lunedì, 12 aprile, 2021
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INTERVISTA a LOREDANA FURNO - di Michele Olivieri

Loredana Furno Loredana Furno

Loredana Furno, ballerina e coreografa nata a Torino, inizia gli studi di danza alla scuola del Teatro Regio con il M° Grazioso Cecchetti, perfezionandosi in seguito con Susanna Egri, Esmée Bulnes, Sonia Gasckell e Marika Besobrasova. Nel 1962 entra nel corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano e partecipa alla tournée in Belgio e in Francia con “I solisti del Teatro alla Scala”. Per quindici anni è prima ballerina al Regio di Torino e prende parte all’inaugurazione del nuovo teatro. Sempre come prima ballerina, danza nei principali teatri italiani: San Carlo di Napoli, Verdi di Trieste, La Fenice di Venezia, Teatro Carlo Felice di Genova, Massimo di Palermo, Arena di Verona, Comunale di Firenze, l’Opera di Roma e molti altri. È stata la protagonista femminile dell’edizione televisiva di “Histoire du Soldat” che ha portato in numerosi teatri italiani. Ha sostituito Carla Fracci al Teatro Petruzzelli di Bari come protagonista de “La figlia di Jorio” e l’anno successivo si è alternata con Elisabetta Terabust come protagonista de “La sonnambula” di Rieti-Balanchine al Regio di Torino. Segnalata dai critici come una delle migliori “danzatrici interpreti”, ha vinto il “Premio Viotti”, il “Premio Positano” per l’interpretazione de “I sette peccati capitali” di Weill-Brecht al Regio di Torino accanto a Milva, “La Noce d’oro”, “La caravella d’oro” e numerosi altri riconoscimenti. Ballerina dal temperamento drammatico, ha avuto particolare successo in balletti come: “Il gabbiano” di Vlad-Menegatti, “La sonata dell’angoscia” di Bartok-Milloss, “La figlia di Jorio” di Azon-Miskovitch, “I sette peccati capitali” di Weill-Pistoni, “Romeo e Giulietta” di Prokofiev-Biagi, “Cleopatra” di Mancinelli-Miskovitch, “Fedra” di Massenet-Gai, “Semiramide” di Gluck-Veggetti, ed è stata una struggente Carlotta nel Werther di Gaetano Pugnani ed una seducente Amalia Guglielminetti accanto al Gozzano di Jean Pierre Martal in “Amo le rose che non colsi”. Nel 1968 per conto dell’Ente Manifestazioni Torinesi ha creato lo spettacolo “Festa a Corte” prima proposta in epoca contemporanea dei Balletti di Filippo D’Agliè alla Corte Sabauda ricostruito, musicalmente sugli spartiti originali, da Roberto Goitre. Nel 1977 ha fondato il “Balletto Teatro di Teatro di Torino”. Nell’ambito di questa formazione ha prodotto balletti, come “Werther” di Pugnani-Miskovitch, “Cleopatra” di Mancinelli-Miskovitch, “Shakespeariana” di Biagi-Fascilla-Furno, “Il Noce di Benevento” di Viganò-Paganini-Egri, “Pulcinella” di Strawinsky-Gai, “Amo le rose che non colsi” di Cristiano-Gai. La Compagnia agisce in tutta Italia, all’estero e, stabilmente a Torino dove effettua una regolare Stagione di Danza alla Lavanderia a Vapore, centro di eccellenza per la Danza di Collegno, di cui è Compagnia residente. Abilitata all’insegnamento della danza dal Ministero della Pubblica Istruzione, Loredana Furno dal 1964 dirige la sua “Scuola di Danza e Perfezionamento” da cui sono usciti numerosi professionisti, tra i quali Matteo Levaggi. È stata docente di Storia della danza alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Nel 1980 crea, accanto a Gian Mesturino, il Festival di Vignale Danza di cui curerà il coordinamento fino al 1982. Nel 1983, lasciata la direzione della manifestazione piemontese, fa nascere nel 1984 altri due festival: per volontà della Provincia Autonoma, “Bolzano Danza” e ad Acqui Terme il Festival Internazionale “Acqui in Palcoscenico”. Nel 1991, per promuovere la conoscenza dei Beni Ambientali piemontesi, idea un festival itinerante, il “Festival dei Laghi, danza nelle dimore storiche e nei giardini dei laghi Maggiore e d’Orta”. Ha ideato e realizzato a Savona nella insolita struttura del Priamàr “Danza alla Fortezza del Priamàr” che ha visto prestigiose compagnie nazionali ed internazionali esibirsi, per la prima volta, in una regione assai povera di iniziative di danza. Nel 2009 assume la direzione artistica della Lavanderia a Vapore (raro caso di Centro coreografico in Italia) che cura per sei anni rimanendovi oggi con l’attività del BTT, nell’ambito delle iniziative della Fondazione Piemonte dal Vivo. Nel 2014 è insignita del Premio “Fedeltà al Lavoro” per gli oltre 35 anni di attività dalla Camera di Commercio e Industria di Torino.

Il BTT compie quarant’anni di danza, una ricerca continua, sperimentazione, relazioni e collaborazioni, si sarebbe mai aspettata signora Furno un successo così duraturo?
Beh, “duraturo” sicuramente, “successo”... a volte, certamente tanto lavoro e molta curiosità sempre alla ricerca del nuovo, del diverso, di cose da sperimentare, ma anche da conservare per non dimenticare!

Come nasce esattamente il BTT?
È una storia lunga, provo a sintetizzarla. Che una danzatrice, da oltre quindici anni Prima Ballerina al Regio di Torino, scegliesse la strada dell’imprenditoria artistica non si era mai visto. Erano gli anni Settanta e le donne cominciavano allora in Italia ad imporsi nella loro professione. Lasciare il posto prestigioso di un Ente Lirico per un’avventura manageriale era, una decisione all’epoca inconsueta. L’idea infatti, non era venuta a me, ma al Commendator Giuseppe Erba, allora mio Sovrintendente al Regio, al quale era stato richiesto di occuparsi del Teatro Nuovo, chiuso e abbandonato dopo l’apertura del grande Regio di Piazza Castello. A differenza dei Sovrintendenti che lo avevano preceduto, Vico, Bruni Tedeschi... tutti musicisti, Erba era un impresario molto quotato all’epoca e, da bravo impresario qual era, immaginava una situazione tutta sua dello spettacolo a Torino, dove lasciava allo Stabile la Prosa, al Regio la Musica e al Nuovo la Danza ...ed eccomi convocata in Direzione per concretizzare il suo pensiero. Tra mille dubbi e dopo un lungo tergiversare mi sono risolta ad accettare la proposta e di occuparmi di aprire al Teatro Nuovo, “Il Teatro della Danza”. Le condizioni che posi erano tra le altre quella di aprire una vera Compagnia di Danza che desse stabilità e lavoro ai tanti talenti che lasciavano una città che all’epoca non offriva molto all’arte di Tersicore e potesse programmare qualcosa di differente da quanto gli enti lirici facevano al momento. E così fu!


Come festeggiate questo compleanno così importante?
Lo festeggiamo con due momenti, diversi e complementari: “Thanks for the dance” che avrebbe dovuto svolgersi il 14 dicembre al Teatro Carignano e la nascita di “SCENE/ RetePerforming Arts”, un parternariato che sfruttando le sinergie artistico/organizzative dei vari soggetti coinvolti, produrrà nel 2021, un’unica Stagione a spiccato carattere multidisciplinare. Il permanere della chiusura dei teatri per l’emergenza sanitaria, ci ha costretto ad annullare la performance dal vivo ma, non volendo rinunciare a far sentire la nostra presenza in un momento come quello che stiamo attraversando, abbiamo felicemente utilizzato il lavoro già svolto indirizzandolo sulla produzione di un DocuFilm che segnerà solo l’inizio dei festeggiamenti. Il DocuFilm che ne è stato tratto, verrà trasmesso il 21 dicembre sulle piattaforme digitali di SCENE e di PIEMONTE DAL VIVO, in chiusura di questo 2020 così diverso da tutti gli altri anni, diventandone quasi un simbolo!

Attualmente la formazione è composta da sette danzatori diretti da Viola Scaglione, provenienti da importanti esperienze, riconosciuta quale organismo stabile di produzione, radicato nel Piemonte, con un rilevante profilo nazionale ed internazionale. Qual è a suo avviso il biglietto da visita del BTT?
In questi anni, abbiamo girato il mondo con successo, portando con noi la nostra passione, la nostra creatività e le nostre produzioni. Ma soprattutto in questi anni abbiamo danzato, segnando con forza l’appartenenza ad una città unica per identità, storia e tradizione, l’amore per il suo futuro e la ricerca continua dell’eccellenza. I suoi sette danzatori stabili affrontano con disinvoltura i diversi stili dei coreografi invitati, portando le loro esperienze internazionali, maturate in Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti, Israele e Canada, arricchendone il profilo artistico.

Dal 2016, alla sua figura, si affianca quella di Viola Scaglione, nominata direttrice della compagnia. Quale supporto ha dato all’ampliamento del lavoro per il BTT?
Viola ama profondamente il nostro lavoro, e lo ama in tutti i suoi aspetti. È una persona curiosa e versatile. Le piace affrontare poetiche diverse ed esplorare più stili e più autori, prendendosi spesso dei rischi.

Da sempre la Compagnia rivolge particolare attenzione alla nuova coreografia e alla musica dal vivo, anche grazie alla collaborazione con Rivolimusica, creando percorsi artistici di contaminazione e condivisione. Quanto conta la ricerca e la sperimentazione artistica nella vostra visione di danza?
Direi che è fondamentale e “SCENE”, che nasce dopo anni di collaborazione con l’Istituto Musicale di Rivoli ne è la miglior testimonianza: la rete “RPA” intensifica il rapporto con “Rivolimusica” e il “Teatro Fassino” di Avigliana, trasformando l’assetto della Stagione 2020-21. Una collaborazione attiva che mescola intuizioni, passioni, arte e crea un unico organismo in cui diversi punti di vista si fondono e si trasformano arricchendosi a vicenda.

Parte integrante dell’attività è la sezione dedicata ai ragazzi, con la Scuola di formazione e avviamento alla professione e con gli spettacoli rivolti alle scuole. Come si riconosce signora Furno una buona scuola di danza e un buon Maestro?
Una volta le buone scuole si contavano sulle dita di una mano... oggi i Maestri sono più preparati, più attenti ai buoni risultati e la tecnica dei danzatori è decisamente salita di livello. Direi che una buona scuola si riconosce dalla qualità anche mentale, degli allievi che forma.

Nel 2009 il Balletto Teatro di Torino, vince il bando per la creazione di un Centro per la Danza, alla Lavanderia a Vapore di Collegno. Ristrutturata dal Comune dopo anni di abbandono, la struttura è stata affidata al BTT che ne assume la direzione per sei anni, rimanendovi oggi nell’ambito delle attività di Piemonte dal Vivo. Cosa ha significato per voi e per il Piemonte avere una sede stabile così innovativa ma al contempo storica e di particolare bellezza?
La nostra Direzione artistica e la relativa gestione, è durata sei anni e sono stati sei anni di lavoro duro ma appagante. Non posso qui elencare tutti gli artisti e le compagnie che sono passate alla Lavanderia, per corrispondere a quel “Centro di eccellenza per la Danza” che il bando richiedeva. Angelin Preljocaj, Wayne McGregor, Karol Armitage, La la la Human step, Louise Le Cavalier... persino Nyman ha suonato alla Lavanderia per i danzatori del BTT, in una serata indimenticabile!

Da oltre vent’anni il BTT, si occupa dell’organizzazione e della programmazione artistica di festival come Danza alla Fortezza del Priamar di Savona e di Acqui in Palcoscenico, nato nel lontano 1985. Ma al suo attivo ha partecipato alla nascita di altri prestigiosi festival. Cosa ricorda con maggiore orgoglio?
L’aver creato “BolzanoDanza” per la Provincia Autonoma di Bolzano e “Acqui in Palcoscenico” per la Città di Acqui: due festival vivi ancor oggi, che godono di ottima salute.

Mentre un suo ricordo personale in qualità di prima ballerina al Teatro Regio? Il ruolo che più ha amato e la serata che le è rimasta particolarmente nel cuore?
Ero da tempo prima ballerina del Regio di Torino e nel 1973, all’inaugurazione del teatro ricostruito, ho ballato ne “Le quattro stagioni” divertissement, inserito da Verdi per l’edizione francese dei “Vespri Siciliani”. Le coreografie erano firmate da Serge Lifar, le quattro stagioni erano Makarova, Terabust, Furno e Loiodice. Fu qualche tempo dopo che il mio sovrintendente Giuseppe Erba mi chiese di fondare una compagnia al Teatro Nuovo, che immaginava fosse dedicato interamente alla danza. Ho accettato chiedendo che lì fosse ospitata anche la Scuola che io già da tempo avevo aperto a Torino e allargato a molti luoghi della cintura. Ballavamo tantissimo!

Nella storia del BTT troviamo anche la presenza del ‘ballerino dei ballerini’, Rudolf Nureyev, per il ruolo di Albrecht in Giselle, qual è stata l’occasione che lo ha portato a Torino?
Beh, quando Dino Meucci mi propose di allestire la “Giselle”, Rudy aveva già Eveline Desutter come protagonista femminile, il direttore d’orchestra Davide Coleman, i contratti con i teatri e le relative orchestre... gli mancava la Compagnia di Ballo e l’allestimento. Potevo dire di no? Ci incontrammo all’aeroporto di Torino Caselle, dove fecero scalo appositamente. Nureyev mi fece alcune domande sul cast, sulla coreografia, sulla qualità dell’allestimento ...e fu subito un sì!

Un altro nome eccellente è quello di Roberto Bolle, che da giovanissimo allievo in una scuola vicino a Vercelli ha danzato per il BTT?
Era la nostra Scuola di Trino vercellese e Robertino aveva nove anni... dotatissimo! Passato a Milano nel Corpo di ballo del Teatro alla Scala ha mantenuto per qualche anno il rapporto con noi, ha ricevuto il premio AcquiDanza, dapprima come “giovane promessa” assieme a Beatrice Carbone e poi, già stella di prima grandezza, come Roberto Bolle. Una curiosità: la produzione di “Giselle” di cui parlavamo, è stata l’ultima danzata da Nureyev e la prima danzata da Bolle nel ruolo di Albrecht, accanto alla nostra solista Amaia Ugarteche, al Teatro Civico di Vercelli.

Vuole ricordare qualche altro nome illustre passato da Torino nella Vostra compagnia?
Maximova e Vassiliev a Torino nel Gala per la Mostra “Gli ori del Kremlino”, Derevianko ad Acqui per il festival, Frédéric Olivieri ed Alessandra Martines nei primi anni, e naturalmente Carla Fracci con la quale ho condiviso tanti anni di danza sotto la guida appassionata di Beppe Menegatti... impossibile elencarli tutti in questo poco spazio!

Com’è avvenuto, nel tempo, il passaggio tra classico accademico e contemporaneo?
Beh, proprio il classico lo avevamo affrontato, diciamo “su commissione”, la Compagnia dalla sua nascita è sempre stata caratterizzata da “creazioni” che privilegiavano la mia prerogativa di ballerina-interprete. “Werther”, “Cleopatra”, “Amo le rose che non colsi”, per le coreografe di Milorad Mišković e Loris Gai, sono titoli che, da soli suggeriscono lo stile neoclassico della Compagnia. A partire dal 1990 con l’arrivo di molti “giovani coreografi” di quegli anni, è cominciato il passaggio ad altri stili, via, via sempre più contemporanei.

Molto interessanti sono stati anche i progetti dedicati a Limón, a Lifar e a Milloss, come erano strutturati?
Ho sempre pensato che la memoria storica del passato, fosse indispensabile per immaginare il futuro. Sono nati così i Progetti di salvaguardia della Danza del ’900, che considero un fiore all’occhiello della mia Compagnia!

Tra le sue creazioni si ricorda lo spettacolo “Festa a Corte” prima proposta in epoca contemporanea dei Balletti di Filippo D’Agliè alla Corte Sabauda ricostruito, musicalmente sugli spartiti originali, da Roberto Goitre. Cosa rimane di quella felice esperienza?
Rimangono le musiche, le recensioni, qualche foto e i costumi, che custodisco gelosamente nei magazzini del BTT, aspettando una prossima occasione...

Come ha scoperto la passione per la danza, iniziando poi da allieva la sua formazione presso la scuola del Teatro Regio con il M° Grazioso Cecchetti?
Avevo visto il film “Scarpette Rosse’ e per Natale avevo chiesto alla mamma di comprarmele e fu proprio il ciabattino del Regio a suggerirle di mandarmi alla Scuola del Regio, diretta dal Maestro Cecchetti: “...ha una bella figurina, la scuola è gratuita...”, così, per caso ho cominciato. La passione è venuta poi, quando ho capito cos’era la danza per me.

Nella sua lunga carriera ha fatto parte anche del corpo di ballo del Teatro alla Scala partecipando alla tournée in Belgio e in Francia con “I solisti del Teatro alla Scala”. Che anni erano quelli per la danza e il balletto nel nostro Paese?
Erano gli anni di Ghiringhelli, della Callas, era appena passato da lì Luchino Visconti. Luciana Novaro alla direzione del Ballo, anni splendidi, si respirava cultura e passione! Ricordo le lunghe file di ballettomani che aspettavano all’uscita del teatro la Fracci, Vera Colombo o Mario Pistoni, assembrati in via Filodrammatici, con grave disappunto degli usceri...

In quarant’anni di danza tanti sono gli aspetti che hanno mutato il percorso coreutico in Italia, cosa si aspetta (e si augura) in futuro per il BTT e per altri 40 anni di successi?
Personalmente vedo il BTT come un bellissimo cavallo bianco, con la criniera al vento, che galoppa instancabile verso nuovi orizzonti... le piace signor Olivieri!?

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 19 Dicembre 2020 20:33

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