lunedì, 09 dicembre, 2019
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INTERVISTA a BEATRICE PAOLESCHI - di Michele Olivieri

Beatrice Paoleschi. Foto Romano Paoleschi Beatrice Paoleschi. Foto Romano Paoleschi

"EmoX Balletto" è una compagnia di danza moderna e contemporanea dalla spiccata personalità, è stata fondata da Beatrice Paoleschi, prima danzatrice ed ora anche direttrice artistica e coreografa ed ha iniziato la sua attività nel 2011. La prima produzione di questa Compagnia è il balletto "Maria Stuarda" che, con le coreografie di Beatrice Paoleschi, ottiene riconoscimenti e consensi, in Italia ed all'estero. La Compagnia risulta vincitrice del Beads & Co Dance Award, per ben tre volte viene chiamata alle serate della Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto di Reggio Emilia, partecipa al Festival Bolzano Tanz, prende parte alla serata di Gala del Teatro Carcano di Milano, invitata dal maestro Pino Carbone, vince il Festival of Choreographic Miniatures di Belgrado, viene poi invitata a partecipare alla Biennale Danza di Venezia del 2012. Nello stesso anno "Maria Stuarda" viene inserita nei cartelloni di importanti Festival come quelli di "Corpi Danzanti" di Jesolo, dell'Estatefiesolana presso il Teatro Romano di Fiesole, del Festival Pucciniano di Torre del Lago, iniziando la collaborazione con il celebre danzatore Francesco Mariottini e le musiche originali di Stefano Burbi. Nel 2013, con suites di Maria Stuarda, Beatrice Paoleschi ottiene eccellenti risultati a Danzainfiera, vincendo il Premio Short Time, che le dona la possibilità di realizzare una sua coreografia con Maggiodanza del Teatro Comunale di Firenze, e vincendo il primo premio al Metro Talent, presieduto dal maestro Roberto Fascilla. La Compagnia viene invitata al Gala del Premio MAB di Milano e in tale occasione, dalla giuria ancora con il maestro Roberto Fascilla e Annamaria Prina, le viene assegnato un Premio Speciale di riconoscimento all'eccellenza del lavoro svolto e un finanziamento per realizzare una nuova produzione nel 2014. Nella primavera del 2014 "EmoX" si aggiudica il primo premio di Pisaintilt, che le consente di essere inserita nel cartellone del Teatro verdi di Pisa, successivamente viene invitata a presentare due coreografie nel Gala di Danzainfiera a Firenze. Nell'estate del 2014 "Achille e Pentesilea" riscuote calorosi successi all'Estate Fiesolana al Teatro Romano e a Martano. "EmoX" ottiene consensi anche dal pubblico fiorentino al Teatro Cantiere Florida, uno spazio destinato alla danza d'autore. Il 2015 inizia con il successo di "Eros e Thanatos" al Teatro Manzoni di Milano, alla presenza dei grandi nomi della danza. Replica di "Maria Stuarda" in due serate con tutto esaurito al Teatro Verdi di Pisa, ed in seguito viene invitata alla serata di Gala di Percorsi Coreografici alla Città del Teatro di Cascina (PI) dove le viene assegnato il Premio della Critica. Nell'agosto 2015 Beatrice Paoleschi viene invitata con la sua Compagnia al "Gran Gala Stelle in Danza" a Loano Danza Festival e le viene assegnato il Premio di Coreografa dell'Anno. Nel 2016 una nuova produzione, "Giacomo Puccini, oltre la Passione" debutta al Festival Pucciniano riscuotendo un consistente "sold out" e la "standing ovation" da parte del pubblico. Il 17 dicembre una replica di "Maria Stuarda", al Teatro del Giglio, ancora una volta incanta il pubblico lucchese. Dal 2016 la Compagnia partecipa come ospite fisso alla cerimonia di assegnazione del Premio Carducci di Pietrasanta, presieduto da Ilaria Cipriani. Nel 2017 replica di "Giacomo Puccini" al Teatro Odeon di Ponsacco con l'attore Andrea Buscemi. In estate "EmoX" viene invitata a "Serata di Danza", selezionata tra le migliori compagnie toscane, presso il Teatro di Fonte Mazzola per il Festival 11 Lune a Peccioli (PI). Successivamente una nuova produzione "Danse d'Amour – Omaggio alla Francia" fa il tutto esaurito ancora al Festival Pucciniano di Torre del Lago. Inserita nel cartellone della Città del Teatro di Cascina, in settembre viene replicata "Maria Stuarda – Le Due Regine". Nel 2018 La Compagnia è invitata al DAP Festival di Pietrasanta con la coreografia originale del "Bolero" di Ravel danzato sul pontile di Tonfano e altre suites nella chiesa di S. Agostino a Pietrasanta ottenendo il "sold out" delle vendite. "Puccini, la Passione tra Poesia e Danza" con Giancarlo Giannini, viene inserito nel cartellone del Festival Versiliana riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. In agosto un nuovo invito per "EmoX Balletto" al Gala dell'International Award del Fini Dance Festival di New York. Nel 2019, la Compagnia, vincitrice del Metro Talent a Danzainfiera, partecipa al Festival "Lasciateci Sognare" di Padova e successivamente viene invitata alla trasmissione televisiva "Italia's Got Talent". Ancora nel cartellone del Festival Versiliana, "EmoX Balletto" manda in scena una nuova edizione di "Achille e Pentesilea" con la partecipazione di Michele e Brenno Placido. Ci sarà poi un nuovo invito a partecipare al Concerto di celebrazione dei 50 anni di carriera di Katia Ricciarelli che andrà in televisione a dicembre su Rete 4. Nel frattempo la Compagnia partecipa a svariati inviti a special events sia a Firenze che a Milano.

Carissima Beatrice, com'è entrata la danza nella tua vita?
Non me ne sono neanche accorta, ho sempre danzato fin da piccolissima, mi muovevo sia con la musica classica che ascoltava mio padre, sia con quella trasmessa dai varietà televisivi. E questo in casa, sulla spiaggia, per la strada, dovunque, fino a che mia madre mi ha portato ad una scuola di danza. Avevo sette anni.

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate durante il cammino formativo?
Non mi ricordo di particolari difficoltà riscontrate nel percorso di formazione. Ho avuto la fortuna di entrare nella prestigiosa scuola fiorentina diretta da Cristina Bozzolini e Lilia Bertelli e di poter studiare con insegnanti di altissimo livello e di avere dei genitori che mi hanno sempre sostenuto.

Cosa ricordi del tuo primo giorno in sala danza?
L'osservazione che mi fece Lilia Bertelli: non sapevo neppure tenere bene le mani sulla sbarra ed ero intimorita di trovarmi in una bellissima sala di un palazzo storico di Piazza della Signoria a Firenze.

Chi ha inciso maggiormente nel tuo percorso artistico?
Lilia Bertelli per la sua visione della danza: "Fai danzare la tua anima".

Com'è stato lavorare ed apprendere dalla grande Cristina Bozzolini?
Cristina mi ha insegnato moltissimo, dalla perfezione tecnica ineccepibile, senza compromessi, al metodo di lavoro sui danzatori che mi è servito molto nella mia carriera di coreografa. Ogni individualità deve essere studiata e analizzata per far venire alla luce il talento e l'arte che, in diversa misura, si trova dentro di noi e che neppure noi sappiamo di possedere. Così il danzatore sarà esaltato dalla propria performance che lo proietterà in uno stato di grazia tale da coinvolgere perfino gli spettatori. E poi la bellezza, la danza non può mai farne a meno. I corpi dei danzatori, la loro teatralità, i loro gesti, i loro movimenti devono sempre rispondere ai canoni universali della bellezza. La qualità assoluta avvertibile nella pulizia dei movimenti, nella ricerca dei costumi, nella scelta delle scenografie, delle luci e delle musiche.

Mentre da Carla Fracci?
Quello che ho ammirato e cercato di apprendere è stata la sua grandezza nel "raccontare la danza", la sua grande passione nell'interpretare e immedesimarsi nei vari personaggi, cambiando di volta in volta la propria identità, estasiando e ammaliando il pubblico. Lei non era più Carla ma era Giselle, Giulietta, Ofelia, Aurora, Medea... l'Arte con la A maiuscola a 360 gradi.

E da Micha Van Hoeke?
Con Micha sono entrata in contatto con un teatro multidisciplinare dove danza, musica, canto e recitazione interagiscono dando vita ad una creazione totale. Questa esperienza ("Prospettiva Nevskij"), per me nuova, come danzatrice classica, mi ha entusiasmato e divertito, avviandomi al percorso di ballerina di danza contemporanea che sentivo maggiormente nelle mie corde e nella libertà d'espressione.

Un tuo ricordo personale, artistico ed umano del compianto Maestro Roberto Fascilla?
Roberto Fascilla, un grande uomo, oltre che un grande competente della danza, una persona sensibile e umana, con la missione di aiutare i giovani a trovare il loro futuro all'interno di un mondo tanto difficile quanto magico. Questo è quello che ha fatto con me consegnandomi il prestigioso premio Mab – ad una sconosciuta coreografa – credendo nel mio lavoro, nelle mie capacità coreografiche e artistiche. Non scorderò mai quello che mi disse con la sua voce forte e profonda: "Lei ha capito cosa ha vinto?" Fu una serata straordinaria che non dimenticherò mai. Porterò il Maestro sempre con me. È stato un grande privilegio conoscerlo.

Qual è il tuo ricordo più bello legato alla carriera da esecutrice?
Ho vari ricordi bellissimi della mia carriera di ballerina. Da giovanissima il passo a due dell'Uccello Azzurro con Eugenio Scigliano al Teatro Comunale di Firenze negli spettacoli per le scuole. Solista nella coreografia "Schindler's List" di Raffaele Marinari, presentata nella trasmissione RAI 1 di Vittoria Ottolenghi "Maratona d'Estate" e solista nel balletto di Fabrizio Monteverdi "Grigio Perla", esperienza unica ed emozionante in quanto danzavo imbracata e appesa per aria.

Che cosa ti piace e che cosa non tolleri nel mondo della danza?
Mi piace, a parte il benessere psicofisico, la grande capacità di favorire la socializzazione, la formazione di un gruppo, la grande energia che si sviluppa, la condivisione di vari tipi di emozioni che aiuta a creare legami anche molto forti. Non mi piace l'individualismo e la rivalità dei direttori delle Compagnie di danza che molto spesso porta ad una non sana competizione. Sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione tra le compagnie, considerando le difficoltà riscontrate in questo momento in Italia da chi vuole promuovere la danza.

Che cosa ti emoziona maggiormente nell'aver scelto la danza come professione?
La più grande soddisfazione che si può avere nella vita è quella di fare un lavoro che è anche la tua passione e per questo mi ritengo molto fortunata. La Danza non è solo una professione, ma anche una scelta di vita che ti mette continuamente in gioco in un mondo dove non esiste la monotonia e la routine ma un continuo stimolo della tua creatività.

Che cos'è la danza per te?
Danzare è vivere! Vivere è danzare! La danza è la mia vita... è qualcosa che mi appartiene da sempre, e ci sarà sempre! La danza è un linguaggio nascosto del cuore. Essendo una persona timida è stato il mio modo di comunicare gli stati d'animo, le sensazioni. Con la danza sono riuscita ad essere veramente me stessa, ad esprimere ciò che sono e che a parole non riesco a dire. Le persone riescono a comprendermi meglio: un tempo vedendomi danzare, adesso guardando una mia coreografia. Quando i miei genitori mi videro per la prima volta sul palcoscenico da bambina, quasi non mi riconoscevano. Stavano guardando una parte di me mai vista prima, una Beatrice diversa, nata per vivere sulla scena. E poi la danza è stata ed è per me un'àncora di salvezza nei momenti più difficili e più bui della mia vita.

Ad un certo punto della tua carriera hai deciso di seguire un percorso autonomo coreografico. Da dove nasce quest'esigenza?
L'inizio di questo nuovo percorso è nato per una particolare circostanza. Con la scomparsa dell'adorata Lilia Bertelli mi sono trovata a dover fare coreografie per gli allievi della scuola. Allo spettacolo di fine anno una ballerina dell'American Ballet riconobbe in me il talento naturale di coreografa incoraggiandomi a continuare su questa strada. Infatti da allora la sete di creare è cresciuta sempre più in me fino a travolgermi e sono emersa in questo ruolo che in realtà non sospettavo potesse essermi così congeniale.

Tra tutti i giovani coreografi della scena nazionale ed internazionale chi reputi maggiormente interessante?
Tra i coreografi attuali adoro alla follia Jiří Kylián e il suo "Nederlands Dans Theater", geniale, ironico, poetico, raffinato. Marco Goecke per i suoi movimenti veloci e frenetici che si propagano in tutte le articolazioni del corpo. Il lavoro di Ohad Naharin (metodo Gaga), con la sua "Batsheva Dance Company", che ho avuto la fortuna di ammirare dal vivo. E ancora Angelin Preljocaj, Wayne McGregor. Il nostro Mauro Bigonzetti per il suo modo di plasmare il corpo dei danzatori, esaltandone i nervi, i muscoli, la presenza fisica, in pose scultoree.

Dove ricerchi la fonte d'ispirazione per le tue creazioni?
Fortunatamente sono cresciuta in una famiglia in cui c'è sempre stato un forte interesse per la cultura e per l'arte. Fin da piccola mi hanno portato a mostre, musei, concerti, cinema d'essai, spettacoli di balletto e non solo. Questo sottofondo culturale ha motivato e continua a motivare molte mie scelte coreografiche. Alcune produzioni si sono ispirate a drammi teatrali, altre al mondo del melodramma, altre ad opere pittoriche, altre ancora a ricerche su composizioni musicali.

Tra i tanti coreografi ed artisti del passato, c'è qualcuno in particolare che ha influito in maniera determinante sul tuo stile e perché?
Certamente tra i grandi direi Pina Bausch, Maurice Béjart, Carolyn Carson. Martha Graham è quella che più mi ha avvicinato alla danza contemporanea, avendone studiato la tecnica con i suoi danzatori, e che ha maggiormente influito prima sulla mia formazione di danzatrice e dopo sul mio stile di coreografa.

Nelle tue creazioni la musica ha un ruolo fondamentale o predomina di più l'aspetto estetico?
La musica ha un ruolo assolutamente fondamentale nella mia creazione coreografica, musica e movimento devono fondersi in un'unica sintonia in modo che il corpo diventi strumento di espressione.

Cosa significa accostarsi al mito e trasformarlo in un linguaggio del corpo? Come è avvenuto nello spettacolo che avevo a suo tempo visto e recensito "Eros e Thanatos"?
Avvicinarsi al mito per trasformarlo in linguaggio corporeo, significa instaurare un legame di scambio potente e sinergico tra danza e letteratura. La parola acquista plasticità e forma visiva nel moto dei corpi, mentre il fisico dei danzatori si veste di una luce epica che ne sottolinea il ritmo e l'espressività permettendo all'intensità dei gesti usati nelle mie coreografie di accrescersi ulteriormente, fino a diventare una sorta di racconto in movimento. Un racconto che spesso affonda le proprie radici nel patrimonio mitologico della tradizione, come è accaduto per "Eros e Thanatos", dove l'eterno dualismo di amore e morte si è incarnato nella dicotomia, nei contrasti e nella mortale attrazione tra Achille e Pentesilea, personaggi epici e contemporanei allo stesso tempo nella loro fatale complessità psicologica.

Mentre la genesi di "Maria Stuarda" in danza da quale spunto prende avvio?
Ho trovato irresistibile cercare di scavare nell'interiorità di due personaggi titanici come le due sovrane. Questa lotta ardua, testa a testa, fa emergere i tratti più reconditi e insospettabili per delle personalità così potenti. L'ossessività di Elisabetta, le sue angosce, la sua debolezza che mal si addice ad una trionfatrice, come invece la storia ce la restituisce. Come del resto Maria Stuarda, che al di là della sua decapitazione, consegue comunque una sua vittoria. Affascinante il confronto, fino all'estremo della tragedia, tra due donne, l'una prigioniera dell'altra, anche se in realtà non si comprende in maniera chiara e netta chi sia la vera prigioniera. Alla prigionia concreta in cui è rinchiusa Maria – accusata falsamente di tradimento – si contrappone la prigionia psicologica e tutta interiore di Elisabetta.

Quando ti occupi delle audizioni per la ricerca di nuovi talenti da inserire in Compagnia, cosa ti colpisce in un candidato/a?
Non nego di guardare il fisico del danzatore e le sue doti, la danza è anche "estetica". Il candidato deve essere "bello" con la sua muscolatura ben definita e scultorea e con un volto interessante e intenso. Fondamentali gli occhi vivi, espressivi che catturino il pubblico. Certo questo non basta, assolutamente deve emergere la sua personalità, il suo carattere, la sua anima e quello che riesce a raccontare. Importantissima è anche la sua musicalità, non cerco solo un esecutore ma un artista.

Mi racconti la tua personale visione di cultura, ricerca, sperimentazione e bellezza?
Personalmente considero la Cultura una base imprescindibile per il mio lavoro, il nutrimento necessario alla creatività. La conoscenza stimola, crea spunti e favorisce lo sviluppo delle idee. Quando poi si trova qualcosa d'interessante, bisogna approfondire l'intuizione con una ricerca attenta e scrupolosa. A quel punto parte la sperimentazione di modalità espressive, la follia operativa delle prove nel segno di un'originalità capace di esprimere in modo forte e personale ciò che si vuole trasmettere. Solo quando l'idea, il movimento e l'effetto sullo spettatore sono equilibrati si raggiunge quello che io considero la Bellezza, che altro non è se non l'armonia del tutto sulla scena.

Quanta importanza dai, nel tuo lavoro, alla singola improvvisazione?
Più che spazio all'improvvisazione, cerco di lasciare liberi i miei danzatori di esprimersi con la loro personalità, secondo la loro arte. Sono aperta ai suggerimenti riguardo al cambiamento di un movimento, di un gesto, di un passaggio, di una dinamica, attenta alle loro esigenze. A volte capita di creare insieme ad un danzatore quando abbia una forte personalità, inventiva, temperamento.

Qual è il momento che più ti affascina nella creazione?
Per me il momento magico e più intenso è quello di vedere prendere forma i miei sogni, i miei pensieri, le mie idee, le mie emozioni nella performance dei danzatori, e vederli rispondere in modo totale a quello che viene loro chiesto.

Passo dopo passo è nata la tua compagnia "EmoX Balletto". Qual è il biglietto da visita di questa realtà e cosa rende speciale i tuoi danzatori?
"EmoX Balletto" è una giovane compagnia, nata nel 2011, che si è conquistata una collocazione particolare nel panorama della danza contemporanea. Le sue messe in scena non solo hanno i consensi delle più importanti personalità del balletto, ma anche la più calorosa risposta del grande pubblico per le emozioni che sanno suscitare. Nei progetti della Compagnia risaltano la continua ricerca della originalità e della perfezione dei movimenti, dell'espressività, della teatralità dei danzatori, realizzata con i volti e i corpi degli artisti. L'intero lavoro, che EmoX richiede ai corpi dei ballerini, esalta la loro struttura fisica fino al raggiungimento di una bellezza statuaria che viene ben percepita dagli spettatori. È poi sempre presente un racconto, un leitmotiv che si snoda in modo trasparente, che ha l'intento di coinvolgere in tal modo il pubblico dall'inizio alla fine. Tutto questo senza mai rinunciare alla perfezione tecnica dell'esecuzione e alla qualità del gesto. Le creazioni coreografiche fanno risaltare la spiccata personalità e singolarità delle produzioni che devono far pensare, rendere curiosi, stimolare, sorprendere, commuovere e indurre infine a ritornare per continuare a seguire un percorso costantemente stimolante e seducente. Il pubblico dimostra infine di apprezzare in modo particolare i format della Compagnia, che spesso prevedono la presenza in scena di attori od esecutori di musica dal vivo, che, coinvolti coreograficamente, interagiscono con i danzatori.

Quali sono i maggiori problemi riscontrati nelle vesti di Direttore di Compagnia?
La difficoltà principale che incontro è quella di "riportare" in Italia la danza in teatro. Non ci possiamo nascondere che la danza è un genere "difficile" per i programmatori teatrali. Visto che nel nostro Paese ci sono buone compagnie, apprezzate dal pubblico, mi auguro che qualcosa cambi nelle scelte dei direttori artistici dei teatri. Continuerò a crederci e a lavorare perché ciò avvenga.

Se ti capita di andare a teatro ad assistere ad uno spettacolo, cosa scegli?
Certamente prediligo gli spettacoli di danza di qualità, ma sono interessata anche a spettacoli di prosa, concerti di musica classica, adoro J.S. Bach, ma anche gli strabilianti concerti di Madonna, l'opera lirica, musical, tutto quello che può essere fonte d'ispirazione per la mia creatività.

Tra tutti i grandi balletti del repertorio classico accademico a quale sei più affezionata e perché?
"Romeo e Giulietta" di Kenneth MacMillan. Sono sempre rimasta affascinata dalle storie che si ispirano all'eterna lotta tra Eros e Thanatos, che costituisce la forma più profonda dell'ambivalenza, dell'angoscia e del senso di colpa nell'uomo. Una passione divorante, profonda e proibita, un amore che va oltre il tempo, oltre la vita, oltre la morte.

Un libro di danza che ti sta particolarmente a cuore?
Il libro scritto da Bertrand Meyer-Stabley intitolato "Rudolf Nureyev, Biografia di un ribelle".

In conclusione, Beatrice, quali sono i progetti futuri che ti attendono e gli eventuali sogni nel cassetto da avverare?
Dopo aver realizzato quattro produzioni importanti, sto lavorando a quella dell'anno prossimo che dovrebbe debuttare nell'estate 2020. In futuro ho il progetto di realizzare una favola con la sceneggiatura di Ilaria Cipriani, scrittrice e poetessa con cui ho una grande intesa e che conosce in profondità il mio lavoro. Con la sua poesia le parole diventano un tutt'uno con la danza e si crea una profonda sinergia tra chi balla e chi recita. Inoltre, aumentando i canali espressivi coinvolti in scena, si arricchisce lo spettacolo e se ne potenzia l'effetto sullo spettatore. Con l'occasione tengo a ringraziare i miei meravigliosi danzatori: Eleonora Di Vita, Chiara Della Latta, Diletta e Maria Novella Della Martira, Greta Ferretti, Giulia Lampredi, Francesco Mariottini, Vanessa Marsini, Eleonora Napoli, Serena Rampon, Elsa Sabbatini, Serena Santinelli, Nicola Simonetti, Matteo Zamperin, Marco Zanotti. Un ringraziamento particolare ad Annalisa Lombardi per il suo aiuto e il suo sostegno, e grazie a te Michele per le interessanti domande.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 19 Ottobre 2019 09:38

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