mercoledì, 30 novembre, 2022
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INTERVISTA a CAMILLA DIANA - di Francesco Bettin

Camilla Diana. Foto Andrea Ricciotti Camilla Diana. Foto Andrea Ricciotti

Attrice di cinema, teatro, tv, danzatrice, animatrice e interprete di personaggi animaleschi (ultimo suo lavoro il cane lupo, nell’ultimo spettacolo dei Classici al Teatro Olimpico di Vicenza, “La voix humaine” con Sophie Duez, che ha interpretato con grazia assoluta e minuziosa tecnica) Camilla Diana è la tipica ragazza della porta accanto. Aspetto da ragazzina che le fa dimostrare molti meno anni di quelli che ha, minuta, sembra una studentessa nonostante l’esperienza giù accumulata, con partecipazioni a diverse produzioni interessanti, come “Tommaso” e “Maraviglioso Boccaccio”, o “Sole a catinelle” con Checco Zalone al cinema, o “The young Pope” di Sorrentino in tv. A Vicenza ha ottenuto un successo personale che sicuramente può averla solo gratificata.

A proposito del personaggio del cane lupo, Camilla, come l’ha approcciato questo ruolo insolito?
In realtà sono abituata a lavorare coi pupazzi animaleschi, lo faccio con la mia famiglia, siamo specializzati nell’ideazione e costruzione di essi mettendoli poi in scena, per me dunque è stato quasi normale entrare in quei panni. E’ comunque ogni volta un lavoro in evoluzione, bisogna capire che anima dar loro.

Non aveva mai lavorato al Teatro Olimpico, magica scena che il mondo ci invidia. La sua sensazione?
I luoghi sono molto importanti per me, e l’ Olimpico non l’avevo mai visto nemmeno dal vivo. Entrare in un luogo così misterioso è stato molto bello non solo per averci lavorato, ma anche per poter esser stata vicino a quei materiali, alle statue, esser stata parte di loro, mi vien da dire.

Il testo di Jean Cocteau lo conosceva?
Si’, sono al corrente delle varie versioni fatte e conosco anche il teatro di Cocteau.

Per la sua prova personale in quel costume quanto si è preparata?
Molto, è stato difficilissimo, ogni volta che approccio un nuovo animale da animare internamente ci sono delle tecniche diverse che vanno studiate. Anche in quel caso, fisicamente è stato molto complicato e stancante, anche perché sono stata sotto una decina di chili di pelliccia, con le mani dentro dei bastoni e ho dovuto assumere delle posizioni molto scomode. La testa era in ferro, molto pesante e quando guardavo l’attrice protagonista, o altro, non era il mio sguardo originale, dovevo puntare gli occhi a un’altezza che non era al livello dei miei. E’ stata molto importante naturalmente, la relazione creatasi con Sophie Duez, abbiamo fatto un lavoro in connessione, diciamo. Oltre a questo, dovevo davvero sentirmi come un cane, studiare quelle posizioni, le sensazioni che un animale come quello provava rispetto a ciò che avevo attorno, ad esempio. Diciamo che la cosa poteva sembrare semplice ma non lo è stata e non lo è mai, c’è sempre un annullamento dell’essere umano in questi casi.

Questa “specializzazione” di genere va dunque di pari passo con le interpretazioni naturali, senza costume, che fa al cinema o in tv?
Assolutamente sì, un acrobata e basta, un’attrice e basta non avrebbero potuto fare una cosa del genere, bisogna avere una preparazione fisica e una dimestichezza con quegli oggetti, quei costumi, saper far vivere un oggetto.

Parliamo della sua famiglia, siete tutti artisti.
Facciamo tante cose diverse, siamo una compagnia, mio padre è regista, mia madre e mia sorella sono attrici, mio fratello fa lo stuntman nel cinema, io sono anche coreografa e danzatrice. Abbiamo messo insieme negli anni tante specialità, come questa appunto della costruzione dei pupazzi da animare, macchine sceniche inusuali. Anche in questo caso mio padre ha seguito molto il movimento, mia madre ha seguito la costruzione e fatto mille modifiche fino al momento di andare in scena…è un lavoro molto artigianale, vecchia maniera, dove uniamo le forze per arrivare a un risultato comune e ideale.

Vi siete proprio specializzati in un’arte che regala incanto.
E’ un’arte antica, e anche se spesso è vista come qualcosa dedicata ai bambini in realtà tocca il cuore di tutti. Il mondo dei pupazzi è un mondo affascinantissimo, lo fanno in pochi tra l’altro.

Adesso cosa la aspetta, quali sono i suoi prossimi impegni?
La scorsa estate ho messo in scena uno spettacolo di danza e ora mi sto impegnando per portarlo in giro nei teatri.

Parliamo un po’ di cinema. Un suo parere su come si lavora in Italia, su come si riesce a far l’attrice da noi.
Il nostro è un lavoro fatto da persone, quando ne trovi intorno a te che ti curano e che puoi curare a tua volta, e trovi un buon ambiente, puoi avere delle grandi soddisfazioni, e ti senti anche protetto. Poi, è sempre stato un mestiere all’arrembaggio, fin da quando gli attori partivano coi carrozzoni e venivano visti male, dunque non credo che potrà mai modificarsi più di tanto, è precario e sempre lo sarà. E’ chiaro che ci si sente spaesati in questo senso ma non so se si può imputare a questo nostro Paese o se è una cosa a livello mondiale. E’ un po’ insito nel mestiere dell’attore essere un po’ facchini di se stessi e andare incontro a grandi fatiche, essere poco tutelati su tanti aspetti, ma è così.

Essendo un lavoro difficile, lo consiglierebbe a una giovane ragazzina che va a scuola, ma magari sogna di debuttare su un palco?
Bisogna avere il carattere giusto per farlo, se è l’aspirazione di quella ragazzina che dice, lei stessa deve seguirla. Mi capita spesso di lavorare coi ragazzini, tendono a pensare a un piano B, ed è un peccato che si perda “il fuoco” dei propri desideri, anche se è naturale avere i piedi per terra. Si sa, è anche una questione di fortuna, di essere al posto giusto al momento medesimo, ma anche di impegno, di approccio giusto, Non si può pensare di avere tutto subito, o di non fare sforzi, o di avere gratificazioni senza accettare il tipo di vita, cioè devi sapere che avrai dei momenti dove non farai niente, o dove farai cose che non ti piacciono, o avrai momenti di frustrazione. Esser consci che sarà costante questa cosa, quindi è meglio sapere che dovrai avere un carattere forte per affrontare tutto questo.

Quale attrice o attore ama particolarmente?
Mi piace molto vedere quelli che variano, quelli che fanno prove attoriali che li distanziano da se stessi, che rischiano, che non si adagiano sul proprio successo ottenuto fino a quel momento.

Non avesse fatto l’attrice Camilla Diana cosa avrebbe voluto fare?
Nell’ambiente dello spettacolo mi piacciono molto i mestieri dietro le quinte, è un mondo che mi affascina molto, ho avuto anche delle esperienze. Spaziare dunque all’interno di questo mondo, capendo altri mestieri che non si mostrano direttamente al pubblico. Dopo aver iniziato con i miei, avevo due anni e mezzo, ho fatto le scuole da danzatrice, Il teatro dell’Opera, l’Accademia, quella è la mia formazione, adesso sto coniugando le due cose. Al di fuori dello spettacolo, mi interessa la psicologia e la riflessione umanistica, l’ascolto dell’altro.

Per recitare le doti necessarie, secondo lei, quali sono?
La sensibilità, spirito di osservazione, e l’ ascolto. Se riesci ad ascoltare l’altro, a metterti nei suoi panni quando questi ti racconta la sua storia, se riesci ad attingere, sei sensibile e se hai questo sei un passo avanti. Se questo si condisce con un talento, una predisposizone, lo studio, meglio. Bisogna aprire l’anima, e condirla.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Sabato, 29 Ottobre 2022 18:10

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