giovedì, 02 luglio, 2020
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SIPARIO RECENSIONI: Dall'Ara Valentina

Menzionato Prosa - Valentina Dall'Ara

Idoli - regia Gabriele Di Luca
Questa immensa notte - regia Laura Sicignano
Vorax - regia Piergiorgio Piccoli

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Idoli
Questa immensa notte
Vorax

Idoli Autore: Gabriele Di Luca
Regia: Gabriele Di Luca
Compagnia/Produzione: Carrozzeria Orfeo
Cast: Gabriele Di Luca, Giulia Maulucci, Valentina Picello, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
Teatro Mattarello, Arzignano (VI), 9 dicembre 2011
Il crepuscolo degli "Idoli"
Idoli che crollano e ceneri spazzate via da un mocio vileda. Vecchi guerci in carrozzina con pistole giocattolo e tristi alberi di Natale per coppie scoppiate. Nessuna virtù e nessuna grazia. Un sessuomane innamorato e una prostituta virtuale. Un'urna rubata per un seno rifatto e una famiglia di inetti e approfittatori. Il cielo è ormai senza dei e chi si addormenta sotto la neve non si accorge di morire.
Idoli, testo e regia di Gabriele Di Luca (finalista al Premio Hystrio 2011), sonda i baratri dei mali moderni.
I personaggi di questa commedia nera non aspirano a sostituire nuovi valori a quelli vecchi e superati, non vogliono nulla, o, meglio, vogliono il nulla. Sembrano sotto effetto di un'anestesia prolungata che li rende neutrali alla vita, nemmeno vegetali, perché i vegetali crescono grazie alla luce del sole. Ma di luce ce n'è ben poca in Idoli. Una luce dall'alto, potente e ristretta, che colpisce con violenza le nuche dei personaggi tratteggiando ombre inquietanti. Una luce claustrofobica e minimale, come minimale è la scenografia: un divano, un albero di Natale, una carrozzina. Pochi oggetti, perché stavolta ci sono anche gli attori, i personaggi, a fare da oggetto. I rapporti personali si riducono a commercio, gli uomini diventano cose, il frigorifero lo spazio dove contenere un corpo, la testa un oggetto dove scagliare una bottiglia di birra. Su tutti prevale l'idolo del denaro: è il denaro, prima del sesso, a muovere ogni cosa, il Primo Motore Immobile di aristotelica memoria. Si fa sesso per denaro, si ruba per denaro, si muore per denaro, si desidera che la vita di un genitore sia più lunga possibile, ma solo per denaro.
Non si vive più per essere felici ma si vegeta per accumulare cose e magari togliersi ogni tanto piccoli sfizi inutili. Le cose sono inutili come la vita. Il corpo di una ragazza fracassa a terra con lo stesso rumore di un'urna che va in frantumi. Fra tutta questa desolazione, fa capolino ogni tanto un barlume di intatta e pura poesia, momenti di inedita spontaneità che contrastano col clima falso e ipocrita di tutta la commedia. E allora ecco che il ragazzino s'innamora veramente della puttana, perché lui è un buono anche se non vuole esserlo, ecco che il padre non vuole restare da solo e chiede alla moglie di rimanere in salotto con lui, ecco i ricordi sessuali di un nonno morente.
Gli attori della compagnia, Carrozzeria Orfeo, sono stati tutti all'altezza del testo. E non era semplice, perché in poco più di un'ora di spettacolo, parlare di nichilismo, solitudine, noia, morte e sesso, non è un'impresa da tutti. Inoltre, essendo una commedia nera, si poteva rischiare una recitazione sopra le righe e poco credibile. Cosa che è stata invece evitata con cura e maestria. E l'affluenza del pubblico ha confermato il valore di un testo e le capacità espressive di una compagnia ancora giovane ma che ha sicuramente qualcosa da dire. E che sa bene come dirlo.

Valentina Dall'Ara

Questa immensa notte Autore: Chloe Moss
Regia: Laura Sicignano
Compagnia/Produzione: Teatro Cargo di Genova
Cast: Orietta Notari Raffaella Tagliabue
Teatro Aurora, Marghera (VE), 24 novembre 2011
Amara libertà

Il Teatro Aurora di Marghera ha inaugurato giovedì 24 Novembre la Stagione di Teatro Contemporaneo 2011-2012 con la compagnia genovese Teatro Cargo che ha presentato in prima regionale l'intenso spettacolo Questa immensa notte, traduzione del testo This wide night dell'inglese Chloë Moss, vincitrice nel 2009 del prestigioso premio 'Susan Smith Blackburn'.

Firma lo spettacolo la regista Laura Sicignano che, con sensibilità e attenzione, ha saputo trattare una storia amara, di negazione e tentativi di riscatto.
In scena due donne, Loredana (Orietta Notari) e Marie (Raffaella Tagliabue) che potrebbero essere madre e figlia oppure semplicemente due amiche; si riveleranno essere, invece, molto di più, indissolubilmente legate da un'esperienza che le ha rese simili tra loro ma diverse dagli altri, fragili ed affamate di vita: condividere una cella di un carcere per anni le ha marchiate, hanno paura e cercano ora rifugio dietro alcol, fumo, farmaci o imprecazioni. E tutto per non pensare, per manifestare un'insofferenza verso un mondo "fuori" che vive un tempo diverso. Sembrano ancora incastrate nel tempo del "dentro", del carcere che hanno per anni condiviso.

Si ritrovano a cercare una libertà che non hanno neppure idea di cosa sia e si ritrovano a condividere, ancora una volta, insieme, la notte, in uno squallido monolocale di periferia che sembra un cella.

Sono due donne sole, costrette ad affrontare una vita che le rifiuta.
Il ritorno in società è difficile, passa attraverso aiuti imposti come gli assistenti sociali.
Le cose più semplici diventano piccole conquiste, i rapporti innaturali così come l'amore, l'amicizia, i figli, il cibo, il lavoro, i soldi, la fede...è così che Loredana, ad esempio, non crede in Dio ma dorme con la Bibbia sotto al cuscino perché le piace tenerla lì oppure Marie ha paura dei fast food perché sono posti dove si trovano sempre "vecchiette con mani incartapecorite come zampe di passeri che mangiano un hamburger da sole".

Il tornare alla vita attraverso il reinserimento in una società che non hanno vissuto e che le ha emarginate così a lungo, le porta continuamente a porsi la domanda di cosa sia realmente la libertà;
libertà che, a volte, si manifesta in un turbinio di sentimenti amplificati che si rivelano presto prodromi di nuovi fallimenti, crolli fisici e psicologici.

Piove su queste due donne e la pioggia è un'alternativa al silenzio, feroce, a cui ci vuole tempo per abituarsi.
Fuori dalla finestra restano le vite degli altri, dentro le loro.

Uno spettacolo di qualità, tutto al femminile; la regista ha saputo mettere in evidenza dinamiche psicologiche complesse, le bravissime attrici hanno raggiunto una carica di emotività, intimità e immedesimazione tali da riuscire a convincere il numeroso pubblico presente in sala.

Valentina Dall'Ara

Vorax

Autore: Piergiorgio Piccoli e Riccardo Allione
Regia: Piergiorgio Piccoli
Compagnia/Produzione: Theama Teatro
Cast: Piergiorgio Piccoli e Alessandra Niero
Teatro Spazio Bixio, Vicenza, 24 marzo 2012

Nella pancia di Vorax

Tutto esaurito per la prima nazionale dell'ultima produzione di Theama Teatro andata in scena sabato 24 marzo presso lo Spazio Bixio di Vicenza.

Uno spettacolo insolito, Vorax, testo e regia firmati da Piergiorgio Piccoli che con questo lavoro mostra il risultato di una ricerca professionale e personale approfondendo argomenti esistenziali e filosofici in una messa in scena precisa e ritmata.
In scena con Piccoli, i giovani attori Alessandra Niero e Alessandro Bevilacqua che vantano però anni di carriera artistica con Theama Teatro e che, nello spettacolo, presentano il frutto di esperienze e talenti personali come dimostrano le performance di danza di Bevilacqua e le forme di arti marziali della Niero.

La storia si svolge in uno spazio claustrofobico e il tempo scorre scandito dall'evoluzione dei personaggi; sembra una presa diretta su un aldilà peggiore di tutti gli inferni immaginati. La pena inflitta è la più atroce: non agire, stare e basta, senza spiegazioni, senza necessità, neppure le più umane come nutrirsi o dormire.
Se Sisifo era condannato per l'eternità a compiere la stessa azione di riportare un masso in cima al monte, divenendo emblema dell'assurdità dell'esistenza, qui si tratta di una condizione peggiore: non è richiesto di fare nulla.

Vittime prescelte o casuali non ha importanza, i tre protagonisti si ritrovano contro la loro volontà in un luogo irreale, oscuro, pieno di polvere, dove le stelle e il sole non esistono e dunque neppure il tempo.
Bloccati in un presente ostile, dimentichi della vita precedente, sentono il futuro come già passato: Vorax è metafora della situazione attuale, società che non investe, che non ricicla, che divora oggetti artificiali e indigeribili come la plastica e il nylon.

Luogo pieno di rifiuti dove ogni tanto affiora qualcosa di sano anche se coperto di melma. Sembra quasi che i protagonisti stessi siano rifiuti di una società che li ha eliminati perché incapaci di farne parte; tutti e tre, infatti, nella vita precedente soffrivano dello stesso terribile male: la solitudine.

Ma non tutto è perduto. È necessario morire per rinascere come qualcosa di diverso. Ecco allora i concetti di fine e rinascita, di possibilità, di ricostruzione. Ecco che gli ultimi uomini altro non sono che novelli Adamo e quindi anche primi uomini, degni di rinominare le cose e dare un nuovo nome anche a se stessi.
E' il mondo dell'invenzione che coincide con la riconquista della libertà.

Lo spettacolo procede a ritmi alterni, passando da situazioni intime di confessioni di paure e segreti, a momenti di angoscia accentuati dalla musica dei Duft Punk, tra l'epico e l'elettronico e dalle luci che da tenui diventano stroboscopiche.
Uno spettacolo riuscito nonostante la difficoltà di un testo non facile e di temi ardui da condensare in un'ora e mezzo. Una recitazione credibile e contenuta che trasmette i concetti in modo semplice e naturale. È come se gli attori vivessero "a proprio agio" dentro la pancia del mostro.

Valentina Dall'Ara

Letto 7055 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Settembre 2012 11:33
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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