sabato, 25 giugno, 2022
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INTERVISTA a SONIG TCHAKERIAN - di Francesco Bettin

Sonig Tchakerian. Foto Raffaele Paolucci Sonig Tchakerian. Foto Raffaele Paolucci

Direttrice artistica dal 2019 delle Settimane Musicali del Teatro Olimpico, in corso in questi giorni a Vicenza e giunte alla trentunesima edizione, Sonig Tchakerian è una violinista di importanza internazionale, con esperienze di grande livello che l’hanno vista protagonista di appuntamenti di prestigio in numerosi teatri nel mondo, accanto a maestri e professionisti di grande importanza e raffinatezza musicale. Di origine armena, la musicista ha iniziato a suonare col padre, violinista anch’egli, e suonato con alcune tra le migliori orchestre del mondo tra cui la Royal Philarmonic di Londra, le Orchestre del San Carlo di Napoli e dell’Arena di Verona, i Solisti Veneti e molte altre compagini, ed è docente di violino ai corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Suona un magnifico Gennaro Gagliano (Napoli 1760). Di lei hanno scritto: “l’interprete che ha il fascino soggiogante, il carismatico rigore morale e la potente bellezza d’una capacità tutta sua di affondare il fraseggio”. L’abbiamo intervistata in questi concitati momenti dell’inizio di questa sua avventura datata 2022 come Direttrice Artistica del Festival vicentino.

La musica ritorna protagonista al Teatro Olimpico. Un bilancio della sua direzione, iniziata nel 2019?
In realtà, già da parecchi anni mi occupavo della programmazione della musica da camera nell'ambito del festival. Sicuramente avere l'incarico della direzione artistica è stato per me un grandissimo segnale di stima e, ovviamente, una importante responsabilità. Ho quindi continuato il lavoro iniziato, spero con una impronta volta alla curiosità, innovazione e accoglienza.

Si comincia col Premio Brunelli, in corso in questi giorni…ce ne parla un po’?
Siamo giunti alla XI edizione del Concorso. Sicuramente per il festival l'attenzione alle nuove generazioni è imprescindibile. Inoltre, il successo del concorso negli anni è conseguenza della straordinaria qualità artistica dei giovani pianisti. Mi è sembrato il momento giusto per una svolta: una competizione in due prove, eliminatoria e finale. Una finale con l'orchestra al Teatro Olimpico di Vicenza. Unico in Italia.

C’è uno spettacolo di punta della XXXI edizione del Festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico?
Mi auguro che il festival nella sua interezza sia uno spettacolo di punta!

Dovesse spiegarla a qualcuno che non la conosce, che comunque la frequenta poco, o non ha la fortuna di poterla incontrare, cos’è la musica per lei? Ha un ricordo particolare, speciale?
Non ricordo un avvenimento, un momento in cui io abbia deciso di suonare il violino o di essere una musicista. Ci sono nata. Il mio babbo era un violinista 'amatore', suonava molto bene per diletto e passione: il violino era la sua gioia. E io sono nata in questo contesto, non ho mai scelto cosa fare da grande. La musica è da sempre la mia compagna di vita.

In che cosa può aiutare la musica in un momento storico come questo? Qual è la sua forza vera?
La musica è un rifugio, uno spazio protetto e necessario, una bellezza e una felicità mai negate, una consolazione, un intimo raccoglimento. Tanto...insieme. Spero sia questo per le persone che la vivono in tutti i modi possibili. Noi musicisti siamo dei privilegiati.

Quali doti occorrono, se occorrono, per essere un musicista ? Quali sono le strade da perseguire? In questo senso in Italia, come siamo messi con le scuole e la cultura musicale?
Effettivamente ci vogliono molte qualità. Prima fra tutte il talento, quel dono che si riceve e che nessun maestro potrà in alcun modo insegnare. E che responsabilità avere un talento! Poi la parte più difficile, quella che dipende da noi...quanto lavoro e quante capacità sono necessarie! studio, intelligenza, cultura, curiosità, ambizione, coraggio, lealtà, immaginazione. E le difficoltà emotive? i dubbi, la paura di non farcela, il confronto, lo scoraggiamento...un cammino faticoso ma privilegiato allo stesso tempo. Per quanto riguarda la scuola e la cultura musicale in Italia, mi sento di dire che ancora non mi sembra sia una necessità culturale, come la matematica o la storia o la letteratura...io ho vissuto la musica in casa fin da bambina. Per gioco si suonava insieme e si rideva di felicità. Raramente questo accade nelle famiglie italiane e la scuola non aiuta abbastanza nel diffondere questa bellezza. Inoltre, come sempre, dipende da chi si incontra, dal Maestro che ti appassiona o ti annoia...

Conosciamo tutti le differenze sessiste che si fanno discriminando le donne, in quasi tutti i settori e gli ambienti lavorativi. Secondo lei esiste anche nella musica? Come si può vincere se c'è, questa resistenza eventualmente?
Molte donne sono artiste famosissime. Pensiamo al mondo della lirica, ma non solo. Artiste che hanno avuto e hanno ruoli di prim'ordine. Ma non posso negare che ci sia ancora un atteggiamento, una cultura più o meno celata di ....? le parole giuste o adatte...? Mi aiuti Lei a trovarle. Si, tristemente accade ancora di discriminare le donne, in misura più o meno sottintesa. Ci vorrà del tempo...credo molto tempo se pensiamo al mondo intero.

Questa edizione richiama il Silenzio, poi il Suono o la Parola: ci racconta da dove nasce questa sintesi?
Si tratta di una citazione di Pier Paolo Pasolini che mi ha subito conquistata. Una magnifica sintesi di quel che accade anche nel mio pensiero e nella quale mi sono identificata facilmente. Perchè di questo si tratta: principalmente di Silenzio. Sia da musicista che da spettatrice, il mistero del silenzio che precede la condivisione di emozioni è davvero intenso. Poichè accoglie e condivide, nel nostro caso in teatro, una vita di esperienze. Un racconto tra suono e parola che porta sulle spalle la storia dell'umanità. E si sente.

A proposito di Pasolini, visto che lo ricordate nel centenario della nascita, come si mette in relazione la sua opera con la musica?
Per lui è stata una relazione imprescindibile. Lo ha scritto, l’ ha studiata. Ha amato Bach e lo ha 'scelto' per i suoi film: tra questi Accattone, Il Vangelo secondo Matteo, Appunti per un film...Per lui la musica era poesia. Voleva essere uno scrittore di musica.

Il programma è ancora una volta di grande respiro, di alto livello. Ha qualche segreto organizzativo particolare per arrivare a questi appuntamenti?
La ringrazio...nessun segreto, sto imparando! Sicuramente mi piace molto, mi costringe ad essere curiosa, a immaginare e ad avere quella giusta dose di coraggio per osare nuove strade...ovviamente è una grande responsabilità. Devo molto agli artisti straordinari che arrivano o tornano a suonare per le Settimane con rinnovata stima e amicizia, e al team del Festival che mi sostiene in questo bellissimo cammino.  Da sola avrei fatto poca strada.

Riesce a autodefinirsi, a farci scoprire chi è veramente, oltre che una bravissima musicista, Sonig Tchakerian?
Facile per me rispondere… la mamma più fortunata al mondo! Ho ricevuto il dono di due magnifici figli che mi hanno resa migliore e più felice.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Martedì, 26 Aprile 2022 08:57

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