mercoledì, 16 ottobre, 2019
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INTERVISTA a VALENTINA VIOLO - di Francesco Bettin

Valentina Violo Valentina Violo

Valentina Violo si diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, e partecipa a laboratori con Peter Brook, e Giovanni Veronesi per il cinema. Lavora in spettacoli con il gruppo mimico Quelli di Grock, e con lo stesso Piccolo Teatro, al cinema con Giulio Base (Il Pretore), in Tommaso di Kim Rossi Stuart, Tutto il denaro del mondo di Ridley Scott, e collabora con Franco Branciaroli con il quale recita in una serie di spettacoli, interpretando Il Teatrante di Bernhard, Servo di scena di Harwood, Enrico IV di Pirandello, Macbeth di Shakespeare (dove è Lady Macbeth), una Salomè di Wilde - Testori e I Miserabili di V. Hugo, nel ruolo di Eponine. La incontriamo a Thiene, nel Veneto, dov'è per presentare la 40.ma edizione della stagione teatrale, anno 2019, dove sarà in scena con Falstaff e il suo servo, ancora con Branciaroli e Massimo de Francovich per la regia di Antonio Calenda, aprendo di fatto la rassegna.

E' sempre valido il sacro fuoco della passione per fare l'attore e l'attrice?
Assolutamente, anche perché senza quel sacro fuoco non lo fai questo mestiere. Non è possibile altrimenti andare avanti pensando solo per esempio, ai soldi, o al successo. Non basta, bisogna avere proprio una grande passione, perchè è un mestiere duro, alla fine. Ci vuole molta costanza, molta forza di volontà, una personalità molto forte, si pensi alle molte porte che ti si chiudono in faccia. Devi avere allora la forza di continuare, quando succede. Ma succede a tutti.

Quali sono gli esponenti del teatro che Valentina Violo ama o ha amato, registi o attori? 
Ho amato e amo molto come regista Eimuntas Nekrosius, oppure come attrice Mariangela Melato, da morire, che ho sempre ammirato molto. E poi Luca Ronconi, ma molti altri, per fortuna ce ne sono tanti di grandi.

Tu provieni dalla scuola del Piccolo teatro, ma hai fatto anche cinema. Che differenze vedi tra le due discipline?
Sono due mestieri che non sono proprio paragonabili. Anche se il processo di preparazione può essere simile, studiare il personaggio, informarsi, vedere il suo modo di fare, la sua storia, ma poi una volta che sei lì, preparato, sono davvero mestieri completamente diversi. Il teatro ti porta a vivere il personaggio tutte le sere dall'inizio alla fine, una cosa che cambia in continuazione, cambia attraverso i mesi in cui lo porti avanti, o col pubblico, mentre il cinema sono pezzettini staccati che fai per un po' di volte ma finisce lì. Non sei soltanto tu a farlo, il personaggio, interviene anche il montatore, il regista, le luci. Alla fine sì, nel prodotto ci sei tu, ma sei tu al cinquanta per cento diciamo, proprio perché il resto è il lavoro che fanno gli altri dietro. A teatro, nonostante si possano avere luci, costumi, e altro magnifici, sei tu veramente, e si gioca tutto su di te.

Le soddisfazioni forse sono uguali o no?
Si, certamente, la soddisfazione la si ha sempre, ma sono due cose completamente diverse, ecco.

Tu sei una giovane attrice, benché già con esperienze importanti. C'è qualcosa del passato, del teatro, che rimpiangi particolarmente di non aver vissuto o frequentato?
Sinceramente si, mi sarebbe piaciuto vivere tutto quel periodo dopo la guerra, dal 1950 in poi. Vedere cosa succedeva esattamente in quell'epoca, il cambiamento, le avanguardie, un periodo storico quando il teatro era molto più presente nella società italiana, più importante, in un modo o nell'altro.

Infatti volevo arrivare anche a questo. Che difficoltà ci sono in questo anni nel fare lo spettacolo, lo stesso teatro?
Il fatto è che è un ambiente molto tenuto in disparte in un certo senso, cioè non è parte integrante nella vita sociale delle persone. Ci sono altri paesi nel mondo, mi viene in mente l'Argentina, in cui il teatro è vissuto anche come una cosa di comunità di stato, è diverso, mentre qua è una cosa un po' a parte. O è di nicchia o diventa televisione, però fatta dal vivo. Allora il teatro fa un po' fatica a trovare quella che sarebbe la sua funzione reale.

Qualche aspettativa particolare dalle istituzioni, da chi governa questo Paese?
Il teatro è in un momento di sofferenza vera, purtroppo, e se ci fosse un occhio più attento delle istituzioni sarebbe meglio. Si dovrebbe dare un pochino più di rilievo, alla qualità teatrale più che al resto, si dovrebbe puntare in maniera mirata proprio di più sulla qualità. E quindi dare anche i soldi per avere questa qualità, in un certo senso. Il teatro, è vero, lo puoi fare sempre, anche per strada, però questo tipo di teatro, istituzionale diciamo, fatto dentro lo spazio giusto, una sala teatrale appunto, abbisogna, se si vuol fare uno spettacolo in un certo modo, di un certo livello, di denaro. Il problema è che si fanno sempre tagli. E poi soprattutto bisogna fare in modo che gli attori possano vivere abbastanza tranquillamente facendo questo lavoro, considerandoli professionisti della cultura come appunto succede in altri Paesi.

L'attrice ha sempre una sua funzione sociale, un suo ruolo nella società che può indicare una via o una riflessione?
Soprattutto se si ha una forte popolarità l'attrice, e anche l'attore, la possono sfruttare per delle cause giuste, soprattutto per le donne, e questa è una cosa buona. Si, si può arrivare bene alla gente in questi casi.

Adesso farai Falstaff e il suo servo, altra interpretazione accanto a Franco Branciaroli, e assieme a Massimo De Francovich. Cosa ci dici del tuo nuovo personaggio?
In realtà faccio un doppio personaggio, che quindi diventa una doppia sfida anche perché sono due personaggi completamente diversi, una specie di madama e la seconda che invece è un'ostessa, una popolana. Vediamo cosa ne verrà fuori, sia dal mio cambiare così radicalmente vesti nel corso di uno spettacolo, sia da come li vorrà improntare il regista Antonio Calenda, con il quale sono molto contenta di lavorare.

Ultima modifica il Giovedì, 19 Settembre 2019 19:22

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