mercoledì, 17 luglio, 2019
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"Il figlio maschio" di G. Torregrossa
redatto da Mariangela Paladino
Classe IV C SIA, Istituto Tecnico Statale "Garibaldi" Marsala
Referente del progetto: Prof. Maria Rita Bellafiore

La scrittrice Giuseppina Torregrossa nel suo romanzo "Il figlio maschio", edito dalla Rizzoli (2015), abbraccia quasi un secolo della storia siciliana.

La vicenda narrata è frutto dell'amicizia creatasi tra la scrittrice e, l'ormai ottantenne, Adalgisa Cavallotto che, insieme alle sue tre figlie, è protagonista di una " grande" Sicilia.
Tutto ebbe inizio nel 1924, nei pressi di Sommatino in Sicilia, luogo in cui viveva la famiglia Ciuni: la classica famiglia siciliana che "campava" lavorando la terra e che, com'era consueto fare in quell'epoca, indirizzava i figli maschi al lavoro manuale. All'interno della famiglia Ciuni, però, vi era l'eccezione che, come sempre, rende la realtà unica.
Concetta Russo, donna passionale e amante del sapere, fece studiare tutti i propri figli, nonostante il marito fosse contrario alla decisione della moglie. Turiddo Ciuni riteneva che l'istruzione fosse superflua e che bisognasse accudire la terra come se fosse la propria donna. Filippo, unico figlio scapolo nella famiglia Ciuni, parte per Palermo insieme alla sorella Concettina, grazie alla quale riesce a far fortuna aprendo una libreria.
Innamoratissima della cultura e unita al fratello da un legame particolare, Concettina è costretta, però, a tornare al suo paesotto, a condurre una vita che odia e che le toglie il sorriso di giorno in giorno. Gli unici suoi desideri sono legati ai libri e all'amore che prova per la cultura: amore trasmesso soprattutto al figlio, Vito Cavallotto, che, riuscendo ad inaugurare varie librerie in Sicilia, diventa, come usa dire la Torregrossa, il "ciatu" della madre, il suo motivo di orgoglio.
Vito sembra il tanto ricercato figlio maschio del romanzo ma, proprio quando i lettori sono trascinati dal personaggio di Vito, vengono sorpresi da eventi significativi, decisivi che faranno crollare ogni certezza dei lettori.
Un secolo ricco di passioni, amori, delusioni, sacrifici che entrano in sintonia con l'amore smisurato per i libri che, per quasi tutti i personaggi del romanzo, non sono raccolte di fogli scritti, bensì "vite" da vivere, "anime" che vengono risvegliate di pagina in pagina.
Nonostante gli innumerevoli protagonisti presenti nel romanzo, in verità, i personaggi principali sono i libri.
Si corre freneticamente nel romanzo della Torregrossa, vivendo vite e compiendo salti temporali enormi, in cui incontriamo parte della generazione dei librai-editori, formati nell'officina del capostipite, Filippo Ciuni.
Tramite Concetta Russo si ha testimonianza del mutamento sociale e ideologico delle generazioni fino al XXI secolo. Oltre ai mutamenti sociali, affiorano cambiamenti linguistici. Vengono inseriti termini dialettali per rafforzare concetti che, qualora espressi nella lingua italiana, non sarebbero pienamente efficaci.
Il passo in avanti più evidente è quello conseguito dalle donne che riescono a conquistare diritti e ad avere un ruolo sempre più cardine nella società come quello che oggi ricopre Adalgisa, moglie di Vito Cavallotto, nell'editoria siciliana.
Pagine significative che raccontano di una Sicilia, della quale non tutti sanno. La Sicilia vive costantemente nel pregiudizio che sia una terra incolta, etichettata da tutti con la parola "Mafia". A smentire tutti coloro che fanno del sud un sinonimo di arretratezza è la storia che ci viene tramandata dalla famiglia Cavallotto tramite la Torregrossa: una storia, tirata fuori dal dimenticatoio siciliano, che mostra come la Sicilia sia stata ed è culla di cultura.

Ultima modifica il Lunedì, 21 Dicembre 2015 08:58
La Redazione

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