lunedì, 06 aprile, 2020
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INTERVISTA a DORIAN GRORI - di Michele Olivieri

Dorian Grori Dorian Grori

Dorian Grori è nato in Albania e si è diplomato presso l’Accademia di Danza di Tirana. Ha lavorato all’Opera di Tirana ricoprendo ruoli da Solista. In seguito, nel 2001, si trasferisce in Italia ed entra a far parte dell’Associazione Balletto Classico di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, esibendosi in qualità di primo ballerino e partecipando a tutto il repertorio e alle nuove creazioni coreografiche classiche e neoclassiche della Compagnia e alle tournée all’estero. In qualità di docente ha insegnato danza classica ai primi corsi presso l’Accademia del balletto di Tirana. Attualmente svolge attività di maestro in Italia e co-direttore insieme a Nicoletta Stefanescu, Elena Casolari e Rezart Stafa del “Nuovo Balletto Classico” con sede a Reggio Emilia.

Carissimo Dorian, a pochi giorni dal tuo addio alle scene la prima domanda è d’obbligo. Come è maturata la questa decisione?
In realtà non è stata una decisione giunta all’improvviso, ma è stata il frutto di lunghe riflessioni riguardo la mia vita di danzatore... fin dall’inizio della carriera ho sempre avuto l’idea di voler dare l’addio alle scene al massimo della forma, senza mostrare i segni del tempo, pur rispettando totalmente chi invece sceglie un momento differente per ritirarsi. Penso si tratti di decisioni assolutamente intime e personali.


Che consiglio ti senti di dare ai giovani danzatori perché possano avere una carriera di successo come la tua?
Il mio personalissimo consiglio è quello di lasciarsi guidare, sempre e comunque, dalla passione e da quella forza interiore che ogni danzatore deve possedere per intraprendere una carriera di successo. Soprattutto da tanta umiltà che è l’ingrediente cardine per garantire una continua ricerca verso la perfezione, sentendosi così sempre ad un passo dall’arrivo ma mai arrivati per davvero.


Racconta per i nostri lettori quando hai dato l’addio, su quale palcoscenico, con quale titolo e in quale ruolo?
Lo spettacolo che ha accolto il mio addio alle scene è stata una nuova produzione di un caro amico ed egregio coreografo Hektor Budlla, dal titolo “Una Carmen. Don Josè” per la regia di Daniele Franci, nel ruolo del tenente Zuniga, il 25 gennaio 2020 al Teatro Masini di Faenza, in provincia di Ravenna. Si tratta di uno spettacolo che sicuramente andrà in scena in molti altri teatri. È stato un momento ovviamente particolarmente intenso, soprattutto perché ho potuto salutare il pubblico al fianco del mio caro amico e collega di una vita Rezart Stafa e di tanti nostri ballerini appartenenti al “Nuovo Balletto Classico” di Reggio Emilia.

Che emozioni hai provato ad indossare per l’ultima volta i panni di primo ballerino in scena?
Gratitudine, questa è la parola giusta, sono sempre stato grato ogni giorno per le infinite possibilità e soddisfazioni che ho ricevuto nella mia carriera... e così è stato fino all’ultimo istante in palcoscenico, senza alcun rimpianto.

Possiamo comunque dire che l’addio non è alla scena ma solamente ai costumi. La danza farà sempre parte della tua vita?
Assolutamente sì, la danza farà per sempre parte della mia vita, e qui vorrei citare una famosissima frase di Rudolf Nureyev: “Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei quando finirò di vivere...”.


C’è un momento preciso nel quale hai deciso “basta, smetto”?
Come ho già detto prima Michele è stata una scelta che ho maturato nel tempo, consapevole di voler lasciare le scene nel modo migliore.

C’è qualcosa che già ti manca della professione di ballerino?
In realtà sono ancora un po’ frastornato, stento ad immaginare la mia vita senza il palcoscenico; fortunatamente riesco a sopperire trasmettendo quotidianamente ai miei allievi tutto quello che posso per aiutarli a raggiungere al meglio i loro obiettivi.


Qualcuno ha detto che c’è un tempo in cui si dona il meglio, poi si comincia ad amministrare se stessi e il proprio corpo, la propria fisicità, le proprie forze incanalandone su altre sfumature. Così sta accadendo per te?
Ho sempre pensato che il problema principale dei danzatori fosse l’incongruenza tra la piena maturità artistica che purtroppo non corrisponde all’altrettanta prestanza fisica. L’ideale, a mio avviso, sarebbe un corpo da ventenne e un’anima da quarantenne. Altri artisti come i cantanti, i pittori e i musicisti da questo punto di vista riescono ad ovviare al problema, un danzatore no!


Cosa si prova dopo tanti anni di attività? Nel tuo caso quanti ne sono passati dalla prima volta in palcoscenico da professionista?
Esattamente ventidue, avevo solo diciotto anni quando ho calcato le scene, nel ruolo di primo ballerino, al Teatro dell’Opera di Tirana: mia amata città di origine. Ad oggi provo comunque tanta riconoscenza, perché ora più che mai, mi tornano alla mente tutti i Maestri che hanno contribuito negli anni ad accompagnarmi e a sostenermi nel percorso tersicoreo formativo e nella carriera da professionista.


Trovi il tempo per andare a teatro da spettatore ad assistere alla danza e al balletto?
Il teatro fa parte di me e non posso farne a meno, andare a teatro rimane uno dei miei divertimenti principali, ovviamente se il tempo me lo permette.


Nelle vesti di pubblico cosa ti piace vedere, a chi guardi con maggiore interesse della scena classica e contemporanea?
Il mio primo amore è e rimarrà sempre la danza classica, ciò nonostante amo anche il “bel” contemporaneo.

Tra tutti i ruoli portati in scena a quale sei più affezionato e perché?
Il mio ruolo del cuore è sempre stato “Don Chisciotte”, per il virtuosismo e l’eleganza che fondendosi donano al personaggio un carisma speciale.

Cosa ti mancherà di più nel rituale del teatro da esecutore? L’attesa di entrare in scena, il trucco e la vestizione, il riscaldamento, gli applausi, i saluti finali, l’abbraccio del pubblico all’uscita artisti?
Inutile ripetere Michele tutto ciò che hai ben elencato nella tua domanda, perché mi mancherà esattamente ogni singola cosa da te citata e un’altra ancora: la spremuta d’arancia prima di ogni spettacolo, il mio rituale scaramantico!

Dopo la staffetta di qualche anno che ti ha visto prendere il timone nel riassetto della Scuola e della Compagnia Cosi-Stefanescu come procede il Vostro lavoro di squadra?
Siamo ad oggi molto contenti di poter continuare a divulgare tra i giovani quelli che i nostri grandi maestri Liliana Cosi e Marinel Stefanescu ci hanno trasmesso con immenso amore e sacrificio. Siamo inoltre molto contenti di essere riusciti a conseguire, per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento regionale come “Centro di Alta Formazione”, che ci ha permesso di poter offrire ai giovani danzatori un corso prestigioso e professionale per aiutarli ad iniziare la loro carriera, dopo il conseguimento del diploma.

Quanto contano ancora oggi nella Vostra visione didattica e dirigenziale la presenza e i consigli di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu?
Liliana Cosi e Marinel Stefanescu sono stati un importante punto di riferimento e ancora oggi, nonostante l’offerta formativa della scuola sia cambiata sotto diversi punti vista, non posso negare che siano per noi il nostro “Porto Sicuro”, così come nel lavoro anche nella vita.

La vita di un ballerino è fatta anche di rinunce, disciplina, fatica, rigore e tanto studio ma c’è spazio anche per la vita privata e per coltivare altre passioni? Nel tuo caso com’è andata?
La mia famiglia in realtà, insieme alla danza, è la mia vera passione, in una carriera come quella di un danzatore, che è oserei dire totalizzante, occorre molto sostegno attorno, e per questo devo ringraziare mia moglie Greta e i miei figli Leonardo e Ludovica che sono sempre stati i miei primi spettatori... in teatro e nella vita!


A tuo avviso quali sono i criteri di serietà di una scuola di danza? Come si possono riconoscere al meglio?
Ci sono vari aspetti che identificano una scuola di qualità, i programmi didattici, la formazione degli insegnanti, le materie di studio e un altro aspetto fondamentale è la disciplina. È importante inoltre che ci sia un programma di studi dettagliato, diviso per corso e per età, così come in ogni Accademia che si rispetti. I corsi devono essere selezionati per età e per livello e sarebbe opportuno strutturare il percorso di formazione in almeno otto anni di studio per terminare con il conseguimento del diploma o di una certificazione di studio professionale. Questa organizzazione è esattamente quella che utilizziamo per i nostri allievi al “Nuovo Balletto Classico”, e per ora i risultati ci stanno dando pienamente ragione.

Dal diploma all’Accademia di Balletto di Tirana, ad un corso di alta formazione professionale all’Associazione Balletto Classico Cosi-Stefanescu. Cosa ti ha spinto ad abbandonare l’Albania per Reggio Emilia?
Una volta terminati gli studi coreutici nel 1998, ho iniziato a ballare presso il Teatro Nazionale di Tirana per due anni consecutivi. Poi mi venne il desiderio di trasferirmi alla ricerca di nuovi stimoli e maggiori soddisfazioni artistiche. A Reggio Emilia trovai esattamente quello che cercavo, una Compagnia di altissimo livello dove poter studiare e crescere al meglio.

Cosa hanno significato i primi anni presso l’Associazione Cosi-Stefanescu?
Sicuramente trovare una famiglia pronta ad accogliermi senza farmi mai mancare nulla, sia a livello artistico che umano. E poi naturalmente la presenza di Marinel Stefanescu, uno straordinario maestro!

Come ricordi il primo incontro con Liliana Cosi e Marinel Stefanescu?
Rimasi particolarmente colpito, dopo aver sostenuto l’audizione, dalla loro professionalità e semplicità malgrado l’assoluta autorevolezza e storia. Mi accolsero come un figlio, e da quel momento mi resi conto di essere giunto nel posto giusto. La Cosi e Stefanescu mi hanno insegnato che le soddisfazioni arrivano esclusivamente dopo aver lavorato sodo, e che il rispetto e la disciplina nella danza sono fondamentali.

Hai poi preso parte a tutto il repertorio della “Compagnia Balletto Classico Cosi-Stefanescu”. Che periodo è stato?
Un periodo ricco di emozioni e di gioia, iniziai finalmente a raccogliere i frutti di numerosi sacrifici intrapresi nel passato. Ricordo le giornate in sala di danza con i miei maestri, Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, i quali mi hanno sempre dedicato il loro prezioso tempo per farmi crescere artisticamente.

Com’è stato poi passare dall’altra parte della sbarra, da ballerino ad insegnante?
Sono due attività completamente diverse. Stefanescu e la Cosi non mi hanno aiutato solo come danzatore ma anche come insegnante di danza e balletto. Fin da subito mi ha entusiasmato questo ruolo, desidero sempre tirare fuori il meglio dagli allievi, pretendendo da loro il massimo durante le mie lezioni.

Mentre del tempo trascorso al “Balletto di Tirana”, cosa conservi?
Malgrado le grandi difficoltà e i sacrifici, nutro cari ricordi degli anni trascorsi alla Scuola di danza e anche di quelli presso il Teatro dell’Opera. Malgrado non avessi ancora terminato il periodo di formazione, mi venne proposto, comunque un contratto da Solista al compimento dei diciotto anni.

L’amore e la passione per la danza e il balletto come sono nati in te?
Fino all’età di dieci anni studiai violino, poi si accese la luce della danza la quale mi condusse a sceglierla per il resto della vita. A Roma, nel 2001, vinsi il premio come miglior coppia internazionale.

A tuo parere Dorian, cosa si potrebbe fare, per avvicinare maggiormente la danza al pubblico (in particolare quello giovane), soprattutto verso la disciplina classica nei teatri?
Eh... bella domanda Michele, prima di tutto dovremmo iniziare dall’educazione che purtroppo oggi va sempre più perdendosi, educazione intesa come sensibilizzazione al bello, ma non solo, anche al gusto di sapersi emozionare attraverso l’arte, tutto ciò che manca ai giovani del nostro tempo sono le emozioni, che vanno a ricercare nei luoghi e nei modi sbagliati! Però devo dire che anche i teatri, a loro volta, devono saper offrire bella arte per poter avvicinare il pubblico!

A distanza di qualche anno dalla staffetta, qual è oggi il punto di forza che contraddistingue il “Nuovo Balletto Classico” di Reggio Emilia?
Sicuramente quello di possedere gli straordinari insegnamenti ricevuti da Liliana Cosi e Marinel Stefanescu e di averli trasmessi in pratica con una visione innovativa.

Quante ore, mesi ed anni di prove e lezioni sono indispensabili per raggiungere un livello d’eccellenza?
Non sempre tanti anni e tante ore di danza corrispondono ad altre tante di qualità! Dipende da innumerevoli fattori: talento, impegno, volontà e passione per quello che stai svolgendo. Da aggiungere anche il fondamentale fattore “dare/avere” tra maestro ed allievo, dal momento che viene a mancare uno di questi due aspetti non si potranno mai raggiungere risultati professionali e soddisfacenti.

Nel ruolo di insegnante cosa ti piace principalmente, qual è l’aspetto che ti gratifica in particolare?
Mi piace l’idea di poter trasmettere loro tante più nozioni possibili per spianargli la strada attraverso il lavoro che negli anni ho svolto minuziosamente su di me e sul mio corpo! Il massimo del piacere lo raggiungo guardandoli danzare in palcoscenico.

Quanto influisce oggi la televisione sulla danza?
Diciamo che la televisione ha dato una grande mano per mantenere alta nei giovani la voglia e la passione verso la disciplina coreutica, questi ultimi però non devono pensare di studiare danza per lavorare in televisione, ma al contrario dovrebbe essere la televisione stessa ad arricchirsi attraverso la danza ad alto livello.

Qual è il rapporto tra genitori e insegnanti al giorno d’oggi per tua diretta esperienza?
È molto difficile far entrare i genitori nella mentalità di un percorso di formazione professionale, costruito su sacrifici, rinunce, dolori, tutti aspetti che i genitori di oggi vorrebbero risparmiare ai figli ma che in realtà sono gli aspetti fondamentali che aiutano i giovani a formarsi per il loro futuro, non solo come ballerini, ma soprattutto come persone. Vorrei che i genitori si affidassero di più a noi insegnanti nella piena fiducia di un lavoro svolto per il bene dei loro figli.

Per concludere carissimo Dorian quali sono i tuoi progetti per il futuro?
I progetti in mente sono tanti, però mi lascio guidare dal destino, mi piace pensare che sia lui a scegliere per me... viva la danza!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 19 Febbraio 2020 21:56

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