sabato, 14 dicembre, 2019
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INTERVISTA a SVEVA BERTI - di Michele Olivieri

Sveva Berti. Foto Lorenza Daverio Sveva Berti. Foto Lorenza Daverio

Sveva Berti, nata a Firenze nel 1964, ha completato l'intero piano di studi di danza classica sotto la guida di Barbara Baer al "Centro Studi Danza" di Firenze diretto da Cristina Bozzolini. Nel 1982 entra nel "Corpo di Ballo" del Teatro Comunale di Firenze diretto da Eugène Polyakov dove ha lavorato per due stagioni. Entra in seguito a far parte dell'Aterballetto diretto da Amedeo Amodio dove in nove anni di attività ha danzato importanti ruoli nelle coreografie di Glen Tetley, William Forsythe, Alvin Ailey, George Balanchine e dello stesso Amodio. Nel 1993 entra nel "Balletto di Toscana" diretto da Cristina Bozzolini dove prende parte alle coreografie di Mauro Bigonzetti, Fabrizio Monteverde, Cesc Gelabert, Angelin Preljocaj. Ritorna in "Aterballetto" nel 1998 dove, oltre al repertorio di Mauro Bigonzetti, Direttore artistico della Compagnia, ha danzato in coreografie di J. Kylián e I. Galili. Nel 2004 inizia la collaborazione come assistente alle coreografie di Mauro Bigonzetti, curandone il riallestimento presso importanti teatri e compagnie italiane e straniere: Teatro San Carlo di Napoli, Teatro alla Scala di Milano, Ballet du Capitole de Toulouse, Royal Swedish Ballet, Dortmund Ballett, Companhia Nacional de Bailado, Zürcher Ballett, Les Grands Ballets Canadiens, Ballett Basel, Pennsylvania Ballett, Leipzig Ballett. Dal settembre 2012 è Maître de Ballet e Maestro Ripetitore per Aterballetto. Da gennaio 2018 è Coordinatrice artistica della compagnia Aterballetto e da luglio 2019 è Direttrice di compagnia Aterballetto.

Carissima Sveva, come e da dove nasce il tuo trasporto per l'arte della danza?
Praticamente sono nata in mezzo alla danza. Mia madre al tempo era prima ballerina presso il Teatro Comunale di Firenze e insegnava danza al circolo Arci. Non sapendo a chi lasciarmi mi portava sempre con sé, quindi dall'età di quattro anni ero in mezzo alle lezioni di danza e dopo pochissimo tempo ho voluto iniziare ad intraprendere i corsi anche io. Mi sono subito appassionata e ho deciso che avrei voluto fare la ballerina di professione.

Che ricordi conservi della tua prima scuola di danza, delle iniziali maestre e della primissima lezione in sala?
Dopo poco mia madre ha aperto una scuola, dove ho studiato fino a diventare professionista. Ho ricordi bellissimi, per un periodo l'insegnante è stata mia madre, con mia nonna al pianoforte; poi in seguito, giustamente, mia mamma, ha pensato che fosse più opportuno per me studiare con differenti insegnanti. Avevo anche l'altra nonna in segreteria. Spesso rimanevo a vedere i corsi più avanzati.

Mentre degli anni trascorsi presso il Corpo di Ballo del Comunale cosa ti piace conservare?
Non avevo ancora compiuto diciotto anni che sono entrata a far parte del corpo di ballo del Comunale, era l'ultimo anno di mia madre, prima di andare in pensione. Ricordi bellissimi, avevo realizzato il mio sogno, in più avevo un direttore eccezionale Eugène Polyakov, dal quale ho imparato molto. Soprattutto quanto fosse importante la conoscenza della tecnica della danza classica per quello che poi sarebbe stato il mio percorso futuro, maggiormente contemporaneo. Eugène lavorava con noi giovanissimi, anche durante le pause, e ci insegnava variazioni e passi a due di tutto il repertorio. Ancora oggi mi ricordo alcune sue correzioni preziosissime. Sono stati due anni meravigliosi.

Invece al Balletto di Toscana diretto da Cristina Bozzolini?
Prima del Balletto di Toscana vorrei parlare dell'Aterballetto, diretto da Amedeo Amodio, in cui sono rimasta per undici anni. Era il mio obiettivo di compagnia, a quei tempi ambitissima, pensavo che non sarei mai stata all'altezza invece alla prima audizione ho avuto il contratto. Esperienza unica con un livello alto di danzatori, anche stranieri. Con Amedeo ho sempre nutrito un bellissimo rapporto, interpretato molti ruoli importanti sia nei suoi lavori che nel resto del repertorio. Ho adorato ballare Balanchine, come anche tutti gli altri coreografi con cui abbiamo collaborato, direi i grandi nomi della danza in quegli anni. Il Balletto di Toscana è stata un'altra esperienza molto importante nella mia carriera perché ho fatto sicuramente un passo in avanti nella conoscenza del contemporaneo. Anche in questa realtà, come ad Aterballetto, viaggiavamo moltissimo, tante tournée indimenticabili di cui una di un mese e mezzo negli Stati Uniti con trenta spettacoli (sei al Joyce Theater a New York) con "Mediterranea" di Mauro Bigonzetti. Essendo però la direttrice Cristina Bozzolini, mia madre, non è stato sempre semplice il rapporto professionale, io avevo ventotto anni mentre lei cinquanta, insomma litigavamo spesso.

Da cosa è nata la preziosa collaborazione di assistente alle coreografie di Mauro Bigonzetti e come si è evoluta nel tempo?
Mauro Bigonzetti è stato il mio compagno per venticinque anni (abbiamo avuto un figlio che oggi ha trentadue anni), ho danzato tutti i suoi lavori fino a quando non ho smesso di lavorare, la prima sua coreografia l'ha creata con me ed altri cinque danzatori di Aterballetto. Per anni credo di essere stata l'unica a conoscere veramente il suo stile e a poterlo trasmettere. Ho rimontato i suoi balletti in tutto il mondo, ricordo in particolare una stagione in cui ho avuto sei prime nello stesso anno.

Grazie a questo ruolo hai potuto riallestire diverse creazioni di Bigonzetti in teatri di indiscusso valore. Uno per tutti il Teatro alla Scala di Milano. Cosa ricordi in particolare dell'esperienza nel tempio milanese?
Sì sono stata alla Scala per un mese e mezzo rimontando "Mediterranea". Non è stato semplicissimo, primo perché Elisabetta Terabust, direttrice al momento, ci aveva chiesto di riallestirlo per trenta ballerini invece che per quattordici come nella creazione originale, e in secondo luogo per la quantità di regole imposte a cui dovevo sottostare che mi impedivano di lavorare con la professionalità che avrei desiderato. Venivo da tutt'altra mentalità, ero fuggita dal Teatro Comunale a vent'anni proprio per questi dettami e nonostante il livello dei ballerini fosse sicuramente altissimo mi sono scontrata con un mondo che non mi apparteneva.

Spieghiamo ai nostri lettori qual è il ruolo di assistente alle coreografie? In cosa consiste esattamente?
L'assistente alle coreografie è colui che deve trasmettere al danzatore in modo più aderente possibile al coreografo, il suo stile ed il suo gusto. A mio avviso per raggiungere un'alta qualità si deve aver interpretato più lavori possibili e conoscere particolarmente bene l'artista in questione.

Mauro Bigonzetti artista, dove risiede il suo genio creativo che lo hanno reso una figura di assoluto valore internazionale?
Credo che Mauro abbia un talento enorme nell'entrare realmente in sintonia con il danzatore con cui crea e al contempo la capacità di tirare fuori al meglio il suo potenziale. Nei suoi lavori c'è una fisicità ed un'intensità espressiva molto bella e personale. Il risultato di una sua creazione è condizionato dal rapporto di intesa che si viene a creare tra lui e il danzatore, nei suoi lavori i ballerini si sentono sempre particolarmente gratificati. L'ho provato personalmente! Un altro aspetto notevole della genialità di Mauro è il suo rapporto con la musica che associata al movimento si trasforma in una cosa sola ed unica.

Come reputi l'attuale livello e metodo d'insegnamento nel nostro paese?
Purtroppo in Italia non c'è tutela sull'insegnamento, chiunque abbia studiato due anni danza può aprire una scuola. Le realtà coreutiche di formazione a livello professionale sono davvero pochissime.

Se dovessi stilare una classifica dei momenti più emozionanti della tua carriera fino ad oggi, quali ritieni i più significativi sia a livello artistico che umano?
Come danzatrice di momenti emozionanti ne ho avuti moltissimi, sicuramente è stata una enorme soddisfazione quando ho debuttato con i primi lavori in qualità di assistente per Mauro. Era da tanto che pensavo come sarebbe stato il mio futuro dopo aver smesso di ballare e se mi sarebbe mancato il palcoscenico. Ho scoperto di emozionarmi di più per una prima nel ruolo di assistente alla coreografia che come ballerina. Sicuramente anche adesso da Direttrice ho grandissime soddisfazioni, l'ultimo debutto di Aterballetto è stato un successo pazzesco soprattutto per la bravura dei danzatori e il loro essere eclettici; questo per me è il massimo!

Qual è il balletto del grande repertorio che hai più amato e quello di danza contemporanea?
Adoro "Giselle", si colloca a metà tra balletto classico e moderno, sono innamorata di "Apollon Musagète"; nel contemporaneo non saprei dirne uno in particolare, sono tanti i coreografi che mi sono rimasti impressi. Jiří Kylián, William Forsythe, Mats Ek. Al momento reputo Crystal Pite geniale... mi piace moltissimo anche Johan Inger, che conosco bene e stimo particolarmente.

Amedeo Amodio, un tuo ritratto personale?
Amedeo è stato un direttore, un coreografo ma anche un grande amico, una persona molto umana, un grande artista!

Oggi, dopo la prestigiosa nomina a Direttore di Compagnia per Aterballetto, quali sono le tue linee guida e cosa ti sta particolarmente a cuore nella direzione?
La linea di Aterballetto oggi è di lavorare con numerosi coreografi differenti, dai nomi famosi a quelli giovani. Con Johan Inger abbiamo una collaborazione più stretta. Il mio obiettivo è fare in modo che gli stili rimangano più integri possibile, pur facendo emergere le personalità e le caratteristiche dei miei danzatori, volutamente tutti molto diversi tra loro. In più, visto che realizziamo altri progetti - tipo site specific - collaborando con artisti disuguali, desidero che i danzatori di Aterballetto abbiano una mentalità aperta e curiosa.

Ti sei mai accostata, in prima persona, al lavoro coreografico?
Non mi sono mai sentita una creativa e mai ho avuto l'esigenza di sperimentarmi nella coreografia, ce ne sono già abbastanza!

A tuo avviso, dopo tanti anni in palcoscenico e sala prove, oltre alle doti fisiche e tecniche, quali sono i presupposti fondamentali per diventare un artista e non solo un bravo esecutore?
I presupposti fondamentali sono sapersi mettere in discussione e non avere preconcetti, non giudicare quello che il coreografo ti propone ma al contrario spingere oltre quelli che - ognuno di noi pensa - possano essere i propri limiti.

Oltre la danza, quale altre passioni coltivi?
Mi piace molto cucinare, mangiare e bere del buon vino! Adoro il mare, insieme al mio compagno abbiamo una barca a vela, il mio sogno è poter fare un viaggio di tre o quattro mesi in navigazione.

Cosa vuol dire poter lavorare con un gruppo stabile di ballerini come i ragazzi dell'Ater?
Significa continuità di lavoro, quindi poter costruire sia su di loro individualmente che sul gruppo tecnicamente e artisticamente.

In Italia esiste una reale cultura della danza contemporanea?
Credo che oggi ci si trovi in un momento particolarmente difficile per la danza contemporanea sia in Italia che all'estero, purtroppo si è visto tutto o quasi, per me non esistono al momento nuovi linguaggi coreografici ma modi nuovi di utilizzarli o di renderli propri... un duro lavoro per i pochi coreografi giovani di talento italiani.

Parliamo della vetrina sui nuovi coreografi emergenti, cosa ne pensi?
Sulle vetrine dei nuovi coreografi emergenti preferisco non esprimermi perché il discorso è molto complesso e dovremmo parlare solo di quello. Ciò su cui mi trovo quotidianamente a riflettere è come ormai sia facile definire qualcuno "coreografo" o "danzatore", come se tutto il lavoro e la preparazione che molti di noi hanno dovuto fare per così essere definiti non avesse più nessun valore.

Quanto ti ha dato l'aver scelto la danza per professione in termini personali?
Mi sento intensamente fortunata nell'aver potuto scegliere la danza come professione. Fare nella vita ciò che ti piace e in cui credi penso sia fondamentale per stare bene e godersi al meglio la vita.

Per concludere Sveva possiamo dire con certezza che l'arte non tradisce mai?
Certamente Michele, assolutamente sì!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Novembre 2019 05:03

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