sue rischiose avventure inducono il suo servo Pulcinella, ingiustamente accusato delle sue malefatte, a compiere un atto definitivo quanto rivoluzionario: Don Giovanni viene impiccato su pubblica piazza “fino a che non sopraggiunga la morte” ma una morte “umana”, per nulla eroica. Perché scomodare nuovamente il Cielo? Nessun artiglio, nessun fuoco infernale, dunque. Don Giovanni è punito dal gioco del caso, o forse soltanto dal gioco, non meno pericoloso, di un servo esasperato; un gioco che solo un servo-non servo come Pulcinella può permettersi di giocare.
Attori e burattini si muovono in scena invadendo reciprocamente gli spazi loro assegnati per tradizione, colmando così l’antica distanza fra teatro “alto” dei comici in carne e ossa e teatro “altro” dei girovaghi di piazze e mercati. Uno spettacolo in cui l’impertinenza del burattinaio si fonde con l’inventiva e il grottesco della maschera.

Mercoledì, 09 Ottobre 2013
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SPAZI TEATRALI E NON CONVENZIONALI

Per definizione gli spazi teatrali non sono convenzionali, rappresentano una realtà immaginata a volte lontano a volte vicino alla verità. Una verosimiglianza che spesso utilizza ambienti marginali, inconsueti, inaspettati, proprio per la capacità suggestiva di questi luoghi occupati dalle parole recitate. Queste occasionali scene, private della loro funzione originale, dimostrano la naturale capacità di accoglienza dell’architettura amplificata dalla trasfigurazione teatrale che riesce a enfatizzare gli spazi costruiti come memoria di ogni epoca. Secondo questo principio teatro e architettura confondono valori e identità in un ottimistico intreccio che se da una parte esalta le singolarità dall’altra dimostra una sintonia implicita. Architettura, teatro, arte e rito discutono i diversi punti di vista.
Massimo Ferrari

Mercoledì, 09 Ottobre 2013
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LA STANZA

Una cosa non è necessariamente vera o falsa, può essere sia vera che falsa allo stesso tempo. Harold Pinter All’interno della finestra di un palazzo di periferia, macchiato dall’ombra di una presenza misteriosa, si svolgono vicende umane di solitudine, insicurezza, pericolo incombente dai risvolti comici ed inquietanti. Un testo prototipo di molti dei temi che dominano l’opera migliore di Pinter: una donna chiusa in un appartamento di un oscuro caseggiato e il suo silenzioso marito sentono la loro casa misteriosamente minacciata da presenze enigmatiche, da sospetti e preoccupanti personaggi in stato di guerra psicologico. L’aria della stanza si addensa, si carica di incertezza, di ansia, di violenza. In bilico tra realtà e finzione, tra falso e vero, due attori danno vita a sei personaggi dando modo ai protagonisti di manifestare la propria ambiguità attraverso maschere iperrealistiche in grado di deformarsi e sorprendere, in un vortice di apparizioni che amplifica l’enigma e l’attualità del testo.

Mercoledì, 09 Ottobre 2013
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ROBE DELL'ALTRO MONDO

In un mondo incrinato da una profonda crisi economica, sociale e umana, dove ogni via d’uscita sembra ormai perduta, l’unica speranza di salvezza è rappresentata dagli Alieni, da qualche tempo sulla terra per aiutarci a risolvere i nostri problemi più gravi. Inizialmente percepiti come un miracolo vengono poi demonizzati, strumentalizzati ed eliminati da chi detiene un potere costituito privo di alcun interesse al cambiamento. I notiziari in sottofondo accompagnano la trama raccontando le contraddizioni e le distorsioni del nostro tempo, specchio di una società ridicola e invasiva, nella quale il fatto diventa notizia, la notizia pettegolezzo, il pettegolezzo verità. Il lavoro si sviluppa intorno alle “paure metropolitane” ovvero l’insieme delle paure, delle fobie e delle tensioni sociali e individuali che innegabilmente caratterizzano e condizionano la nostra quotidianità e la qualità delle relazioni. Pregiudizio, intolleranza, sospetto, insicurezza, solitudine, terrorismo ideologico come elementi che costantemente influenzano un tessuto sociale sempre più fragile e disarmato.

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