lunedì, 06 aprile, 2020
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INTERVISTA a GHEORGHE IANCU - di Michele Olivieri

Gheorghe Iancu Gheorghe Iancu

Gheorghe Iancu nasce a Bucarest in Romania. Si forma professionalmente nella città natìa con il maestro Constatin Marinescu per la preparazione classica, e con Miriam Raducanu per quella moderna/contemporanea. Si perfeziona inoltre, in Russia, con i maestri Semionov al Teatro Bolshoi di Mosca e Omrihin al Teatro Kirov di San Pietroburgo. Ancora allievo, vince due medaglie al prestigioso “Concorso Internazionale di Varna” e successivamente entra stabilmente a fare parte della Compagnia del Teatro dell’Opera di Bucarest, danzando i maggiori ruoli del grande repertorio classico accademico. La prima istituzione in Italia con la quale collabora è la “Compagnia Cosi-Stefanescu” con sede a Reggio Emilia. La consacrazione totale avviene grazie all’incontro con l’étoile Carla Fracci: insieme stringono un legame artistico importante, ballando nei maggiori teatri internazionali: Teatro alla Scala di Milano, Covent Garden di Londra, Teatro Bolshoi di Mosca, Opera di Berlino, Opera di Roma, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Arena di Verona, Teatro San Carlo di Napoli, Colòn di Buenos Aires, Opéra di Monte Carlo, Tokyo e Osaka, Salle Playel di Parigi, Opera di Rio de Janeiro, Festival di Spoleto, Teatro Massimo di Palermo e numerosi altri, partecipando contemporaneamente anche alle produzioni ideate e dirette dal Maestro Beppe Menegatti. Nel 1990 fonda e dirige la Compagnia di danza “Fabula Saltica” con la quale ha prodotto e messo in scena alcuni spettacoli tra di essi “La Mascherata” su musiche di Luigi Boccherini, “Aura” (dal quale è tratto il magnifico assolo Mazzafionda) su musiche di Miles Davis, “Riccardo III” su musiche di Marco Tutino e “Synthesis” su musiche di Bach, Garbarek e Haydn; questa collaborazione come Direttore Artistico durerà sino al 1996. Nel 2002 crea per il Maggio Musicale Fiorentino “Donne”. Per il Piccolo Teatro di Milano realizza le coreografie per i seguenti allestimenti: “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” con l’étoile Oriella Dorella, “Il piccolo Principe” e “Peter Pan”. Celebre e prolifica la collaborazione di Iancu con il regista e costumista Pierluigi Pizzi, da ricordare per il Teatro alla Scala nel 2008 la loro “Vedova Allegra”. Crea inoltre le coreografie per le opere liriche “Macbeth”, “Carmen”, “Cleopatra”: la prima, ripresa dalla produzione già effettuata con l’Arena di Verona, le altre due appositamente create per lo Sferisterio Opera Festival, in scena all’Arena di Macerata. A seguito della ricostruzione coreografica, registica e librettistica de “Il Lago dei Cigni” viene nominato nell’aprile del 2008 Direttore del Ballo all’Opera Nazionale di Bucarest, che lo vedrà in carica per due stagioni e mezzo. Nell’ambito della Cultura Romena Iancu è stato insignito nel dicembre del 2008 di un premio istituzionale quale coreografo dell’anno. Il 1 marzo del 2009, festa della primavera in Romania, ha portato in scena a Bucarest “Donne” uno dei suoi maggiori capolavori coreografici. È stato protagonista de l’“Après midi d’un faune” al Teatro dell’Opera di Roma nell’ambito delle celebrazioni della nascita dei “Ballets Russes”. Ha partecipato al festival dei “Due Mondi” a Spoleto, in qualità di coreografo ed interprete nell’opera-commedia “Mozart” vestendo il ruolo del maestro di ballo Gaetano Vestris. Durante il festival “George Enescu” a Bucarest Gheorghe Iancu ha partecipato come coreografo, regista e librettista presentando la propria versione de “Lacul Lebedelor” (Lago dei Cigni) già presentato nel 2008. Per lo Sferisterio di Macerata è stato inoltre coreografo per “Faust”, “I Lombardi alla Prima Crociata”, “La forza del destino”. Iancu ha partecipato in qualità di giudice esterno, dal 2003 al 2010, al talent televisivo “Amici di Maria de Filippi”. Tra le numerose coreografie di Iancu vanno anche ricordate “Il Combattimento di Tancredi e Clorinda”, “Dom Sébastien”, “Diario di Nijinsky reminescenze di un pazzo”, “Shéhérezade”, “Le domino Noir”, “Thais”, “Il Pescatore di perle”, “Father and Son”, “Death in Venice”, “Les mamelles de Tirésias”, “Le bel indifférent”, “Neues Vom Tage”, “Danza delle Ore”, “L’Orfeo”. Da citare anche le coreografie per i video clip “Natural Born Dancer”, “The Light Body Paint”, “Petrolio”, prodotti dalla Maison Sabbatini. Nel settembre 2005 cura le coreografie per il Gala in onore di Pier Luigi Pizzi alla Fenice di Venezia insignito del premio “Vita nella Musica Arthur Rubinstein 2005”. Nel 2007 Iancu insegna al Teatro Bolshoi di Mosca il ruolo del Fauno al primo ballerino georgiano Nik'oloz Tsisk'aridze. Nella sua carriera Iancu viene premiato due volte con il “Premio Positano”, due volte con il premio “Danza & Danza”, con il “Premio Abbati”, e viene insignito per meriti artistici del titolo di Cavaliere della Repubblica in Romania e del premio istituzionale “Premiile Forumului Muzical Român".

Carissimo Gheorghe, la tua versione del “Lago dei cigni” è entrata nel repertorio dell’Opera di Bucarest e viene programmata regolarmente con successo tutti gli anni. Cosa hai apportato di inedito a livello coreografico e stilistico?
Il mio “Lago dei cigni” è nato da una richiesta specifica dell’Opera Nazionale di Bucarest. Mi hanno domandato di creare un “Lago” nuovo come concezione, ma in qualche modo ancorato alla tradizione. Inizialmente ero preoccupato ma poi ho trovato la chiave di volta proprio nella mia vita. La chiave era il sogno! Da sempre questo titolo è stato per me un sogno, non un racconto. La versione di Danovski che ha regnato per cinquant’anni a Bucarest era meravigliosa, ho desiderato di farne parte per tutta la mia giovinezza. All’età di diciotto anni Oleg Danovski mi affidò questo ruolo da protagonista e il mio sogno si avverò. Assieme a Luisa Spinatelli ho deciso di ambientare la mia versione alla corte Zarista nei primi anni del Novecento per quanto riguarda il primo atto, che è anche l’unico realista. Per il resto tutto si trasforma in un sogno surrealista, Siegfried viaggia insieme al suo alter ego che prende il posto di Rothbart. Nel secondo atto (personalmente lo ritengo un capolavoro) troviamo il pas de deux del cigno nero nel classico di Petipa/Ivanov mentre il resto della coreografia è totalmente nuova, spazia dalle discipline del classico e del neoclassico con accenti al contemporaneo. Ho voluto imprimere una forte immagine sul rapporto che lega il principe alla madre, suggerendo un aspetto edipico. Parlando di surrealismo, per qualche immagine e visione, mi sono ispirato ai dipinti di Max Ernst. A Bucarest dal 2008 il mio “lago” si rappresenta costantemente in un teatro sold out, tutto ciò mi fa pensare che sia proprio da vedere e ammirare. Caro Michele voglio darti una notizia in anteprima, verso la fine del 2020 si dovrebbe rappresentare anche in Italia.

Grazie proprio a questa tua straordinaria versione del Lago sei stato nominato, nell’aprile 2008, Direttore del ballo presso la Compagnia dell’Opera National Bucuresti?
Esattamente, come direttore della compagnia tutto è andato perfettamente, i danzatori sono migliorati sotto la mia guida, ma ho realizzato che non era ancora giunto il tempo di chiudermi quotidianamente in un ufficio a programmare, e a firmare documenti. La nomina alla direzione mi rubava troppo tempo alla sala ballo, al contatto con gli artisti, quindi dopo due stagioni e mezzo, ho rassegnato le dimissioni mantenendo un ottimo rapporto con le maestranze, rimanendo legato al teatro in qualità di coreografo ospite.

Il tuo desiderio di studiare danza e diventare un grande ballerino come è nato?
Tutto è nato per caso, all’età di nove anni mentre giocavo a calcio con alcuni amici mi venne incontro mia madre e mi portò all’esame di ammissione presso la Scuola di Ballo di Bucarest. Su cinquecento bambini venni ammesso immediatamente anche se non mi mostravo particolarmente interessato alla danza. Dopo sei mesi di dolori, tra sofferenze fisiche e pianti quotidiani, usarono lo stratagemma di mettermi in competizione con gli altri allievi. In quel momento venivo considerato l’ultimo della classe, e così scattò in me l’ambizione e la voglia di riscatto. Tempo sei mesi e diventai il migliore, tanto da ottenere il massimo dei voti agli esami! Da quel momento iniziai seriamente ad appassionarmi alla danza e al balletto, e per nove anni quella passione si trasformò diventando ogni giorno più importante permettendomi di primeggiare e vincere, all’età di quattordici anni, la medaglia al glorioso Concorso di Varna. Grazie a questa celebre competizione fui invitato a danzare come ospite della Compagnia Nazionale dell’Opera di Bucarest a soli quindici anni. In quel periodo, durante il comunismo in Romania, la danza era molto amata e seguita. La compagnia dell’Opera era perfetta, c’erano circa dieci straordinari primi ballerini già di fama internazionale, tra cui Gabriel Popescu, Ileana Iliescu, Marinel Stefanescu, Magdalena Popa, Valentina Massini, Marin Boieru, Irinel Liciu, Stefan Banica, Sergiu Stefanski ed altri. Noi giovanissimi allievi abbiamo avuto la grande fortuna di formarci e di crescere ammirando in scena quelle indimenticabili star.

A proposito del Concorso di Varna, uno tra i più importanti al mondo per prestigio ed autorevolezza, cosa ricordi in particolare?
Le due vincite a Varna mi hanno stupito, tieni conto Michele che avevo quattordici anni la prima volta, e quindici la seconda. Prendevano parte tutti i più grandi artisti e in giuria ricordo sedevano “il meglio del meglio” come Fernando Bujones, Marin Boieru, Patrick Dupont, Yury Grigorovich, Alicia Alonso, Anton Dolin, Magdalena Popa. Da Varna in poi mi sono convinto di valere qualcosa nell’arte della danza!


Che periodo è stato quello trascorso a Reggio Emilia?
È stato bellissimo, Liliana Cosi e Marinel Stefanescu mi hanno permesso di fare tournée lunghissime con la loro compagnia portando in scena ogni giorno gli spettacoli in tutte le città italiane, nei teatri e nelle piazze. Tutto ciò mi ha permesso inoltre di scoprire l’Italia in ogni sua bellezza. Ricordo con gioia le visite ai musei, alle chiese, ai luoghi legati ai grandi artisti del Rinascimento, i tesori del Vaticano e tante località straordinarie ricche di sfumature e di angoli suggestivi.


Del sodalizio con l’étoile Carla Fracci quali sono i momenti indelebili?
Al fianco di Carla Fracci ricordo in primis “Romeo e Giulietta” in scena al Teatro alla Scala, al Teatro San Carlo di Napoli e al Teatro dell’Opera di Roma. Poi ricordo “Excelsior” e “Zorba il greco” all’Arena di Verona, ma anche “Medea” alla Scala e successivamente in Piazza dei Miracoli a Pisa. Non posso dimenticare “Giselle” al Teatro Colón di Buenos Aires. “La Silphide” ad Amburgo per il Festival Nijinski, poi al Teatro Bolshoi di Mosca, e al Royal Ballet di Londra per il Gala in onore di Anton Dolin. Straordinario Il “Lago dei cigni” all’Arena di Verona e tante altre indimenticabili serate, come “Bilitis ê le faune” al Teatro Malibran di Venezia con Valentina Cortese per la regia di Beppe Menegatti, oppure “Balletti romantici” con Eva Evdokimova, “Medea” di John Butler e “La Silphide” con Marcia Haydée, Richard Cragun, Jean-Pierre Bonnefoux e Patricia McBride.

La Scala è stata per numerose stagioni la tua seconda casa, cosa ha rappresentato realmente?
Ancora oggi è sempre nel mio cuore, senza ombra di dubbio lo reputo il teatro più magico e bello al mondo.

L’arte della coreografia come nasce in te?
L’atto della creazione fin da giovane mi ha particolarmente affascinato, ho sempre preso spunto dalla letteratura e dalla musica lasciandomi ispirare anche dalla vita.


L’artista deve sapersi reinventare ogni giorno?
Un autentico artista si rinnova automaticamente. È programmato dalla divina provvidenza! Certo nella vita possono sorgere delle difficoltà che sovente aumentano la creatività del vero artista.

La passione per la danza è sempre la stessa o nel tempo cambia?
La passione per la danza penso rimanga la stessa! Cambia l’interesse per le varie espressioni di quest’arte, si diversifica per i soggetti da rappresentare o per i tipi di danzatori con cui lavorare (e quest’ultimo vale sia nelle vesti di coreografo ma anche nella scelta dei partner in scena).

Come si sposa la danza con la fotografia? A tale proposito un tuo ricordo per Alfredo Sabbatini, recentemente scomparso, con il quale avete dato vita ad uno straordinario libro intitolato “Petrolio”?
La danza è un’arte effimera, mentre la fotografia immortala per sempre. Ho avuto una grande fortuna perché ho incontrato dei fotografi che erano a loro volta degli artisti, che hanno saputo eternare momenti magici della mia vita professionale e privata. Non è facile stare davanti ad una macchina fotografica, però si impara anche quello, soprattutto quando nasce un’intesa con il fotografo. Alfredo Sabbatini che purtroppo ci ha lasciati è stato colui che ha capito al meglio la mia personalità attraverso la sua sensibilità e la costante voglia di imparare aspetti nuovi.

Come sarebbe stata la tua vita senza la danza e il balletto?
Non so veramente cosa sarebbe stata la mia vita priva della danza! Non riesco ad immaginarla senza... c’è sempre stata!

Cosa significa, a tuo avviso, essere un artista?
Un artista completo deve aver avuto un forte insegnamento da parte di maestri capaci nel riconoscere il talento già in tenera età. Un artista deve essere tecnicamente ben preparato, partendo dalla danza classica per poi esplorare ed assimilare altre tecniche e altri stili. Un artista deve possedere un fisico adatto alla danza, e di conseguenza corrispondere a quell’estetica che l’arte tersicorea richiede, senza sconti per nessuno. A mio avviso un artista deve avere una grande sete di sapere, conoscere e imparare tutto ciò che riguarda i beni culturali in ogni loro forma ed aspetto. Un artista deve risultare umile ed essere cosciente nel non sentirsi mai arrivato al traguardo. Un artista deve essere baciato dalla fortuna, cioè possedere quello che non si può definire... in molti lo chiamano talento, altri lo chiamano carisma, ed altri ancora lo chiamano luce ed unicità.

Per chi non lo conoscesse, un tuo ricordo, del maestro Danovski?
Il maestro Oleg Danovski è stato un danzatore di grande talento nella compagnia dell’Opera di Bucarest. Successivamente è diventato il coreografo romeno più importante di quel periodo. Ha saputo portare in scena gli spettacoli di repertorio più belli, lavorando con diverse generazioni di danzatori, ottenendo sempre risultati eccellenti. Per lui nutro un sentimento di incondizionata riconoscenza. Ricordo che a diciotto anni, appena entrato in compagnia, mi assegnò il ruolo di Siegfied nel “Lago dei cigni”. Quella scelta mi ha segnato per sempre perché era l’interpretazione a cui ambivo fin da bambino. Il debutto si rivelò un enorme successo dandomi così maggiore sicurezza, fiducia e speranza per il futuro.

Mentre della maestra Miriam Raducanu?
Miriam Raducanu è stata la mia docente di danza contemporanea. Influenzata dalla scuola espressionista tedesca è stata una danzatrice assai particolare così come lo era nel ruolo di insegnante. Donna di una cultura impressionante, oltre ad insegnarmi l’arte dell’improvvisazione applicata alla danza, mi ha insegnato a riconoscere la vera arte. I miei primi Mozart, Bach, Vivaldi, Beethoven li ho sentiti grazie a lei. Mi ha messo a disposizione i libri dei più grandi pittori, dal rinascimento al surrealismo. Mi ha fatto leggere i grandi poeti e filosofi, il tutto in un paese dittatoriale come la Romania di quei tempi dove l’approccio alla grande cultura risultava impresa difficile. Lei ed altri maestri mi hanno inculcato l’idea che il mio talento è stato un dono di Dio che non andava sprecato. Non solo a mio giudizio, la maestra Raducanu, viene inoltre considerata la Pina Bausch della Romania. Dotata di una rilevante sapienza sui vari aspetti artistici, dalla musica alla pittura, dalla letteratura al teatro e alla recitazione, mi ha impreziosito dandomi una base culturale di alto spessore. I suoi insegnamenti hanno permesso di far risaltare la mia vera essenza e personalità artistica. Ancora oggi lei è una persona fantastica, ha 95 anni e tutti i giorni si allena e balla! I suoi pensieri ruotano, ogni secondo, attorno alla creatività e all’arte in generale.

E del maestro Constatin Marinescu?
Lui ha compreso fin da subito il mio potenziale fisico ed artistico. Constantin Marinescu godeva di una formazione appartenente alla scuola russa in qualche modo “romanizzata”. Durante i nove anni di studio al suo fianco ha costruito in me una forte base classica che mi ha permesso poi di affrontare qualsiasi repertorio e ruolo.


Sei passato alla storia durante il talent “Amici” con la frase “questa non è danza”. Ma per te cos’è veramente la danza?
La vera danza? È quella manifestazione artistica che ti rapisce, ti emoziona, ti impressiona per la bellezza o per la drammaticità, è quel momento impalpabile che ti porta felicità o disperazione... è la vita!

Da giovane chi erano i tuoi miti tersicorei?
I miei primi miti danzavano a Bucarest. Poi ho amato soprattutto Vladimir Vasiliev, Baryšnikov, Erik Bruhn, Jorge Donn, Fernando Bujones, i danzatori di Alvin Ailey e molti altri.

Oltre alla Scala, a Milano hai portato in scena spettacoli di successo anche al Piccolo Teatro, un altro tempio della cultura mondiale?
Personalmente amo il teatro in tutte le sue forme! Ho danzato in tanti prestigiosi teatri, Scala, Colón, Covent Garden, direi quasi ovunque ma l’esperienza al Piccolo Teatro è stata particolare perché c’era lui, il “genio per eccellenza”: Giorgio Strehler. Sono molto fiero che il mio lavoro gli sia piaciuto così tanto da incoraggiarmi a continuare. Poi è arrivato Luca Ronconi, che dire? Due pilastri della cultura italiana! Lavorare in quell’ambiente, su quell’iconico palcoscenico che definirei “santo”, mi ha nobilitato. La stessa cosa è successa nelle numerose avventure teatrali vissute collaborando con Pier Luigi Pizzi in oltre trent’anni, a lui mi lega una grande amicizia ricca di momenti artistici ed umani indimenticabili. Tanti successi ci hanno accomunato in numerosi teatri a livello internazionale. Il nostro è un rapporto basato sulla stima reciproca, sull’ammirazione, sul totale rispetto con un’intesa creativa senza eguali. Mi considero davvero fortunato ad aver conosciuto un tale maestro di arte e di vita, da cui ho sempre imparato. Pier Luigi rappresenta l’autentico cultore della bellezza.

Oggi ti dividi tra l’Italia, la Grecia, la Romania. Sei un cittadino del mondo che conserva tanti preziosi ricordi, incontri, serate magiche, amici, avventure... Rifaresti tutto esattamente tornando indietro?
Penso che rifarei tutto ma con il senno di poi cambierei forse qualche scelta intrapresa, anche se la somma di una vita risulterebbe la stessa, proprio come nel film “Sliding Doors” di Peter Howitt da un’idea del regista polacco Krzysztof Kieślowski, il quale aveva già trattato il tema del destino.

Un tuo pensiero per Loreta Alexandrescu, grande amica fin dalla più giovane età e conterranea?
Penso sia una delle maestre di danza più brave al mondo. Alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano ha svolto un lavoro superlativo. L’avventura italiana l’abbiamo iniziata assieme, io e Loreta, nel lontano 1979, perciò ci lega una profonda amicizia supportata da sincera ammirazione. Nutro grande stima per la sua professionalità.

Per concludere Gheorghe, come hai vissuto e vivi oggi la notorietà?
La vivo con assoluta semplicità. Certamente mi rende gioioso, ma allo stesso tempo la scordo anche con facilità.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 29 Febbraio 2020 20:11

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