mercoledì, 30 novembre, 2022
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INTERVISTA a BARBARA MINGHETTI - di Federica Fanizza

Barbara Minghetti Barbara Minghetti

Barbara Minghetti, direttore programmazione Teatro Sociale di Como e curatore della rassegna Verdi off e progetti speciali per il Teatro Regio di Parma. Come curatore della rassegna Verdi Off che per la settima edizione affianca il Festival Verdi di Parma, (dal 17 settembre al 16 ottobre) si è resa disponibile per un breve confronto sulle diverse metodologie possibilità di divulgazione dell'opera tra i giovani e su come incuriosirli per partecipare, come spettatori consapevoli, al mondo del melodramma.

Ho recuperato un Suo detto, quasi un aforisma: “Liberiamoci dagli stereotipi e venite all’opera aperti, disponibili, con la curiosità di scoprire nuove cose.” Lo possiamo ritenere un manifesto programmatico del Suo agire per il teatro?
Si, credo sia necessario lavorare sull’opera in maniera innovativa e senza schemi predefiniti, dobbiamo rompere le barriere. Creare progetti attorno all’opera che possano avvicinare tutti, persone di tutte le età e di tutte le culture.

Mi piacerebbe invece fissare alcuni punti di discussione su quello che è stata ritengo, l'asse portante dell'attività di divulgazione, che Barbara Minghetti ha svolto nei confronti dell'opera, ossia le esperienze, tramite As.Li.Co, di Opera Domani, poi Opera Kids progetti strutturati di divulgazione per i giovani che sono poi confluiti nel progetto internazionale OPERA EDUCATION: l’opera cresce con te! Produce, con professionisti emergenti, spettacoli adattati per le diverse fasce d’età, da 0 a 18 anni. Come è nata l'attenzione per i più piccoli nel far conoscere il mondo del melodramma, certamente che ha trame tratte da fiabe, ma non solo? Poi si sono aggiunti nel 2019 progetti diversificati anche per la fascia 14-30 (nel 2019 OperaCrime) come propedeutica allo spettacolo vero e proprio o essenzialità per scoprire il meccanismo del melodramma?
Opera domani è nata da una necessità di ritornare alle origini. Frequentando i teatri di tradizione, vedevo solo teste bianche e annoiate. Quindi ho detto ripartiamo dai bambini, ricreiamo un legame vero sincero (e poi anche giocoso) con i bambini per poi dare nuova linfa all’opera.

Il Verdi off, giunto alla VII ed., proposto nel 2016, con un calendario proprio si presenta come una serie di eventi che potrebbero vivere di vita propria se non fosse concomitante al Festival Verdi di Parma. Con quali intenti è nato?
Verdi off è nato per far innamorare la città e chi la frequenta, del Festival Verdi (che è un festival prestigioso di grande qualità ma costoso e poco accessibile). L’idea è quella di portare Verdi in maniera innovativa, multidisciplinare gioiosa. In giro per la città nei luoghi non usuali, nei luoghi di difficolta (ospedali, rsa, quartieri popolari). E poi di creare nuove progettualità artistiche attorno al maestro, negli ultimi anni, abbiamo fatto videoproiezioni, istallazioni, container, come il progetto di video installazione di Filippo Andreatta per OHT (dal Trentino), Sulla punta della lingua, analisi di alcuni elementi stereotipi del linguaggio in alcuni libretti, che sarà in un container in un luogo meno centrale della città. Un interessante connubio tra arte ricerca cinema, fondamentale per capire l’opera oggi.

verdi off

Quali sono i risultati sociali e culturali? Quale riscontro ha sul pubblico degli eventi tradizionali? E' verificabile un passaggio di componenti di spettatori degli eventi del Verdi off nel teatro di tradizione?
Ci sono tanti spettatori del Festival Verdi, anche stranieri, che transitano per Verdi off perché lo trovano innovativo e curioso, e tanti spettatori di Verdi off, che non sono mai entrati in teatri o conosciuto un’opera, si incuriosiscono e voglio capire di più!

Potrebbe essere un evento autonomo?
Verdi off certo è un evento autonomo in se, con anche una sua qualità artistica importante, ormai tanti artisti ci chiedono di debuttare da noi, trovandolo un luogo di sperimentazione interessante, e importante il confronto e la collaborazione con il terzo settore, necessario per recuperare un senso di comunità.

Spiace che ci sia voluta la pandemia per fare emergere il problema del pubblico per l'opera come per tutti gli eventi dello spettacolo teatrale, problematica che riguarda anche la prosa; se poi riflettiamo sugli eventi di musica classica poi la situazione è assai più complicata. L'unica forma di spettacolo che conserva un sua vivacità di proposte e di pubblico è la danza contemporanea che ha ripreso i numeri prepandemia. Come mai questa tardiva presa di coscienza della situazione del pubblico dei teatri?
Lavoro da sempre sul tema del pubblico, della promozione e della necessaria ricerca all' inclusione e partecipazione di pubblico nuovo. L’Italia è sempre stata indietro, per fortuna ho sempre frequentato teatri europei, che su questi temi lavorano da anni.

Come comunicare l'opera, che da spettacolo popolare nel giro di una generazione è diventato di élite con un pubblico sempre più avanti d'età. Quali sono le modalità per facilitare l'accesso agli eventi ma soprattutto che tipo di linguaggio occorre utilizzare affinché il melodramma ritorni ad essere un patrimonio collettivo?
Patrimonio collettivo! Creando progetti adeguati per le diverse età (progetti educativi), coinvolgendo direttamente pubblico (progetti opera partecipativa), creando connessioni fra le varie arti, tavoli con il terzo settore. Non si può più solo fare una stagione di bei spettacoli, bisogna creare dei progetti percorsi che si integrino con l’attualità e la comunità.

Ritiene che l'attualizzazione delle ambientazioni delle opere liriche (non limitandosi al solo l'utilizzo di tecnologie) può creare una nuova prospettive alla comprensione del senso delle trame o attui una distrazione da quello che era il contesto creativo e anche motivazionale della composizione teatrale?
Sono per la regia che ci connetti con l’emozione del nostro vissuto con l’attualità della nostra vita. Quindi sono per la regia contemporanea. Bella, sensata non pretestuosa o provocatrice per estetica.

Che cosa si aspetta dalle nuove generazioni?
Mi aspetto dai nuovi artisti tanta creatività, connessione fra le arti, mix di linguaggi, dai teatri mi aspetto programmazione più varie aperte al dialogo con i vari settore della città (dal turismo, alla formazione, istruzione, terzo settore, sociale, sanità etc.). Dal pubblico: la curiosità di farsi guidare e coinvolgere, la necessità di studiare, attraverso l’arte, possibili risposte a questa vita cosi fascinosa ma assai difficile.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Settembre 2022 09:14

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