giovedì, 19 settembre, 2019
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INTERVISTA a PINO SCOTTO - di Valerio Manisi

Pino Scotto Pino Scotto

"Occhio per occhio"
Intervista a Pino Scotto

Giuseppe Scotto Di Carlo, meglio noto come Pino Scotto, è una delle personalità della musica italiana più particolari e coerenti di sempre. Ex bandleader dei celebri Vanadium, vanta ormai un'esperienza nel campo del rock'n'roll e del blues italiano che dura, si può ben affermare, da tutta una vita. È impegnato costantemente in centinaia di date, che lo conducono durante tutto l'anno, in tutti gli angoli d'Italia. Non fa distinzioni Pino, è pronto a portare la sua musica, la sua rabbia per questa società che affonda le nuove generazioni (a lui tanto care), e il suo messaggio sociale e politico, in ogni "buco", su ogni palco, in ogni luogo. Così come ha fatto lo scorso 9 agosto in un suo concerto strapieno di ragazzi, sulla costa Salentina, a Pulsano, in provincia di Taranto.
Per l'occasione lo abbiamo intervistato.

"Occhio per occhio" è il titolo del tuo ultimo album. Cosa hai voluto raccontare?
Qualcuno ha detto che questo titolo è un po' cattivo, ma la verità è che i cittadini non ne possono più. A "quella gente", giù a Roma, bisogna rispondergli con "occhio per occhio". Basta pensare che in Italia sono arrivati circa 2.500 immigrati, e più di 25.000 laureati l'hanno lasciata. Quindi, qual è il vero problema? L'immigrazione? Ci vuole una rivoluzione. Con la mia musica ho sempre detto quello che voglio, sono un uomo libero. In questo album ho voluto, oltretutto, recuperare le sonorità hard rock, con un genere anni 70'/80' che ormai "non vende più", quindi nessuno ci investe. È un album di canzoni, tutte in lingua inglese, che la gente può cantare. In quello precedente ho ripercorso la mia lunga carriera; con questo ho voluto invece fare qualcosa di decente e inedito, che sempre meno si sente nel vero rock.

Quest'anno compi settant'anni, e ti ricordiamo tutti sempre in un modo. Una vita intera per il rock in sintesi?
Secondo me, ne ho vissute quattro di vite. Vengo da un paesino in provincia di Napoli, Monte di Procida, da dove sono scappato a diciassette anni per fare musica. Sono andato a Napoli, nemmeno tanto lontano. I primi due tre/mesi, prima che iniziassi a suonare il basso per un cantante nei night, dormivo nelle macchine, grazie a dei parcheggiatori abusivi. Al mattino mi bussavano al finestrino dicendomi: "Scett't, ca'sta 'rivann' o patrone!". D'inverno mi davano una specie di "fustino caldo", che m'abbracciavo per riscaldarmi. Da quel momento in poi ho iniziato la mia avventura totalmente dedicata al rock'n'roll. E lavorando, scaricando camion per più di trent'anni.

Esistono tanti generi musicali, che hanno raccontato la società e denunciato diversi aspetti. Perché hai scelto proprio il rock?
C'è una mia frase che raccoglie tutto, "Esistono solo due generi di musica: la musica, e la musica di m...". Qualsiasi musica fatta con passione per me va bene. Poi logicamente ognuno ha i suoi gusti. Per quanto riguarda la mia formazione, sono cresciuto con Elvis Presley, e i grandi primi bluesman come John Lee Hooker, Muddy Waters, ecc. Grazie a loro ho visto la luce.

Quanto, per i giovani d'oggi, secondo te, è importante "il messaggio" nella musica?
È importantissimo. Negli anni 70' il messaggio musicale ha cambiato il mondo. Gente come Bob Dylan mi ha insegnato che le parole possono essere molto più forti di un colpo di pistola. Se arrivano, se riescono ad arrivare. I testi di quegli anni hanno cambiato la storia. E sono convinto che chiunque potrebbe aprire gli occhi ai giovani con la musica. Motivo per il quale ce l'ho sempre avuta con gente come Vasco, Ligabue, che non si sono mai esposti. Non hanno mai detto ai loro fans "Vi stanno fottendo la vita", non l'hanno mai fatto. Per esempio, con questa storia di Salvini, ci vorrebbe una rivoluzione, almeno culturale. Dovremmo andare tutti in piazza. Invece vedrai che non succederà nulla.

"Don't touch the kids" è un brano che fa parte del tuo album precedente, dalla tematica, dal testo e dalle immagini potenti. Perché non diventa un canto di lotta, di sfondamento? Credi che la gente abbia paura di trattare questi temi?
"I bambini non si toccano", lo dirò fino alla morte, e lo dico da sempre. Pensa che sono riuscito anche ad aprire un ospedale a Coban, in Guatemala, grazie al progetto "Rainbow" fatto con la dottorezza Caterina Vetro. Quel pezzo non ha avuto l'impatto che doveva avere, perché alla gente, in realtà, non importa nulla. Se lo scriveva Vasco o Ligabue un testo del genere, magari la cosa avrebbe fatto più scalpore. Non è successo con me perché forse è il mio modo aggressivo di dire le cose in faccia alla gente che dà fastidio. Non vogliono sentirsi dire quanto sono delle m.... Gli devi girare intorno. Ma forse sbaglio io, perché magari dovrei badare più al risultato. Fare la guerra in casa loro. Ma non ci riesco ...

Cosa dovrebbe succedere affinché la musica in Italia cambi?
Lo Stato dovrebbe investire sulle scuole, sui bambini. Cominciando, non dico dagli asili, ma almeno dalle elementari. Una materia che possa innanzitutto fargli ben comprendere gli errori del passato, gli errori della politica, i disastri del Fascismo. E piano piano potremmo sperare in delle nuove generazioni. Ma se continuano ad ascoltare quelli che sono in giro adesso ... la speranza è poca.

Cosa ne pensa di quello che sta succedendo politicamente oggi in Italia?
Salvini s'è levato la maschera. È arrivato dove voleva arrivare, ora può correre da solo, se li è fottuti tutti in questo paese. Secondo me la molla che ha fatto scattare questa decisione e l'emendamento che avrebbe tolto le autostrade ai Benetton. Questa è stata "la goccia". Adesso saranno c... amari.

Stai pepando il novo album. Qualche anticipazione?
È quasi pronto. Sarà anche questo in inglese, hard rock. Tante band italiane lavorano "sul genere", io non riesco invece a fare un album "sui generis". Scrivo le canzoni come mi vengono: una rock'n'roll, una metal, una blues. Quello che mi viene. Perché, sono convinto, che in un album ci deve essere tutto il mondo che rappresenta l'artista. Quello che mi viene scrivo. Sarà un album molto diverso, con tematiche molto più forti di quello dell'anno scorso.

Una frase di chiusura?
Sì. Per le nuove generazioni. State all'occhio perché vi stanno fottendo la vita. Ve l'hanno già fottuta.

Valerio Manisi

Ultima modifica il Venerdì, 23 Agosto 2019 08:25

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